Giornata mondiale della sepsi: “Invest in sepsis, save lives”

Il 13 settembre ricorre il World Sepsis Day, quest’anno dedicato al tema globale “Invest in sepsis – Save lives” e focalizzato sulla necessità di evolvere dalla consapevolezza a investimenti e programmi clinici concreti. Focus anche sulla tempestività dell’intervento, con la somministrazione di antibiotici mirati entro un’ora e protocolli diagnostici rapidi.

Sepsi neonatale

In questa occasione, la Società Italiana di Neonatologia richiama l’attenzione sulla sepsi neonatale, tra le emergenze più gravi per i neonati. Diagnosi precoce, prevenzione delle infezioni e nuove tecnologie possono fare la differenza, soprattutto nei prematuri e nei bambini più fragili.

La sepsi resta una delle principali cause di mortalità nei primi 28 giorni di vita. Secondo l’Oms, il rischio è particolarmente alto nei neonati prematuri e nei Paesi a basso reddito. A livello internazionale la letalità è stimata intorno al 10-20%, con valori più elevati nelle forme più gravi e nei bambini con peso molto basso alla nascita.

Nel neonato l’esordio può essere insidioso: difficoltà ad alimentarsi, ridotta reattività, alterazioni della temperatura corporea, problemi respiratori, colorito pallido o marezzato. Anche poche ore di ritardo nella diagnosi possono modificare significativamente la prognosi.

Diagnosi più veloci e cure personalizzate

Una delle maggiori criticità della sepsi neonatale è che la conferma diagnostica e la terapia mirata dipendono dalle indagini colturali, in particolare dall’emocoltura, che possono richiedere anche 36-72 ore. Per questo la ricerca punta su strumenti capaci di anticipare l’identificazione dell’infezione.

«Negli ultimi anni sono stati sviluppati strumenti diagnostici basati su PCR multiplex, metagenomica, trascrittomica, metabolomica, profilazione genica dell’ospite», spiega il prof. Mario Giuffrè, segretario del Gruppo di Studio di Infettivologia Neonatale della SIN.

«Queste tecnologie potrebbero consentire di identificare l’infezione molte ore prima rispetto ai metodi tradizionali, permettendo di iniziare precocemente la terapia antimicrobica e, al tempo stesso, di personalizzarla utilizzando le molecole più adeguate caso per caso e riducendo l’uso improprio di antibiotici».

La diffusione di microrganismi multiresistenti rende ancora più importante investire in prevenzione, sorveglianza microbiologica e stewardship antimicrobica. L’obiettivo è ridurre l’uso inappropriato degli antibiotici senza ritardare il trattamento dei neonati realmente affetti da sepsi.

Le nuove indicazioni internazionali

Nel 2025 l’Oms ha pubblicato il primo Target Product Profile per lo sviluppo di test rapidi in grado di identificare le infezioni batteriche gravi nei neonati e nei lattanti, anche nei contesti con risorse limitate. Nel 2026 sono state aggiornate le linee guida della Surviving Sepsis Campaign dedicate all’età pediatrica, che ribadiscono l’importanza del riconoscimento precoce, del trattamento tempestivo e della somministrazione di antibiotici entro la prima ora nei casi di shock settico.

Il ruolo delle Terapie Intensive Neonatali

«L’Italia dispone di un’efficiente rete delle Terapie Intensive Neonatali che partecipano a programmi nazionali di sorveglianza delle infezioni neonatali», afferma il prof. Massimo Agosti, presidente della Società Italiana di Neonatologia.

«Le attività di ricerca e le reti collaborative promosse dalla SIN, tra cui INN-SIN (Italian Neonatal Network della SIN), consentono di raccogliere dati epidemiologici nazionali sulle infezioni neonatali, confrontando gli indicatori di qualità tra le TIN, monitorando i pattern microbiologici e le resistenze agli antibiotici, promuovendo protocolli condivisi di prevenzione e trattamento, sviluppando progetti di miglioramento continuo della qualità assistenziale. Grazie a queste reti è stato possibile migliorare negli ultimi anni la qualità dell’assistenza, promuovere l’uso appropriato degli antibiotici e monitorare l’epidemiologia delle infezioni neonatali».

Prevenzione: la prima strategia

La prevenzione rimane lo strumento più efficace contro la sepsi neonatale. Tra gli interventi prioritari figurano assistenza ostetrica qualificata, prevenzione delle infezioni materne, igiene delle mani, allattamento al seno, uso appropriato degli antibiotici e sistemi di sorveglianza nelle TIN.
Nei neonati a termine la sepsi precoce è relativamente rara, grazie anche allo screening materno per Streptococcus agalactiae e alla profilassi antibiotica intrapartum nei casi a rischio. Nei grandi prematuri e nei neonati con peso estremamente basso, invece, la sepsi tardiva resta una complicanza frequente durante il ricovero.

«La sepsi, se pur raramente, può colpire anche un neonato apparentemente sano. Conoscerne i segnali significa salvare vite. La ricerca ci offre oggi strumenti sempre più sofisticati, ma il fattore più importante rimane il riconoscimento precoce e l’accesso tempestivo alle cure», conclude Agosti.

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