iHEART è il progetto del Politecnico di Milano nato per realizzare un modello matematico completo per lo studio del comportamento del cuore umano e delle sue patologie. Giunto al suo terzo anno, il progetto sta iniziando a dare frutti trasportabili nella pratica clinica.

Un primo uso dei modelli iHEART è stato fatto in collaborazione con l’Unità di Aritmologia ed Elettrofisiologia Cardiaca dell’Irccs San Raffaele di Milano, dove si sono usati i modelli per supportare e consolidare lo studio elettrofisiologico del cuore, in particolare per localizzare le zone d’intervento del miocardio sulle quali è necessario intervenire per trattare la fibrillazione atriale.

Ora ci si sta concentrando sullo sviluppo di algoritmi capaci di fare l’analisi in tempo reale, così da velocizzare il processo decisionale dell’intervento.

Ricostruzione geometrica dei due ventricoli, a sinistra, e generazione della mesh, a destra (credit: R. Piersanti, Politecnico di Milano)

Lo stesso progetto ha realizzato un modello che permette di fornire al cardiochirurgo indicazioni precise su come effettuare la miectomia di una porzione del setto interventricolare sul singolo paziente, il tutto con una analisi non invasiva e a bassissimo costo: questo modello è in utilizzo presso l’Ospedale Sacco di Milano, i cui medici lo hanno definito una guida efficace.

Altra applicazione è nella risincronizzazione cardiaca (CRT): in questo caso la collaborazione è oltre confine regionale, con la cardiologia e radiologia dell’Ospedale S. Maria del Carmine di Rovereto (TN).

Simulazione numerica di un circuito di rientro autosostenuto (credit: S. Pagani, Politecnico di Milano)

Lo strumento matematico in questione permette di ridurre il tempo di mappaggio del ventricolo sinistro e di conseguenza il tempo dell’intervento.
Inoltre, guida il cardiochirurgo nel posizionare il catetere-elettrodo.

Questi sono tre esempi di come la collaborazione tra matematica e medicina translazionale possa essere fruttuosa e portare vantaggi al paziente e alla struttura ospedaliera.

Secondo il professor Alfio Quartenoni, responsabile del progetto, «grazie a tutte le nuove collaborazioni cliniche e all’attività integrata dei nostri giovani ricercatori (dottorandi e post doc) con quella dei ricercatori operanti presso strutture ospedaliere, riteniamo di riuscire a tracciare una pista importante in Italia in una disciplina nuova, la Medicina Computazionale».

Stefania Somaré

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