Il nuovo Blocco Operatorio Cardiovascolare di Poliambulanza

124 metri quadrati per 9 sale operatorie: 1 ibrida ad alta tecnologia, 5 sale per le attività di cardiochirurgia, chirurgia vascolare, elettrofisiologia ed emodinamica, 3 per gli interventi a bassa complessità. Questi i numeri del nuovo Blocco Operatorio Cardiovascolare di Fondazione Poliambulanza.
Fiore all’occhiello della struttura è la sala ibrida: dotata di un robot angiografico di ultima generazione, con un sistema di ricostruzione 3D del cuore e dei vasi sanguigni per la navigazione chirurgica.

La tecnologia utilizzata fonda le sue radici in quella aerospaziale, come conferma Walter Gomarasca, direttore sanitario di Fondazione Poliambulanza: «le innovazioni che vengono dalla ricerca aerospaziale permettono di trattare, per esempio, la stenosi aortica sia con tecniche tradizionali sia con approcci mininvasivi. L’approccio operatorio più adeguato è deciso in funzione delle caratteristiche del paziente ed è frutto di una valutazione multidisciplinare in cui convergono le competenze di chirurghi, cardiologi interventisti, anestesisti, radiologi, geriatri e cardiologi clinici».

La multidisciplinarietà è favorita, nel nuovo blocco operatorio, dall’ampiezza degli ambienti che consente un confronto continuo tra gli specialisti del coronary-team, valve-team e aortic-team.

«Con il supporto delle nuove avanzate tecnologie e di medici sempre più specializzati», conclude Triboldi, «ci prepariamo ad affrontare le nuove sfide in vista del nostro obiettivo più importante: la salute del paziente. Ringraziamo perciò Fondazione Alessandra Bono, che con la sua donazione ha contribuito ad allestire il nuovo Blocco Operatorio Cardiovascolare, permettendoci di curare, con modalità sempre più appropriate e al passo con i tempi, le malattie cardiovascolari, prima causa di morte nel nostro Paese».

Stefania Somaré

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