Il posizionamento del digitale e della IA nelle aziende sanitarie

Fornire una stima della spesa per la sanità digitale, evidenziandone i principali trend in atto. Comprendere le priorità d’innovazione digitale da parte delle strutture sanitarie italiane e le barriere all’innovazione.
Rilevare il livello di diffusione e utilizzo dei principali strumenti di sanità digitale.
Approfondire il punto di vista degli stakeholder utilizzatori di questi strumenti, clinici, infermieri, pazienti, cittadine, regioni e strutture, rispetto ai diversi ambiti della sanità digitale, dal Fse alla Cce, ai teleservizi.
Indagare le opportunità, i rischi e le sfide dell’IA in sanità, identificando le nuove competenze che i professionisti sanitari dovranno possedere per utilizzarla al meglio.
Fare tutto ciò in un momento cruciale, in prossimità della scadenza dei fondi del Pnrr. Tempo di bilanci ma anche di progettualità future per affrontare con coerenza ed efficacia le sfide che si prospetteranno.
Sono gli obiettivi della ricerca 2025-2026 dell’Osservatorio Sanità Digitale del Politecnico di Milano “Consolidare il futuro: la sanità tra investimenti da valorizzare e nuove sfide dell’AI”.

La ricerca 2025-2026

Questi obiettivi sono stati il motore dell’indagine, di cui quattro in continuità con il passato – spesa in termini di tipologia di investimenti, priorità e barriere dell’innovazione digitale, livello e diffusione degli strumenti digitali nelle varie aziende sanitarie e realtà considerate, punto di vista degli stakeholder – a cui si è aggiunta l’innovazione, come è nel core dell’Osservatorio Digitale: una valutazione dell’attuale stato dell’arte e impiego dell’IA.

In apparenza l’IA è di dominio comune, in realtà attesta ancora aspetti di complessità, da risolvere poiché la transizione tecnologica darà sempre più impulso all’IA.
Alta, articolata ed eterogenea la partecipazione alla survey: società scientifiche, 1464 infermieri, 886 medici specialisti, 142 medici di Medicina Generale, 929 farmacisti, 14 Regioni, 68 strutture sanitarie, 437 pazienti, 1000 cittadini.

Hanno affiancato la survey interviste e casi studio, la revisione di norme e regolamenti, analisi della letteratura accademica e grigia. Le survey restano il principale strumento delle ricerche del Politecnico di Milano.
Quest’anno hanno permesso di raggiungere 4.500 intervistati, grazie anche alla collaborazione di Fnopi, da anni partner dell’iniziativa, e società scientifiche che hanno favorito il coinvolgimento dei medici specialisti (a fronte di una minore partecipazione dei Mmg, nonostante siano l’ossatura del Ssn), Federfarma, le Regioni, Fiaso, le associazioni di pazienti, voce importante dell’ecosistema e per alcune della patologie d’interesse dell’Osservatorio, Doxa per l’indagine di popolazione.

Inoltre, si sono sviluppati tre workshop sul rapporto sanità pubblica-privata, con attenzione al digitale, al Fse, agli investimenti, alla capacità d’integrazione, alla telemedicina. Vi si osserva un’apertura anche sul territorio quale futuro del digitale, in un sistema più ampio e su casi applicati di IA che ancora mostrano poche evidenze scientifiche. Innovazione di quest’anno sono i laboratori focalizzati sulla IA, sulle sue potenzialità, sulla trasformazione che può portare ai servizi, sull’importanza del controllo umano.

La spesa sanitaria

Ingenti gli investimenti nel digitale, specchio e primo indicatore importante e concreto di ciò che si sta facendo a livello nazionale. In testa negli indici di spesa c’è la IA, in funzione dell’alto costo dello strumento e della maggiore attenzione da parte del management, adducibile a vari fattori.

Il numero crescente di attacchi alle strutture sanitarie, gli effetti della NIS2 (Network and Information Security Directive 2) che ha incluso strutture come ospedali, laboratori, istituti di ricerca, con nuovi obblighi, per esempio, sulla valutazione del rischio e aspetti tecnico-organizzativi rispetto alle segnalazioni, alla formazione e sensibilizzazione non soltanto del personale, ma anche del management.
Gli ambiti prioritari d’investimento sono cybersecurity (90%), servizi al cittadino (81%), Cce (76%), integrazione con sistemi nazionali o regionali, per esempio il Fse, servizi di telemedicina (74%), raccolta dati con il repository clinico – data repository (72%) e IA (71%).

La maggiore crescita di spesa si rileva nei servizi al cittadino (+16%). Il che è indice di percezione di cosa sia necessario mettere a terra nei prossimi mesi e del convincimento che la digitalizzazione debba arrivare al cittadino.

Il Pnrr è stato, dunque, strumento di coerenza e orchestrazione della spesa delle singole aziende sanitarie per 1,82 miliardi di euro, con una crescita di qualche punto percentuale rispetto al 2025 e un trend positivo anche nelle Regioni, pari a 759 milioni (+30%), dovuto a investimenti in tecnologie (telemedicina, piattaforme interregionali, Fse 2.0).

Rispetto ai Mmg si confermano le spese dell’anno (62 milioni), da Agenas, arriva un ulteriore segnale positivo dalla spesa, quasi raddoppiata, per complessivi 43 milioni, attribuibili a investimenti su progetti come la piattaforma nazionale di telemedicina, la trasparenza, la riforma dell’IA per l’assistenza, il Ministero della Salute assesta la spesa sui dati del 2025.
In relazione alle varie voci, i conti portano a una spesa complessiva di 2,7 miliardi, +9% rispetto al 2025. Una crescita importante, ma inferiore a quella registrata nei due anni precedenti del Pnrr.

Le barriere all’innovazione, secondo le aziende sanitarie

Ostacoli e criticità frenano l’innovazione: risorse economiche limitate (50%), competenze insufficienti nell’uso di strumenti digitali (32%), scarsi strumenti e indicatori condivisi per valutare l’impatto dell’innovazione (28%), l’assenza di meccanismi organizzativi per garantirne un’adozione uniforme (26%), il timore che i progetti avviati non siano completati o siano ridimensionati (26%), la cultura digitale limitata nell’organizzazione (25%), la difficile integrazione tra sistemi informatici nuovi ed sistemi esistenti (24%).

In generale, comunque, il Pnrr lascia in eredità un sistema sanitario molto più maturo dal punto di vista digitale e un importante asset da sviluppare. Ciò richiede la messa a terra di valore, attraverso il ridisegno dei processi, lo sviluppo delle competenze, la capacità del Ssn di usare questi strumenti e il consolidamento e potenziamento delle strutture sanitarie.
Queste sono le principali sfide sulle quali è necessario concentrarsi per il futuro. Un rinnovamento integrato del Ssn sarà possibile solo con lo sviluppo di nuove competenze, rigore e maggiore coesione da parte di tutti gli attori del sistema.

Interventi del Pnrr per la digitalizzazione degli ospedali

Gli interventi sono stati nell’ambito della Missione 6 Salute – Componente 2 su Innovazione, Ricerca e Digitalizzazione del Ssn.
Nell’Investimento 1.1: ammodernamento del parco tecnologico e digitale ospedaliero sono stati stanziati 4,5 miliardi di euro e per la digitalizzazione di Dea I e II livello: 1,45 miliardi di euro.
Per misurare l’efficacia degli interventi si è usato il modello Emram (Electronic Medical Record Adoption Model, il modello per la maturità digitale negli ospedali) della HIMSS – Healthcare Information and Management Systems Society, con richiesta di autodichiarazione Assessment 2025, su un campione di 40 aziende con Dea di I e II livello, dove su una scala da 0 a 7 il 35% delle aziende dichiara un livello di maturità 2, a fronte del 3% che raggiunge il livello 7, attestando che c’è ancora molto da fare.

In relazione a specifici strumenti digitali, sempre nella Missione 6 Salute – Componente 2 su Innovazione, Ricerca e Digitalizzazione del Ssn, in merito all’Investimento 1.3 Fse, si sono spesi 1,3 miliardi di euro nella fase 3 dal 31/3/26, con estensione a tutte le strutture private con obbligo di trasmissione entro 5 giorni, e formato CDA2 obbligatorio.
Emergono alcuni nodi critici sul Fse espressi dalle Regioni, in particolare riguardo all’integrazione di soggetti privati, il Patient Summary e il coinvolgimento della Medicina Generale, l’uso da parte dei professionisti e il consenso dei cittadini alla consultazione del Fse.

Presenza nelle aziende sanitarie e funzionalità più diffuse

Dall’indagine condotta su un campione di 67 aziende si rileva che la cartella clinica elettronica nel 57% dei casi è presente nel 100% dei reparti, nel 15% in molti reparti (+50%, ma non tutti), nel 10% in alcuni reparti (-50%), nel 13% no, ma è prevista l’introduzione entro fine 2026. Infine, nel 4% no e senza prospettiva d’implementazione entro fine anno.
Si rileva altresì che su 44 aziende considerate, 1 su 2 utilizza una soluzione offerta a livello regionale o sovraziendale, con gli esempi più rilevanti di Cce regionali attuali in Lombardia e Toscana. Le funzionalità presenti nelle Cce riguardano in gran parte consultazione di referti (96%), refertazione (93%), anamnesi/inquadramento clinico (91%), gestione del diario medico-assistenziale (87%). Mentre i sistemi a supporto delle decisioni cliniche (CDSS) risultano presenti solo nel 24% delle Cce.

Indagando, poi, l’uso della Cce dai professionisti, si rileva che i medici specialisti ospedalieri pubblici vi ricorrono per il 63% sul 77% indagato (665 medici), in linea con i dati del 2025, a fronte di un campione di 936 infermieri ospedalieri pubblici, che nel fa uso per il 47% su un totale del 50%, con un guadagno del +6% rispetto al 2025.
Per i professionisti sanitari la Cce favorisce la disponibilità di dati strutturati e aggregati a fini epidemiologici e di ricerca (medici 58% vs infermieri 48%), migliora la tracciabilità delle azioni eseguite (medici 67% vs infermieri 57%), facilita la generazione della documentazione clinica (medici 64% vs infermieri 57%).

Verso un ecosistema orchestrato

Il sistema prevede una sempre maggiore e migliore integrazione fra tecnologie, strutture e stakeholder sul territorio, specificatamente in merito alla diffusione dei servizi di telemedicina. La televisita è risultata presente nel 62% delle strutture considerate e prevista per il 2026, nel 29% dei casi. Il teleconsulto interstruttura è presente nel 51% e prevista nel 29% per il 2026. La teleassitenza è presente nel 28% e prevista nel 37% dei casi per il 2026. Il telemonitoraggio è presente nel 28% e previsto nel 43% nel 2026. Il teleconsulto ospedale–Mmg è presente nel 20% e previsto per il 2026 nel 43%.

L’ecosistema orchestrato richiede la partecipazione attiva di tutti i principali stakeholder che agiscono e si integrano in modo sinergico sul territorio. Tra le iniziative intraprese, di particolare rilievo è la sperimentazione nazionale “Grandi anziani”, che comprende l’avvio di progetti per la presa in carico domiciliare di over 80 fragili o cronici, cui è stato alloccato un finanziamento Pnrr di 150 milioni di euro, con 146 candidature ricevute.
Si segnala anche l’interazione di privati e convenzionati, un’integrazione di servizi erogati da privati (anche accreditati), in una logica di interoperabilità con l’Infrastruttura Regionale di Telemedicina, secondo modalità operative de definire con specifici atti programmatori e procedurali.

Non ultime, sono essenziali le farmacie del territorio, che possono dare continuità alla capillarizzazione dei servizi di telemedicina, erogando telerefertazione in alcuni specifici ambiti. Come la telecardiologia, offerta dall’84% delle farmacie indagate vs l’8% dove non è erogata ma di cui si ha interesse. O la teledermatologia, disponibile nel 19% dei presidi vs il 47% in cui non è presente ma di attenzione.

Le farmacie possono, inoltre, supportare il paziente nel telemonitoraggio, offerto dal 28% vs 44% in cui non è attivo ma di attenzione, o nella televisita, presente nel 5% delle farmacie, con interesse allo sviluppo nel 45% delle altre.
Attraverso un protocollo d’intesa Agenas-Federfarma del 2025, si definiranno le modalità di coinvolgimento delle farmacie, in particolare nelle rurali, dove questi servizi possono essere di particolare utilità per il cittadino-paziente, nell’ambito delle IRT.

Le sfide post Pnrr

Sono molteplici. Anzitutto sarà necessario definire le risorse da mettere in campo, un problema non di oggi ma sempre esistente, tuttavia il Pnrr consegna un sistema con potenzialità di sviluppo enormi. Occorrerà delineare un metodo di lavoro, oltre a profilare le strutture, che funzioni, con obiettivi chiari e condivisi dai territori, facendo fruttare al meglio il sistema.

Soprattutto si dovrà puntare alla digitalizzazione, per ottenere dati di qualità che siano interoperabili, da mettere a sistema per produrre nuovi processi. Serviranno investimenti reali che incidano sugli stessi processi e si dovrà generare consapevolezza, primo volano di responsabilità verso il sistema.
Agenas sostiene la necessità di ulteriori sviluppi di piattaforme, per esempio, e di funzionalità di telemedicina sui territori, comprese le carceri e il rinnovo di piani terapeutici, e la definizione di tariffe di telemedicina.
La sanità digitale, come si vede, ha un ruolo prioritario per l’implementazione e il consolidamento del Ssn ed è necessario un cambiamento anche organizzativo.

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