Più studi in letteratura hanno evidenziato che il dolore nel bambino è spesso sottostimato e che viene data poca importanza al “dolore auto-riportato” dai piccoli pazienti.
Un team di ricerca dello Skåne University Hospital di Malmö, in Svezia, ha condotto uno studio basato su interviste a dodici infermiere afferenti a tre ospedali per capire come intervenire per migliorare la gestione del dolore pediatrico (Skog N, Mesic Mårtensson M, Dykes AK, Vejzovic V. Pain assessment from Swedish nurses’ perspective. J Spec Pediatr Nurs. 2020 Nov 2:e12317. doi: 10.1111/jspn.12317. Epub ahead of print. PMID: 33140579).

L’analisi dei contenuti qualitativi ottenuti dalle interviste hanno evidenziato la necessita di aumentare le competenze del personale infermieristico, in particolare di portare le infermiere a usare con maggior sicurezza le scale del dolore e introducendo una routine che renda il lavoro più semplice.
I ricercatori hanno infatti osservato che le infermiere coinvolte nel percorso chirurgico, già abituate alla gestione routinaria del dolore, trovano questa parte del proprio lavoro utile e soddisfacente.

La routine è proprio il secondo aspetto emerso dallo studio: in particolare, le infermiere coinvolte si sono lamentate del numero eccessivo degli strumenti di valutazione disponibili.
È pertanto importante che il personale infermieristico impari a sentirsi a proprio agio con le scale di valutazione, ma anche che queste siano sempre le stesse e magari che siano poste nelle stanze dei pazienti, così da poter essere osservate nel compimento delle proprie mansioni.

L’ultimo aspetto evidenziato è la necessità, per portare a compimento una buona valutazione del dolore, di conoscere l’anamnesi del bambino, le ragioni del suo ricovero, la patologia, ma anche il contesto famigliare e così via per poter valutare il dolore in un quadro più completo. Questo è un aspetto ritenuto molto importante dalle infermiere interpellate.

I bambini spesso non sanno parlare del proprio dolore, o possono usarlo come strumento per attirare l’attenzione, ma un buon osservatore può capire molto dai cambi di comportamento del paziente, da come si muove nello spazio quando non osservato e così via.
Serve quindi una visione più di insieme. Da ultimo, occorre che le infermiere sentano proprie le scale di valutazione del dolore e non le considerino un di più, perché ovviamente usate in un contesto a 360° possono comunque aiutare a definire la terapia necessaria.
Lo studio consente di individuare le aree di lavoro per migliorare un aspetto della cura del paziente, un primo passo essenziale per poter ideare strategie formative per raggiungere l’obiettivo prefissato.

Stefania Somaré

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