L’Internet of Things (IoT) permette di massimizzare le capacità di raccolta e di utilizzo dei dati da una moltitudine di sorgenti, tra cui le app, favorendo anche lo sviluppo di machine learning e altre forme di intelligenza artificiale applicate a varie realtà, compresa quella sanitaria.

Uno studio indiano ha valutato l’utilizzo e l’efficacia dell’IoT nell’emergenza sanitaria dettata dal Covid-19 (Ravi Pratap Singh, Moh Javaid, Abid Haleem, Rajiv Suman. Internet of things (IoT) applications to fight against Covid-19 pandemic. Diabetes & Metabolic Syndrome: Clinical Research & Reviews. Pubblicato online il 5 maggio 2020. Doi: https://doi.org/10.1016/j.dsx.2020.04.041).

Alla base di questa analisi vi sono stati tanto articoli pubblicati su Google Scholar, PubMed, SCOPUS e Research Gate quanto riflessioni e scambi di opinioni tratti da diversi blog di settore.

Gli articoli individuati permettono di affermare che questa tecnologia è stata utilizzata per monitorare anche a distanza e in tempo reale i sintomi dei pazienti, come per esempio la pressione sanguigna, il battito cardiaco e i livelli di glucosio.

Per quanto riguarda il Covid-19, l’IoT può supportare nella diagnosi, trattare in modo più efficace i pazienti, riducendo gli errori e, al contempo, alleggerire il carico di lavoro dei medici.
Inoltre, una volta allestito il network informatico, la gestione diventa anche più economica.

Un altro aspetto positivo è che, mettendo in connessione anche app sviluppate ad hoc, si possono inserire nel processo anche i civili, ovvero coloro che ancora non hanno sviluppato i sintomi ma che potrebbero farlo. Certo, occorre lavorare per mettere in sicurezza il sistema e garantire la privacy. Un altro aspetto altrettanto delicato e importante è lo sviluppo di protocolli condivisi.

Stefania Somaré

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