La ginecologia è uno dei settori in cui la chirurgia mininvasiva supportata da robot chirurgici si sta maggiormente diffondendo, tuttavia permangono interrogativi su quando questo approccio sia indispensabile e quando sostituibile con la laparoscopia.

Uno studio statunitense ha messo a confronto la chirurgia robotica e quella laparoscopica per effettuare un’isterectomia, soffermandosi in particolare sulla perdita di sangue, sul rischio di riammissione, sulla necessità di operare nuovamente, sulle complicanze e sul tempo medio dell’intervento (Herrinton LJ, Raine-Bennett T, Liu L, Alexeeff SE, Ramos W, Suh-Burgmann B. Outcomes of robotic hysterectomy for treatment of benign conditions: Influence of patient complexity. Perm J 2020;24:19.035).

I risultati mostrano che nei casi complessi la chirurgia robotica, purché in mano a chirurghi esperti, dà risultati migliori in termini di durata dell’intervento, che risulta più breve, e perdita di sangue, ridotta.
Nessuna riduzione invece del rischio di complicanze.
Lo studio è di tipo retrospettivo ed è stato condotto su 7445 interventi di isterectomia già condotti, dei quali 560 con chirurgia robotica; 1836 pazienti erano complesse.

Stefania Somaré

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