La sanità nel percorso di crescita digitale del Paese

L’innovazione e la crescita digitale sono divenute punti cardine del presente e, soprattutto, del nostro futuro.
Per parlare di crescita digitale va tuttavia osservato che l’Italia risente di una profonda arretratezza che la colloca, per il 2019 e per il terzo anno consecutivo, al 24° posto dei Paesi UE.

A tornare a fare il punto su questi aspetti è stato il convegno “Strategie per la crescita digitale del sistema paese”, promosso da Noovle, il cui principale obiettivo è fare rete promuovendo interazione e collaborazione tra i diversi attori istituzionali ed economici dell’ecosistema dell’innovazione.

Un percorso importante, dal momento che la trasformazione digitale è uno degli elementi fondamentali in grado di trainare la crescita e la competitività di un Paese.

Intelligenza artificiale, internet delle cose, realtà aumentata, machine learning non rappresentano solo i trend tecnologici del momento, ma sono veri e propri fattori abilitanti per una nuova industria, rivalutando le risorse del territorio e rendendo i servizi più smart.

Questa è l’idea alla base dell’edizione romana 2019 di “Crescita digitale”, focalizzatasi su tre specifiche aree (trasporti, turismo e sanità), nelle quali le tecnologie possono fare la differenza creando servizi che sappiano rispondere alle nuove esigenze degli utenti, contribuendo al contempo alla competitività dell’intero ecosistema, creando efficienza, produttività e nuovi posti di lavoro.

«Il digitale è senza dubbio un abilitatore di crescita», ha sostenuto Raffaele Gareri, direttore del Dipartimento Trasformazione Digitale di Roma Capitale, «ma queste strutture abilitanti non produrranno effetti se non si è in grado, a livello locale, di mettere in campo alcune strategie. In Italia, per esempio, non si potrà prescindere dai piccoli comuni, numerosissimi, sede di piccola e media impresa».

Verso una sanità 2.0

All’interno di un progetto di smart city non si può inoltre prescindere dal concetto di salute, anch’esso ambito destinato a diventare smart con servizi integrati e personalizzati basati sul valore. Già in alcuni contesti sono in fase di sperimentazione concetti come l'”ospedale diffuso” che, con l’aiuto di app e sensori a distanza, gestisce il paziente presso il proprio domicilio.

L’innovazione digitale si configura dunque come uno dei fattori chiave per il ripensamento di un modello di assistenza sanitaria che possa contare su efficacia, efficienza e sostenibilità essendo in grado di assicurare livelli essenziali di assistenza in modo uniforme su tutto il territorio.

L’innovazione è dunque essenziale per rispondere alle nuove sfide della sanità, vessata dal progressivo invecchiamento della popolazione e dal conseguente aumento delle cronicità. Occorre dunque spendere meglio evitando gli sprechi, anche se la quota di spesa in innovazione sia ancora estremamente bassa, pari a circa 28 euro su 2.500 euro di spesa sanitaria complessiva pro capite. La spesa per la sanità digitale ha registrato invece trend positivi nel 2018 un confortante +7% raggiungendo un valore di 1,39 miliardi di euro.

Resta il fatto che le soluzioni di intelligenza artificiale in ambito sanitario sono ancora residuali per una duplice ragione: da una parte le limitate risorse economiche disponibili, dall’altra l’alta complessità nell’implementazione di questi progetti.

Chirurgia robotica a distanza: da fantascienza a realtà

Se un tempo concetti come quello di chirurgia robotica sembravano fantascientifici oggi rappresentano una opportunità concreta, ci ha raccontato Francesco Musumeci, direttore UOC di Cardiochirurgia e dei Trapianti di Cuore dell’Azienda ospedaliera San Camillo Forlanini di Roma, testimonial del nuovo spot di TIM sul 5G dal titolo “Il Futuro. Insieme” che mostra come il futuro della cardiochirurgia riposi su soluzioni tecnologiche, possibili attraverso la rete 5G, come la chirurgia robotica eseguita a distanza.

«Il progetto iniziale della chirurgia robotica aveva come obiettivo una connessione senza cavi che consentisse l’intervento a distanza in circostanze particolari come gli ospedali militari.
A oggi si opera ancora mantenendo una connessione via cavo tra console e robot, ma il futuro sarà certamente nell’intervento a distanza che consentirà una qualità chirurgica di altissimo livello anche in centri di piccola entità», ha raccontato Musumeci.

Entro il 2021 saranno infatti 120 le città coperte dal 5G, 200 le destinazioni turistiche, 245 i distretti industriali e 200 i progetti specifici per le grandi imprese con una velocità che raggiungerà nel tempo i 10 Gbps con una copertura del 22% della popolazione.

«Il 5G annullerà l’effetto di latenza (ovvero l’intervallo temporale esistente tra un’azione inviata e la sua ricezione), consentendo a noi medici di operare a distanza mediante un robot con grande precisione chirurgica, andando ad annullare il gap tra centri di serie A e centri di serie B, ed assicurando così qualità dell’intervento e sicurezza del paziente», ha proseguito Musumeci.

«Il ruolo del partner tecnologico è sostenere la diffusione di quello che la tecnologia consente andando a comprendere, con gli specialisti, gli obiettivi primari e gli impieghi migliori», ha sostenuto Tommaso Buonaccorsi Di Patti, responsabile Market Development B2B di TIM.

Il 5G rappresenta certamente un tassello importante, ma anche le altre tecnologie già oggi pienamente in uso come il cloud, l’IoT, offrono soluzioni importanti a livello sanitario.

I dispositivi IoT e la telemedicina

E proprio parlando di dispositivi IoT è Sergio Pillon, Coordinatore della Commissione Paritetica per la governance delle linee di indirizzo della telemedicina, a introdurre un braccialetto prodotto da Huawei che, al costo simbolico di 30 euro, offre un monitoraggio del paziente per 12 giorni.

«Il ruolo della telemedicina oggi consente di evitare peggioramenti, prevenire l’acutizzarsi di determinati fenomeni, potendo monitorare il paziente a distanza attraverso l’utilizzo di dispositivi che interagiscono facilmente anche con lo smartphone», ha sostenuto Pillon.

Ancor più rivoluzionaria l’esperienza portata da Michelangelo Bartolo, UoS di Telemedicina dell’Ospedale San Giovanni Addolorata di Roma e Fondatore del GHT – Global Health Medicine, Onlus che promuove servizi di teleconsulto multispecialistico e direttore della Telemedicina del Sant’Egidio.

Dal 2002 Bartolo si occupa di telemedicina con i paesi in via di sviluppo e ha contribuito al concepimento del programma DREAM per la prevenzione e il trattamento dell’AIDS e di patologie croniche in Africa.
Con questo progetto si è riusciti a ridurre la percentuale di bambini nati sieropositivi così come la mortalità materna.
A oggi Global Health Medicine gestisce 38 centri sanitari nei 3 continenti e in 14 Paesi con all’attivo oltre 10 mila teleconsulti.

I limiti attuali del SSN

«La integrated care, con l’uso delle tecnologie, ha delle potenzialità enormi ma si scontra assai sovente con l’incapacità del sistema sanitario nazionale di farsi carico di questi progetti, in termini sia di capacità e competenze sia di risorse umane ed economiche», ha commentato Massimo Mangia, esperto di salute e trasformazione digitale.

«A oggi la sanità impegna buona parte delle proprie risorse per pazienti over 65 con almeno due cronicità», ha commentato Massimo Casciello, direttore generale della Vigilanza sugli Enti e della Sicurezza delle Cure. «Per un paziente con problemi cardiocircolatori è prevista una media di due ricoveri l’anno.
Un ricovero per insufficienza cardiaca costa mediamente al sistema sanitario 16 mila euro.
Inutile dire che poter gestire lo stesso paziente a casa produrrebbe dei risparmi enormi. Investire in nuove tecnologie va dunque visto come un’opportunità e non come una voce di costo».

Il ruolo imprescindibile della formazione

Resta tuttavia, nonostante le evidenti potenzialità, una certa resistenza degli italiani all’innovazione, in particolare di coloro che non riescono a cogliere il potenziale, in termini di semplificazione della vita, di queste tecnologie.

Proprio a tal fine TIM ha lanciato un progetto ambizioso (anche nel nome: “Operazione Risorgimento Digitale”) che punta a incrementare il processo di digitalizzazione del Paese, favorendo l’adozione delle nuove tecnologie da parte di un sempre più ampio numero di cittadini.
Si tratta dunque di un interessante progetto di educazione digitale per l’Italia che raggiungerà un milione di persone attraverso corsi di formazione diffusi in tutte le 107 Province italiane.

Infatti, al tema della digitalizzazione, anche in sanità, non si può sottrarre quello della formazione e dell’adozione di nuove competenze.
Le competenze devono essere peraltro varie e diversificate per le vecchie e nuove figure professionali.
Con la trasformazione digitale si è prodotta una enorme quantità di dati, informazioni che tuttavia non sempre vengono adeguatamente processate.
Le potenzialità sono enormi, ma occorre mettere innanzitutto in atto una riconversione che passi attraverso una trasformazione e un cambio di paradigma culturale per dare vita a una sanità che consenta di essere vicini anche a distanza.

«Nella crescita digitale c’è bisogno di osare, di sognare e di molta audacia», ha concluso Michelangelo Bartolo.

Elena D’Alessandri

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