Negli ultimi anni un numero crescente di evidenze scientifiche ha messo in luce come l’integrazione precoce delle cure palliative nei pazienti ricoverati in Terapia Intensiva rappresenti un elemento chiave per migliorare la qualità dell’assistenza, riducendo il carico sintomatologico, lo stress emotivo per pazienti e familiari e, in alcuni casi, la durata della degenza in Rianimazione, senza impatto negativo sulla sopravvivenza. Studi internazionali mostrano, infatti, che dolore, dispnea e sete sono tra i sintomi più frequenti e intensi nei pazienti critici, indipendentemente dalla prognosi, e che un approccio palliativo strutturato può contribuire in modo significativo al loro controllo.

Nonostante queste evidenze, le cure palliative restano ancora poco sistematicamente integrate nei percorsi di Terapia Intensiva, con marcate differenze organizzative tra Paesi e tra singoli centri. È in questo contesto che s’inserisce il progetto europeo EPIC – Enhancing Palliative Care in ICU, finanziato dalla Commissione Europea nell’ambito del programma Horizon Europe e coordinato dalla Charité – Universitätsmedizin Berlin.

EPIC nasce con l’obiettivo di sviluppare e valutare un modello armonizzato di cure palliative in Terapia Intensiva, basato su formazione degli intensivisti, strumenti d’identificazione precoce dei pazienti eleggibili, supporto specialistico – anche attraverso la telemedicina – e attenzione agli aspetti clinici, etici, organizzativi ed economici. Un progetto multicentrico e multidisciplinare che coinvolge numerosi Paesi europei, tra cui l’Italia, chiamato a rispondere a una sfida clinica e culturale sempre più attuale. A rappresentare il contesto italiano all’interno di EPIC è l’Università degli Studi di Perugia. Ne abbiamo parlato con Edoardo De Robertis, professore ordinario di Anestesiologia presso l’Università degli Studi di Perugia.

Edoardo De Robertis, professore ordinario di Anestesiologia presso l’Università degli Studi di Perugia

Evidenze scientifiche e razionale clinico

La letteratura scientifica internazionale concorda nel riconoscere che i pazienti ricoverati in Terapia Intensiva presentano un carico sintomatologico elevato, spesso sottovalutato rispetto agli aspetti strettamente tecnologici e salvavita delle cure. Dolore, dispnea e sete figurano tra i sintomi più frequenti, intensi e fonte di sofferenza nei pazienti critici, indipendentemente dalla diagnosi e dalla prognosi, con percentuali che in alcuni studi superano il 70% dei pazienti in grado di riferire la propria esperienza. A questi si associano distress psicologico, ansia e stress emotivo, che coinvolgono non solo il paziente ma anche i familiari.

In questo contesto, le cure palliative non rappresentano un’alternativa alle terapie intensive né un approccio limitato al fine vita o al solo paziente oncologico, ma una componente integrata della cura del paziente critico fin dalle fasi precoci del ricovero. Numerosi studi dimostrano che l’introduzione tempestiva di interventi palliativi – focalizzati sul controllo dei sintomi, sul supporto psicologico, sulla comunicazione e sulla condivisione delle decisioni – è compatibile con i trattamenti intensivi e può migliorarne l’efficacia complessiva.

Un dato particolarmente rilevante riguarda l’impatto organizzativo ed economico: l’integrazione delle cure palliative in Terapia Intensiva è associata a una riduzione della durata della degenza in Rianimazione, senza modificare la mortalità, con benefici sia per la qualità di vita del paziente sia per un utilizzo più appropriato delle risorse ad alta intensità di cura. La possibilità di anticipare percorsi più coerenti con le condizioni cliniche e le aspettative del paziente consente, inoltre, una migliore pianificazione della continuità assistenziale, dentro e fuori l’ospedale. È su queste evidenze cliniche, organizzative ed economiche che si fonda il progetto europeo EPIC.

Il progetto EPIC

Il progetto prende forma all’interno di un’iniziativa europea nata dalla consapevolezza di un vuoto culturale e organizzativo ancora presente nella gestione del paziente critico. «EPIC nasce da un ragionamento fatto a livello europeo da un consorzio coordinato dall’Università Charité di Berlino, che riunisce partner di diversi Paesi europei, tra cui l’Università di Perugia per l’Italia. Un progetto multicentrico e multidisciplinare che coinvolge non solo Terapie Intensive ma anche gruppi impegnati nell’analisi degli aspetti economici, bioetici e organizzativi dell’assistenza».

Uno degli obiettivi centrali di EPIC è ridefinire il significato stesso di cure palliative in Terapia Intensiva. «Quando si parla di cure palliative, il primo pensiero va quasi sempre al paziente oncologico in fase terminale. In realtà non è così. Nel progetto EPIC, infatti, sono stati esclusi i pazienti oncologici proprio per concentrarsi su una popolazione ampia di pazienti critici non oncologici, spesso caratterizzati da percorsi post Rianimazione complessi, nei quali la dimensione puramente medica non è l’unica prioritaria».

In questa prospettiva, le cure palliative sono intese come insieme d’interventi che affiancano le cure intensive tradizionali, includendo il controllo dei sintomi, il supporto psicologico, la gestione dell’ansia e dello stress, il sostegno ai familiari e una comunicazione più strutturata sulle aspettative e sugli obiettivi di cura. «È un modo per offrire qualcosa di più umano al paziente e alla famiglia, ma anche per utilizzare le risorse in modo più appropriato. L’integrazione precoce delle cure palliative consente, infatti, di evitare permanenze prolungate in ambiti ad alto costo quando non più necessarie, favorendo una migliore redistribuzione dei posti letto di Terapia Intensiva impiegandoli per situazioni realmente acute, più coerenti con la funzione della rianimazione per la comunità».

Struttura e fasi operative

Dal punto di vista operativo, EPIC prevede una prima fase osservazionale, avviata all’inizio del progetto, finalizzata a fotografare lo stato dell’arte nei diversi contesti europei. «Abbiamo osservato cosa succede nei vari centri proprio per capire quali modelli esistono e quali, invece, sono assenti. Questa fase ha permesso di evidenziare forti differenze tra Paesi, con sistemi già strutturati in alcune realtà del Nord Europa e situazioni ancora embrionali in altre, come in molte aree italiane».

Alla fase osservazionale è seguita una fase interventistica, attualmente in corso, orientata alla costruzione e all’implementazione di percorsi di cure palliative in Terapia Intensiva. «In alcuni centri questi percorsi erano già parzialmente presenti, in altri (come da noi) non c’era pressoché nulla e stiamo cercando di crearli».

Telemedicina, formazione e multidisciplinarità

Uno degli elementi più innovativi del progetto EPIC è l’integrazione strutturata di formazione, supporto specialistico e telemedicina come strumenti per rendere le cure palliative realmente accessibili all’interno delle Terapie Intensive. Il progetto parte dal presupposto che non tutti i centri dispongano di competenze palliative dedicate e che, anche laddove presenti, tali competenze non siano sempre immediatamente disponibili. Per questo EPIC prevede anzitutto un programma di formazione mirata degli intensivisti, volto a fornire le competenze di base necessarie per avviare precocemente interventi palliativi direttamente in Terapia Intensiva.

Accanto alla formazione, il progetto introduce strumenti standardizzati per l’identificazione precoce dei pazienti che possono beneficiare di un approccio palliativo, attraverso criteri condivisi e checklist cliniche. Un passaggio fondamentale per superare l’attuale variabilità di comportamento tra i diversi centri europei e favorire una maggiore omogeneità nella presa in carico.

Un ruolo centrale è affidato alla telemedicina, concepita come supporto specialistico nei casi più complessi. Attraverso consulti a distanza, gli intensivisti possono confrontarsi con specialisti in cure palliative anche quando queste figure non sono presenti fisicamente in ospedale. Questo modello consente di anticipare decisioni cliniche complesse, migliorare la gestione dei sintomi e rafforzare il processo di comunicazione con pazienti e familiari, riducendo al contempo le disuguaglianze d’accesso alle competenze specialistiche tra i diversi contesti sanitari europei.

In questo quadro, l’approccio integrato adottato da EPIC consente di affrontare il tema delle cure palliative in Terapia Intensiva in modo sistemico, andando oltre la sola dimensione clinica. L’obiettivo è generare evidenze utili per orientare l’organizzazione dei percorsi assistenziali, supportare processi decisionali più consapevoli e valutare l’impatto delle scelte cliniche in termini di sostenibilità, equità d’accesso e qualità dell’assistenza, così da favorire modelli applicabili e adattabili nei diversi contesti sanitari europei.

Una leva per il cambiamento dei percorsi di cura

Per Edoardo De Robertis il valore di EPIC risiede soprattutto nella capacità di portare le cure palliative dentro la pratica quotidiana della Terapia Intensiva, rendendole parte integrante dei processi decisionali.

«Il primo risultato è che il tema viene posto in modo esplicito. Questo significa iniziare a confrontarsi in modo strutturato su quale sia il percorso più appropriato per il singolo paziente, tenendo conto non solo degli aspetti clinici, ma anche delle conseguenze assistenziali e organizzative delle scelte fatte. L’auspicio è che si crei una reale circolazione di competenze, problematiche vissute e soluzioni possibili. Dove si riuscirà a strutturare percorsi più maturi, questi potranno diventare un riferimento anche per altri contesti».

Un processo di apprendimento condiviso che, pur muovendosi all’interno di sistemi sanitari molto diversi tra loro, può contribuire nel tempo a definire approcci comuni e trasferibili, senza rinunciare all’adattamento alle specificità locali.

Tratto dal numero di aprile 2026 di Tecnica Ospedaliera

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