Puntando l’attenzione sulle mani quali principali veicoli di trasmissione delle ICA (infezioni correlate all’assistenza) si auspica di ridurre la diffusione delle infezioni nosocomiali legate all’assistenza sanitaria. Nel dettaglio sono attivi sul territorio alcuni progetti che impiegano nuove tecnologie per educare gli operatori sanitari alla corretta igienizzazione delle mani. Essendo quest’ultima il gold standard per il contenimento della diffusione delle ICA in contesti critici, fra pazienti cronici e fragili (in larga misura anziani), occorre sensibilizzare gli operatori alla corretta esecuzione della tecnica.
Si stima inoltre che, in Italia, le ICA colpiscano tra le 450.000 e le 700.000 persone ogni anno, con una spesa calcolata in 783 milioni di euro, rappresentando quindi un’importante criticità e una sfida per la salute del paziente e dei sistemi ospedalieri e sanitari in generale. Fra le soluzioni proposte, l’utilizzo della luce ultravioletta, impiegata in un progetto pilota presso l’Irccs Istituto Auxologico Italiano di Piancavallo (Verbania), si sarebbe dimostrata efficace non solo in termini di igienizzazione ottimale delle mani ma anche di aumento della consapevolezza degli operatori sanitari.
La genesi del progetto
La necessità di individuare una metodica, da applicare internamente alla struttura ospedaliera di Piancavallo, che consentisse di valutare oggettivamente l’igienizzazione delle mani in specifiche categorie di operatori sanitari (fisioterapisti, OSS e infermieri), più a diretto e frequente contatto con i pazienti, è stato il trigger che ha determinato la nascita di questo progetto pilota.
«L’obiettivo», spiega Ilaria Gagliardi del Servizio Infermieristico Tecnico Riabilitativo dell’Irccs Auxologico Piancavallo Irccs (VB) e primo autore dello studio – era anche rendere l’intervento, la valutazione e il controllo dell’igienizzazione delle mani nel lungo termine, un momento formativo che favorisse l’acquisizione di consapevolezza sulla corretta gestione della pratica e quindi di outcome di igienizzazione (più o meno ottimali) dei vari operatori. Le ICA sono, infatti, un tema stringente a livello mondiale, non solo nazionale con dati stimati in crescita e risvolti impattanti anche a livello clinico e organizzativo, non ultimo l’aumento delle giornate di ricovero associate alle infezioni acquisite proprio in contesti nosocomiali. Pertanto, poiché l’igiene delle mani è la misura più efficace per la riduzione delle ICA, il nostro interesse prioritario è stato indagare e valutare, a partire dalla letteratura, sistemi strategie e soluzioni in grado di fornire un feedback immediato e tangibile all’operatore che esegue la procedura di igienizzazione».

Tramite la consultazione delle principali banche dati gli autori hanno estrapolato gli studi riguardanti l’utilizzo di diversi strumenti che dessero un riscontro visivo in tempo reale: la luce ultravioletta, in diversi trial clinici esaminati, si è attestata tra le soluzioni di maggiore interesse e impatto funzionale-educativo. In particolare, gli autori si sono concentrati su una specifica tecnologia, quella dei box contenenti lampade a raggi UV combinate con l’utilizzo di soluzioni fluorescenti che, durante l’esecuzione della tecnica permettono di far visionare i risultati all’operatore. La scelta di orientarsi verso la luce ultravioletta è stata favorita anche dalla possibilità di disporre dello strumento nell’immediato e gratuitamente; pertanto, i ricercatori hanno disegnato un protocollo di studio dedicato, applicabile sul campo e nella realtà della struttura.
«Questa metodica rispetto ad altre valutate», ha proseguito Gagliardi, «ci ha colpito anche per la maggiore fruibilità e la possibilità di un eventuale upgrade della stessa, come sottolineato in letteratura, per esempio tramite l’utilizzo di scanner (tali da consentire un’analisi ancora più accurata del livello di igienizzazione delle mani). Ulteriore motivazione per propendere verso la scelta dei box è stata quella della possibilità di avere risultati concreti, tangibili e valutabili rapidamente».
Il disegno del protocollo
Obiettivo primario del gruppo di lavoro è stato quello di poter valutare se e in quale misura un feedback visivo, dato nello specifico dalla luce ultravioletta, potesse influire sull’aumento della percentuale di aree correttamente igienizzate delle mani da parte degli operatori.
«Abbiamo ipotizzato di condurre uno studio pilota, un trial randomizzato a cluster», precisa Gagliardi, «arruolando 13 Unità Operative (comprendenti personale infermieristico, OSS e fisioterapici) randomizzati in un gruppo di intervento, che avrebbe ricevuto un feedback visivo immediato durante le osservazioni da parte del personale adeguatamente formato, e un gruppo di controllo. Quest’ultimo, invece era in cieco, ovvero i partecipanti venivano informati degli esiti della tecnica solo al termine dello studio. Sono stati stabiliti tre tempi di osservazione – un basale in T0, un T1 e un T2 – con una distanza di circa 18 giorni tra le diverse osservazioni. Le tempistiche sono state definite in funzione di alcune determinanti: la soluzione fluorescente deve essere eliminata dalle mani in maniera naturale, con lavaggi sociali, per evitare eventuali bias nelle rilevazioni successive; garantire la presenza in turno degli stessi soggetti arruolati su cui effettuare un controllo monitorato nel tempo dei vari casi e cluster. I partecipanti sono stati informati sulle modalità di esecuzione della tecnica di igienizzazione con la soluzione fluorescente, mentre due ricercatori, appositamente formati, si sono occupati delle osservazioni sul campo».
Inizialmente lo studio prevedeva la randomizzazione di 224 partecipanti, di questi hanno effettivamente aderito 117 operatori, scesi a 103 perché persi alle successive rilevazioni. Le diverse rilevazioni non hanno fatto emergere differenze statisticamente significative tra l’osservazione in T0 e T1. Un’eccezione è però rappresentata dai partecipanti al gruppo controllo, i quali non avendo avuto la possibilità di prendere visione del risultato delle loro operazioni di igienizzazione, tendevano a prestare maggior attenzione, ottenendo quindi outcome finali di pari livello a quelli dei partecipanti del gruppo intervento.
«Ciò sembra suggerire che l’effetto cieco abbia contribuito ad alzare l’attenzione dell’operatore. Mentre in T2 (terza osservazione) si è evidenziato un livello di igienizzazione statisticamente significativo nel gruppo feedback; quindi, l’intervento continuo e protratto nel tempo probabilmente contribuisce a consolidare la prassi, a favorire la consapevolezza dell’operatore e di conseguenza a migliorare l’igienizzazione delle mani. I dati raccolti hanno, almeno in parte, confermato le nostre supposizioni ovvero che già al tempo T1 (prima osservazione) vi sarebbe stata una differenza statisticamente significativa tra i due gruppi, in particolare nel gruppo intervento. Tuttavia, per alcuni limiti presenti nello studio, ad esempio la tempistica di osservazione troppo lunga, potrebbero essersi generati dei bias. È, dunque, fondamentale proseguire la ricerca, attuando alcune modifiche, tra cui quest’ultima».


Studio: Gagliardi I, Poletti C, Brenna E et al. Pilot study of a cluster randomized controlled trial to assess the efficacy of ultraviolet light in improving hand hygiene in hospital staff. Assist Inferm Ric 2025, 44(2):45-51. Doi: 10.1702/4514.45117


