Il team di Chirurgia Vascolare dell’Ospedale Santa Maria Nuova di Reggio Emilia ha introdotto una nuova tecnica per il trattamento della dissezione dell’aorta toracica discendente.

La tecnica PETTICOAT – ovvero Provisional ExTension To Induce Complete Attachment – vorrebbe superare i limiti delle tecniche in uso per trattare la dissezione di tipo B, in particolare l’impossibilità di trattare in modo risolutivo questa patologia che colpisce spesso giovani adulti e che tende a cronicizzare, richiedendo ulteriori interventi negli anni successivi.

L’équipe, sotto la direzione del dottor Enrico Vecchiati e poi del dottor Nicola Tusini, ha aggiunto all’impianto dell’endoprotesi toracica l’applicazione di uno stent scoperto nell’aorta addominale, ossia una rete metallica che favorisce la pervietà del vaso.
Il trattamento è stato reso possibile dall’innovazione tecnologica presente nella Sala ibrida dell’ospedale reggiano: questa consente infatti di acquisire immagini TAC del paziente e di utilizzarle per guidare e rendere più agevole e preciso il rilascio delle protesi che, a tutti gli effetti, si realizza come una navigazione virtuale all’interno del paziente.

Il team di Chirurgia Vascolare dell’Ospedale Santa Maria Nuova di Reggio Emilia. Da sinistra: Gianmario Addari, Giovanni Casali, Francesco Strozzi, Andrea Benincasa, Nicola Tusini, Giovanni Giannace, Antonio Fontana

In sostanza, il modello 3D computerizzato viene “fuso” con il corpo del paziente steso sul letto, creando così una sorta di mappa di come e dove muoversi per raggiungere l’obiettivo.
I chirurghi possono inoltre contare sull’angiografo robotizzato Discovery si sposta secondo i voleri del chirurgo mantenendo in memoria l’aorta virtuale accoppiata al corpo del paziente reale.
Questa tecnologia consente di utilizzare solo il 10% del Mezzo di Contrasto iodato necessario in un intervento tradizionale.
Infine, l’ecografia intravascolare (IVUS) consente di verificare in tempo reale gli effetti del trattamento.
Condotta per ora su soli 12 pazienti, la nuova tecnica si è mostrata in grado di ridurre l’evoluzione dell’aneurisma dell’aorta trattata e favorire un un rimodellamento positivo dell’aorta viscerale, limitando la necessità di reinterventi nel breve-medio termine.

Inoltre, la tecnica è stata analizzata con un gruppo di studi internazionale, dando risultati incoraggianti: «ciò ci spinge a proseguire nell’utilizzo delle tecniche e degli strumenti all’avanguardia a disposizione nel nostro ospedale, per far fronte a una patologia di difficile gestione, con il coinvolgimento multidisciplinare dei diversi professionisti in campo, chirurghi vascolari, anestesisti e cardiologi, al fine di offrire ai pazienti reggiani un trattamento più efficace e duraturo per la patologia dissecativa in fase acuta e cronica».

Stefania Somaré

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