Patologie cardiovascolari, nasce il nuovo ecosistema VBHE

In occasione della Giornata Mondiale contro l’Ictus, è stato presentato il Value Based Healthcare Ecosystem (VBHE) in Cardiovascular Risk Patient Management, un insieme di organizzazioni sanitarie pubbliche e private che collaborano all’ideazione di nuovi percorsi diagnostici, terapeutici e assistenziali e di modelli innovativi di presa in carico e gestione dei pazienti con rischio cardiovascolare, anche attraverso l’adozione di sistemi di cardiologia digitale.

Il VBHE è coordinato dalla Rete Cardiologica degli Irccs e vede la partecipazione di Fondazione Innovazione e Sicurezza in Sanità, Fimmg, Federfarma, Gruppo Multimedica, Allianz Care e ItaliAssistenza, con la main partnership di Daiichi Sankyo Italia, come capofila di diverse industrie farmaceutiche e biomedicali.

L’Italia è il secondo Paese più longevo al mondo, dopo il Giappone, con molti soggetti affetti da problematiche cardiovascolari: queste rappresentano, nel complesso, il 31% di tutte le morti annuali. Tra queste, molte sono legate a infarto o ictus.

La cronicità delle patologie cardiovascolari non è solo causa di milioni di morti, ma anche di alti costi sanitari: secondo alcune stime, una gestione più efficiente dell’ipercolesterolemia permetterebbe di ridurre le morti e risparmiare più di 1 miliardo di euro l’anno. Ma come fare? Secondo un’analisi retrospettiva realizzata da CliCon, specializzata nella progettazione e nella realizzazione di progetti di outcomes research basati su database clinici e amministrativi, è di fondamentale importanza favorire una maggiore integrazione tra medici specialisti, medici di medicina generale e farmacie, ripensando completamente i PDTA, anche per aumentare il grado di controllo dell’assetto lipidico che incide molto sulla salute della circolazione.

La tecnologia digitale può essere un potente alleato in questo contesto, perché consente di unire ospedale e territorio, pertanto le cure direttamente alla casa del paziente.

Si parla, quindi, ancora di Telemedicina. Gianfranco Gensini, direttore scientifico dell’Irccs Multimedica di Milano e coordinatore del Board, spiega: «il progetto Value Based Healthcare riconosce la necessità impellente di garantire ai pazienti cronici cardiovascolari il controllo e supporto che meritano. Sappiamo che questi pazienti ricavano un beneficio molto tangibile dall’impiego di farmaci specifici come antipertensivi e ipolipemizzanti.

Purtroppo, sappiamo anche che metà dei pazienti a cui viene prescritto un antipertensivo, non lo assume più a sei mesi di distanza dalla prescrizione, e ciò determina la perdita della protezione dal rischio di eventi cardiovascolari per i pazienti, e contemporaneamente per il SSN uno spreco ingente di risorse.
Il digitale rappresenta oggi uno strumento importante, ma si deve estendere ad un ripensamento dei meccanismi di gestione del paziente, di relazione tra mmg e paziente, specialista e ospedale, che consenta di avere il massimo di efficienza. Nei grandi Irccs, in particolare i tre a vocazione cardiovascolare, il Monzino, il Multimedica e il San Donato Milanese, l’uso del digitale è già avanzato Questi Irccs attraverso le loro competenze cliniche daranno il via all’innovazione».

Grazie ai nuovi PDTA messi a punto dal VBHE e all’uso della Digital Health si spera di riuscire a migliorare la gestione dei pazienti con patologia cardiovascolare e ridurre l’incidenza di ictus e infarti.
Se così fosse, il modello potrebbe essere esteso anche ad altre strutture ospedaliere, divenendo di fatto il riferimento per la gestione di questi pazienti: occorrerà ovviamente sviluppare la professionalità dei clinici coinvolti, certificandone le competenze in cardiologia digitale, ma anche creare una rete operativa ed efficiente che coinvolga anche le farmacie di territorio. Andranno poi valutati i carichi di lavoro, perché tutti contribuiscano con la loro professionalità a ridurre i rischi delle patologie cardiovascolari.

Stefania Somaré

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