I pazienti sottoposti a interventi cardiochirurgici possono essere attaccati dal Mycobacterium chimaera, che può trovarsi nell’acqua utilizzata per il funzionamento dei dispositivi di raffreddamento/riscaldamento (heater-cooler devices, HCD) necessari per regolare la temperatura sanguigna del paziente durante questi interventi.
Nella maggior parte dei casi il contagio, comunque raro, avviene tramite aerosol.

Marco Ranucci, responsabile dell’Unità di Anestesia e Terapia Intensiva Cardiovascolare dell’Irccs Policlinico San Donato, spiega: «l’infezione correlata al M. chimaera è un problema delle cardiochirurgie in tutto il mondo.
Il nostro gruppo di anestesisti e perfusionisti ha contribuito alla stesura delle nuove linee guida europee per la sicurezza delle sale operatorie, stilate nel 2019, che hanno portato gli scambiatori di calore fuori dal campo operatorio proprio per ridurre il rischio di contagio».

L’avanzamento tecnologico ha prodotto dispositivi per il controllo della temperatura sanguigna che non utilizzano acqua ma un gel a base di glicole che trasferisce il calore o il freddo al circuito di perfusione del paziente tramite scambiatori di calore sterili e monouso, disponibili sia per pazienti adulti sia per bambini.
Il dispositivo è stato testato nelle ultime settimane presso la Cardiochirurgia del Policlinico San Donato anche in situazioni particolarmente complesse.
Il dott. Ranucci, per esempio, ha assistito il dott. Carlo de Vincentiis, responsabile della Cardiochirurgia Adulti, in un intervento che richiedeva l’arresto del circolo sistemico e di ipotermia a 25°C.

«Era la prima volta che tale dispositivo veniva usato per questo tipo di perfusione che necessita di un’importante variazione della temperatura corporea.
La paziente, una donna di 49 anni, già operata nel 2008 per una dissezione aortica che aveva comportato la sostituzione dell’aorta ascendente, è stata sottoposta a sostituzione chirurgica sia dell’arco aortico sia della prima porzione dell’aorta toracica, ulteriormente dilatata: l’operazione è stata possibile grazie all’arresto circolatorio e alla perfusione selettiva delle sole arterie cerebrali (per conservare un’adeguata protezione del cervello) seguiti da graduale ripresa della normotermia e dalla riperfusione degli organi», spiega de Vincentiis.

Anche dieci pazienti pediatrici sono stati operati usando questo dispositivo e gli esiti sono stati positivi. Come conferma Ranucci: «abbiamo riscontrato che le performance di questi dispositivi garantiscono le stesse prestazioni in termini di efficienza, rapidità e risultati, anche in interventi estremi, senza alcun impatto sulla nostra attività in sala o su quella dei colleghi cardiochirurghi.
La complessità dei casi affrontati nella nostra struttura sta consentendo di verificare le potenzialità di questa tecnologia».

La speranza è che questi dispositivi possano entrare nelle sale operatorie di cardiochirurgia perché consentono di eliminare il rischio di contrarre un’infezione subdola che si può manifestare anche ad anni di distanza.
Il Mycobacterium chimaera ha un periodo d’incubazione che va da 3 a 72 mesi, dopo il quale il soggetto inizia a manifestare febbre, spossatezza e a perdere peso. Risalire all’evento di contagio diventa quindi difficile. Inoltre, il tasso di mortalità è abbastanza elevato: 50%.

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