Riassetto della rete materno-infantile di Regione Lombardia

La Giunta di Regione Lombardia ha approvato una Delibera che prevede il riassetto della rete materno-infantile regionale, la n. XI/2395 del 11/11/2019.

Tra le azioni che la Regione intende mettere in atto vi è la graduale riorganizzazione dei reparti di Terapia Intensiva Neonatale per centralizzare le nascite a più alto rischio nelle strutture con il maggiore expertise, permettendo invece alle altre di continuare a trattare le gravidanze fisiologiche e anche alcune patologie neonatali.
La delibera prevede che vengano centralizzati anche i nati pretermine che pesano meno di 1.500 gr.

Saranno riconvertite le TIN con un numero di letti e di casistiche inferiori agli standard di riferimento, con un limitato bacino di utenza e un’ubicazione in presidi che hanno un DEA di I livello.

Saranno quindi coinvolte le strutture di Lodi, Como Valduce, Rho e Cremona.
Un’altra novità riguarda l’’introduzione dei Centri di Medicina Materni Fetale (MMF) e i Sistemi di Trasporto Materno Assistito (STAM) e in Emergenza del Neonato e del Lattante, per i quali è stata votata una delibera a parte.

Fondamentalmente in cambiamenti messi in atto vanno nella direzione di una sempre maggior suddivisione dei servizi in un’ottica di Hub e Spoke.
La Società Italiana di Neonatologia (SIN), l’Associazione Ostetrici Ginecologi Ospedalieri (AOGOI), la Società Italiana di Ginecologia e Ostetricia (SIGO) e la Società Italiana di Pediatria (SIP) hanno dichiarato nei giorni scorsi di condividere appieno questa visione.

Hanno infatti evidenziato che le reti delle TIN devono essere riorganizzate in un numero minore di centri, più grandi e aggregati ai Centri di Medicina Materno Fetale, dove si seguono i casi di patologie che si possono generare in gravidanza nella madre e nel feto, e ubicati in strutture ospedaliere con DEA di II livello, pronte quindi ad accogliere le esigenze della diade grazie alle corrette risorse multispecialistiche e tecnologiche.

Importante è anche adeguare i Trasporti Sten e Stam – sottolineano gli specialisti – attivandoli già prima del parto, quando possibile, e prevedendo un ritrasporto alla struttura di partenza una volta superato il momento critico.

Fabio Mosca, presidente della SIN, ha aggiunto: «le situazioni di rischio materno, fetale e neonatale (compresa la prematurità) sono, nella maggior parte dei casi, precocemente identificabili e pertanto possono essere tempestivamente indirizzate ai centri altamente specialistici».

Stefania Somaré

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