
La costruzione dell’Ospedale della Sibaritide è in corso. La conclusione dei lavori è prevista entro l’autunno 2026 ed è già iniziato il percorso verso il trasferimento delle attività. Attesa da oltre un decennio, la struttura sarà il nuovo punto di riferimento per la sanità della Calabria nord-orientale, uno spoke che accoglierà tutte le principali funzioni ospedaliere, pubbliche e di servizio, in spazi accessibili, luminosi e razionali.
L’ospedale sorge a Corigliano-Rossano (Cosenza), in un’area pianeggiante extraurbana circondata da frutteti e oliveti, a breve distanza dai centri abitati, dalla statale 106 e dalla costa ionica.
L’arch. Emanuela Valle (VALLE 3.0) ha partecipato al team di professionisti incaricato dalla società aggiudicataria Ospedale della Sibaritide.
«L’intervento è parte di un programma approvato nel 2011 per fronteggiare l’emergenza sociosanitaria in Calabria, che prevedeva la realizzazione di nuovi ospedali mediante accordi di partenariato pubblico-privato. Abbiamo orientato la progettazione al rispetto delle linee guida del committente, sviluppando tutte migliorie proposte e adattando l’ospedale a un quadro esigenziale in evoluzione, fino all’esecutivo nel 2019».
Principi che hanno guidato il progetto dell’ospedale
«Il sito sorge in un contesto paesaggistico suggestivo, in mezzo a coltivazioni e in prossimità del mare. Abbiamo previsto quattro fabbricati principali di altezza contenuta – massimo tre livelli fuori terra – che racchiudono la corte verde.
Il basso edificio d’ingresso ospita le funzioni pubbliche e amministrative e introduce alla corte, un giardino su due livelli concepito come spazio abitato all’aperto.
Due corpi simmetrici, in prevalenza destinati alle degenze e alle attività diurne, delimitano la corte ai lati. Assieme al percorso coperto convergono verso l’atrio centrale, un grande ambiente a doppia altezza caratterizzato da ampie pareti trasparenti. Alle spalle del cuore del sistema distributivo si trova la piastra tecnologica. Si procede quindi dall’ambito pubblico verso quello privato, dalla natura alla tecnologia, dalla malattia alla guarigione».

Atrio, nodo principale del sistema connettivo
«L’accessibilità è stata un tema centrale durante tutto il progetto. Siamo riusciti a concentrare attorno all’atrio tutti gli ingressi ai principali servizi diagnostici e tutti i flussi di pazienti esterni e visitatori, orizzontali e verticali, con benefici significativi per l’orientamento dentro l’edificio.
Tutti gli altri flussi si sviluppano attorno alla piastra tecnologica, senza mai incrociarsi grazie al raddoppio degli spazi connettivi».
In cosa consiste? «Gli assi principali di collegamento interno sono composti da corridoi paralleli, che creano due connettivi autonomi scanditi da nodi verticali comuni. Si ottiene, così, un’effettiva separazione dei flussi, senza incrementare la lunghezza dei percorsi, garantendo al contempo una notevole flessibilità anche per l’eventuale suddivisione dei reparti a corpo quintuplo. Gli spazi interni al connettivo possono ospitare funzioni di servizio, facilmente accessibili da entrambi i lati».

La scelta architettonica più qualificante
«La luce naturale è presente praticamente ovunque nell’ospedale, anche negli spazi distributivi, ed è il tratto distintivo del progetto. L’involucro edilizio è stato studiato per regolare irraggiamento e illuminazione dei singoli corpi edificati. L’atrio, per esempio, è caratterizzato da una grande parete trasparente rivolta verso la corte verde, mentre il disegno delle facciate principali è diverso a seconda dell’esposizione dei prospetti.
Nonostante ai tempi il BIM non fosse obbligatorio negli appalti pubblici, abbiamo deciso di implementare questa modalità durante la progettazione esecutiva. Oltre a consentire un controllo più accurato e completo del processo progettuale, l’accuratezza delle informazioni contenute nei modelli permette l’estrapolazione di dati utili sia alla costruzione sia al facility management».



