Una crisi è in grado di mettere in evidenza carenze di vecchia data, fino a un certo punto nascoste sotto un apparente equilibrio. È ciò che il Covid-19 è riuscito a fare con il nostro sistema sanitario, sottolineando prima la carenza di posti in Terapia Intensiva e poi quella degli specialisti necessari per curare la patologia che causa, quindi l’assenza del territorio a favore della vecchia centralità dell’ospedale e la scarsa comunicazione tra i due poli.

Il sondaggio “Covid-19: la grande fuga dagli ospedali” di Anaao Assomed rivela un’altra questione, che potrebbe determinare seri problemi nella sanità di domani: sempre più medici e dirigenti medici non si vedono più a lavorare in ospedale nei prossimi anni. La principale motivazione a questo sentire è la necessità di sopravvivere. A evidenziare questa realtà è un questionario di 31 quesiti a risposta multipla proposto dal Sindacato ai propri iscritti: 2461 le risposte ricevute, tra medici e dirigenti medici. Nel complesso, il 45,7% dei partecipanti ha dichiarato di star pensando a non lavorare più nell’ospedale di riferimento, mentre il 75% dichiara che il proprio lavoro non sia stato valorizzato a dovere durante la pandemia. In generale le opinioni dei dirigenti sono migliori.

Mappa delle valutazioni dei servizi offerti dal SSN nel suo complesso secondo i dirigenti sanitari

D’altronde, sappiamo che le politiche sanitarie perpetrate negli ultimi anni hanno messo il bilancio al primo posto, unendolo fortemente anche all’efficienza: ne consegue che sono stati fatti molti tagli, il personale di un ospedale è già di norma scarsi rispetto alle esigenze di salute della popolazione, figuriamoci durante una pandemia. Anche le nuove assunzioni non hanno potuto risolvere la questione.

Mappa delle valutazioni dei servizi offerti dagli ospedali del SSN secondo i dirigenti sanitari

Ecco, quindi, che i medici hanno dovuto lavorare con turni massacranti, spesso senza poter far sentire la propria opinione, il tutto in un contesto di retribuzione inadeguata all’impegno richiesto e alla rischiosità del lavoro svolto. Occorre però evidenziare, e Anaao lo fa nel proprio comunicato stampa, che qualcosa di simile sta succedendo anche in Paesi dove la Sanità è certamente più finanziata della nostra, come Germania e Svezia: la logica dell’efficienza legata ai numeri è infatti diffusa oramai a livello globale.

Mappa delle valutazioni dei servizi offerti dagli ospedali della Regione secondo i dirigenti sanitari

Cosa sarebbe necessario fare per migliorare il sistema e quindi favorire i medici che vi lavorano? Anaao Assomed prova a fare una sintesi delle azioni che andrebbero portate avanti: certamente un aumento di salario sarebbe gradito, ma i medici vogliono essere parte dei processi decisionali, che invece purtroppo spesso non li contemplano, con soluzioni calate dall’alto. Certo, anche in questo caso, esistono delle differenze regionali e territoriali: per esempio, pensando all’ospedale, i medici che lavorano in gran parte del Nord e Centro Italia pensano che i servizi offerti siano soddisfacenti, mentre se si pensa ai servizi complessivi del SSN aumentano le aree del Paese ritenute poco soddisfacenti.

Mappa delle valutazioni dei servizi offerti dalla struttura di appartenenza secondo i medici

Anche in questo caso, il parere dei dirigenti è sempre un po’ più positivo di quello dei medici. Interessante osservare che mediamente le donne si sentono trattate peggio e faticano, soprattutto, a conciliare le richieste della professione con il bisogno di cura della propria famiglia. Non resta che sottolineare che quasi tutti i partecipanti al questionario ha ancora una forte passione verso un lavoro che reputa affascinante e in grado di dare grandi soddisfazioni, soprattutto nella relazione con il paziente e nel sapere che si salvano vite. Obiettivo dei decisori politici dovrebbe quindi essere, sottolineano da Anaao Assomed, alimentare questa passione. Il rischio, secondo il sindacato, è andare al collasso del sistema.

Stefania Somaré

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