Le aritmie sono un gruppo eterogeneo di patologie che vanno dalla tachicardia alla fibrillazione atriale.
Anche se molte sono innocue per l’uomo, spesso non consentono al cuore di svolgere al meglio il proprio compito, ledendo alla lunga anche altri organi.

Il Servizio di Aritmologia del Fatebenefratelli – Isola Tiberina di Roma in collaborazione con le UOC di Chirurgia Toracica e di Anestesia del Centro Trapianti del Policlinico Umberto I di Roma ha messo a punto una tecnica chirurgica che mira a regolare il ritmo cardiaco agendo a livello di sistema nervoso. A idearla sono stati il professor Marco Anile, la dottoressa Katia Bruno e il professor Federico Venuta del Policlinico Umberto I (Outcome of a Modified Sympathicotomy for Cardiac Neuromodulation of Untreatable Ventricular Tachycardia: Filippo M. Cauti, MD Pietro Rossi, MD, PhD Stefano Bianchi, MD Katia Bruno, MD Luigi Iaia, MD Chiara Rossi, MD Francesco Pugliese, MD Raffaele Quaglione, MD Federico Venuta, MD Marco Anile, MD, PhD).

Filippo Maria Cauti, Aritmologo al Fatebenefratelli, spiega la tecnica: «si tratta di un intervento di denervazione cardiaca, detto anche simpaticotomia modificata, con un approccio mininvasivo.
Infatti, non andiamo a toccare direttamente il cuore, ma attraverso una piccola incisione sotto l’ascella, tramite una telecamera e un uncino a radiofrequenza, agiamo sul sistema nervoso simpatico denervando e quindi “silenziando” le afferenze nervose responsabili dell’innesco delle aritmie cardiache.

La tecnica chirurgica (simpaticotomia selettiva T2-T5), completamente rivisitata nella metodologia dai chirurghi, consente di eseguire una denervazione cardiaca rapida e selettiva, con un ridotto rischio operatorio e un recupero rapido da parte del paziente». La tecnica è destinata al trattamento di una particolare fetta di popolazione con aritmia, quella con aritmia ventricolare non rispondente all’ablazione.

Il Fatebenefratelli – Isola Tiberina tratta questi pazienti da tempo, partecipando al più importante registro italiano. La tecnica sin qui utilizzata è stata l’ablazione, considerata in un certo senso di elezione per la patologia… ma nonostante lo sviluppo di tecnologie sempre nuove, il tasso di insuccesso e soprattutto di recidiva resta elevato. Da qui lo sviluppo di questa nuova tecnica, ancora in fase sperimentale.

Al momento il team di lavoro ha dati relativi a soli 5 pazienti per un anno di follow-up, che però evidenziano una forte riduzione delle aritmie. Lo studio conferma inoltre la sicurezza dell’intervento per i pazienti.

Spiega Pietro Rossi, responsabile UOS Aritmologia del Fatebenefratelli: «I benefici e i vantaggi dell’intervento sono molteplici dato che il cuore non viene toccato direttamente. Considerando la fragilità dei pazienti in questione la possibilità di agire sul sistema nervoso, invece che direttamente sul cuore, rende l’intervento più agile.
L’altro indiscutibile vantaggio è l’accesso chirurgico mininvasivo che rende più facile la ripresa».
I dati dello studio, aggiornati, saranno presentati ai congressi EHRA (European Heart Rhythm Association) e HRS (Heart Rhythm Society) a Boston (USA) che si terranno il prossimo luglio.

Stefania Somaré

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