Trapianto, un sistema portatile di perfusione cardiaca

L’innovazione è stata utilizzata a Bergamo per un trapianto eseguito su un uomo di 58 anni.

OCS – Heart ed è un’apparecchiatura portatile di perfusione cardiaca pensata per conservare e curare gli organi destinati al trapianto, preservandone la qualità per tempi superiori a quelli normalmente previsti, pari a 4-6 ore. Diventa così possibile recuperare un organo anche in territori accidentati e lontani dall’ospedale in cui verrà effettuato il trapianto.

Oggi disponibile in pochi centri trapianto, il dispositivo è stato di recente acquisito dall’ASST Papa Giovanni XXIII di Bergamo, che l’ha usato per la prima volta su un paziente di 58 anni da circa 2 anni portatore di dispositivo VAD.

Amedeo Terzi, responsabile del programma Trapianti di Cuore dell’ospedale bergamasco, sottolinea che «aver acquisito questa attrezzatura, con un notevole investimento da parte dell’ospedale, significa mettere a disposizione dei pazienti in lista d’attesa una possibilità in più di ricevere un organo da donatore. Ci aspettiamo che questo si traduca, a regime, in una riduzione dei tempi d’attesa per chi è in lista per un trapianto».

La capacità di conservazione degli organi data da OCS – Heart mette, infatti, a disposizione di chi si occupa di trapianto organi che difficilmente sarebbero stati utilizzati con i metodi di trasporto convenzionali.

Nel caso specifico effettuato presso il Papa Giovanni XXIII, il cuore è stato prelevato da una équipe mista di cardiochirurghi anestesisti e perfusionisti di Bergamo in un’altra Regione, per poi essere portato all’ospedale di destinazione. Una volta inserito nella scatola e irrorato con sangue caldo e ossigenato, il cuore ha ripreso a battere. Il dispositivo offre, inoltre, la possibilità ai cardiochirurghi di monitorare in continuo i valori dell’organo, così da verificarne lo stato di salute e poter intervenire in caso di sofferenza, modificando i parametri emodinamici.

Tutti i valori dell’organo, valutare lo stato di salute del cuore in tempo reale, intervenire per modificare i parametri emodinamici e metabolici con l’obiettivo di migliorare la funzionalità dell’organo, ma anche valutare con maggiore tempo a disposizione se interrompere il trapianto, qualora il cuore donato sia ad alto rischio di disfunzione immediata.

La disponibilità di organi per il trapianto rimane molto limitata e comunque inferiore rispetto al numero di pazienti in lista d’attesa. Anche per questo ogni cuore donato è estremamente prezioso. Secondo le ultime rilevazioni disponibili a livello nazionale, su 190 cuori proposti per un trapianto fuori regione nel 2022 dai vari centri italiani, solo 32 (16,8%) sono stati accettati e infine 23 trapiantati (12,1%). Tra i vari motivi del mancato utilizzo, il 37,4% dei casi è dovuto alla “marginalità dell’organo” cioè la valutazione, per vari motivi, che l’organo non sia idoneo a garantire una sufficiente funzionalità dopo il trapianto. L’innovativo sistema OCS può rivelarsi utile per contribuire a ridurre questo dato.

«Investire in dotazione tecnologica nell’ambito dei trapianti significa aumentare le possibilità che un paziente in lista per un organo da donatore, in questo caso il cuore, possa ricevere una cura salvavita», ha affermato Mauro Moreno, direttore sanitario dell’ASST Papa Giovanni XXIII.

«Oltre ad aver acquistato questa nuova attrezzatura, stiamo investendo molto anche sul piano organizzativo e tecnico. Abbiamo introdotto una sala chirurgica riservata alle emergenze in orario diurno, per limitare le sovrapposizioni tra gli interventi chirurgici non programmabili e i trapianti e per aumentare la disponibilità ad accettare da altri centri gli organi donati. Il trapianto cardiaco a cuore fermo su paziente pediatrico, eseguito a dicembre a Bergamo per la prima volta in Italia, testimonia il nostro impegno a introdurre le tecniche più innovative per i pazienti in attesa di un organo da donatore».

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