Tumori NSCLC in stadio III, il robot chirurgico può essere utile?

L’85% dei tumori ai polmoni sono adenocarcinomi o carcinomi non a piccole cellule (NSCLC): considerando che nel 2020 l’AIRTUM – Associazione Italiana Registri Tumori ha calcolato 40.800 nuove diagnosi per tumore ai polmoni in Italia, si parla di 34.680 soggetti con NSCLC.
Data la grande variabilità di questi tumori, è difficile dare indicazioni di trattamento univoche.
In particolare, quando si parla di tumori NSCLC in stadio III, occorre capire anzitutto se il tumore è o meno resecabile.
Nel primo caso, si può quindi avviare un percorso chirurgico, anticipato da chemioterapia, mentre nel secondo occorre muoversi in modo differente.
In generale, comunque, la prognosi non è tra le migliori, con una sopravvivenza a 5 anni che in Italia si attesta al 15% per gli uomini e al 19% per le donne.

Un recente studio cinese si concentra proprio sui tumori NSCLC di stadio III, resecabili, valutando l’efficacia e la sicurezza dell’uso di un robot operatorio a lungo termine. Più nel dettaglio gli autori hanno coinvolto 44 pazienti con tumore in fase III, 27 di tipo A e i restanti di tipo B: 33 di questi soggetti avevano un carcinoma a cellule squamose, mentre 10 un adenocarcinoma e 1 un carcinoma adenosquamoso. I pazienti sono stati tutti sottoposti a tre cicli di terapia neoadiuvante, basata su inibitori delle molecole di blocco della risposta immunitaria e su una chemioterapia doppia a base di platino. Il trattamento neoadiuvante ha provocato alcuni effetti collaterali, come anemia, neutropenia, aumento delle aminotransferasi e proliferazione dei capillari endoteliali, ma nessuno di questi ha ritardato la chirurgia programmata, condotta con il supporto di un robot chirurgico. Gli autori riportano il successo dell’intervento, avendo raggiunto in tutti i pazienti una resezione R0.

Solo in due casi l’intervento è stato convertito in una toracotomia tradizionale per eccessivo sanguinamento. Per quanto riguarda le complicanze operatorie, hanno interessato 5 pazienti, pari all’11.4% del totale: 3 hanno sofferto di air leak, 2 di chilotorace e 1 di infezione al sito chirurgico. Nessuno dei pazienti è morto o ha avito bisogno di un nuovo intervento nei 90 giorni successivi. Certo, sarebbe interessante poter confrontare questi risultati con quelli di pazienti operati con chirurgia tradizionale. Inoltre, a detta degli stessi autori, questo è un pool di pazienti troppo piccolo per dare esiti certi, soprattutto perché provengono dallo stesso ospedale, il Xiangya Hospital affiliato alla Central South University di Changsha: sarebbe opportuno, quindi, effettuare uno studio multicentrico di maggiore scala.

Questi risultati preliminari suggeriscono, comunque, che l’uso della chirurgia robotica sia utile per ridurre i casi di convesione a toracotomia. Certo, il risultato migliore è quello della resecazione totale del tumore che dovrebbe, teoricamente, dare maggiore possibilità ai pazienti di sopravvivere alla malattia. L’uso del robot chirurgico permette inoltre di ottenere l’asportazione del tumore in maniera mininvasiva, con scarso sanguinamento, oltre a offrire al chirurgo una visuale più ampia e dettagliata che permette una resecazione più precisa.

(Lo studio: Gao Y, Jiang J, Xiao D, Zhou Y, Chen Y, Yang H, Wang L, Zeng J, He B, He R, Li M, Liu Z. Robotic-assisted thoracic surgery following neoadjuvant chemoimmunotherapy in patients with stage III non-small cell lung cancer: A real-world prospective cohort study. Front Oncol. 2022 Aug 4;12:969545. doi: 10.3389/fonc.2022.969545. PMID: 35992784; PMCID: PMC9386359)

Stefania Somaré

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