Innovazione nell’imaging alleata di atleti e medici per gli sport invernali

Team of Professional Scientists Work in the Brain Research Laboratory. Neurologists / Neuroscientists Surrounded by Monitors Showing CT, MRI Scans Having Discussions and Working on Personal Computers.

Nelle ultime discese della giornata, Marco avverte qualcosa che non sa spiegare. Non è dolore, ma sente che il ginocchio non è lo stesso di prima. Il test clinico non rivela nulla di evidente. Fino a poco tempo fa, l’esame sarebbe finito lì e Marco si sarebbe trovato, forse, con un grave infortunio in gara. Oggi una RM pronta vicino alle piste rivela una microinstabilità del ginocchio. Ora Marco sa cosa fare per gestire al meglio la situazione.

Marco è un nome di fantasia, ma il suo caso è la realtà della diagnostica per immagini grazie agli ultimi progressi tecnologici. Non serve, quindi, più soltanto per la diagnosi di una lesione, diventata comunque più tempestiva grazie alle nuove macchine.
L’imaging accompagna ora l’intero ciclo sportivo dell’atleta: dalla prevenzione alla riabilitazione, fino alla valutazione del ritorno in gara. Questo vale soprattutto negli sport invernali, giudicati a medio-alto rischio di infortuni. La combinazione di velocità, torsioni articolari e superfici imprevedibili espone gli atleti a un rischio peculiare di traumi e sovraccarichi.

Evoluzione dell’imaging per i Giochi Olimpici

Questo ruolo innovativo delle tecnologie di imaging si mostrerà evidente, ancora una volta, durante le Olimpiadi e Paralimpiadi invernali di Milano Cortina 2026 (6-22 febbraio e 6-15 marzo). Non sorprende, quindi, che la Fondazione Milano Cortina 2026 abbia stretto un accordo con Esaote, azienda italiana affermata nell’imaging diagnostico.
Esaote fornirà ecografi, risonanze magnetiche, sistemi radiologici e software per la gestione delle immagini diagnostiche, a supporto del sistema medico impegnato nei Giochi.

L’evoluzione tecnologica ci ha portato nell’attuale «età dell’oro della diagnostica», come la definisce Pietro Simone Randelli, ordinario di Ortopedia e Traumatologia presso l’Università degli Studi di Milano, direttore della prima Clinica Ortopedica dell’Asst Istituto Ortopedico Gaetano Pini di Milano e presidente della Società Italiana di Ortopedia e Traumatologia.

Praticità ed efficienza sul campo

«Oggi gli ecografi sono di altissima qualità e possono essere anche portatili», riferisce il prof. Randelli. «Un medico che va in trasferta può avere un ecografo alla sua portata con alta definizione e quindi fare una diagnosi, inquadrare il paziente dal punto di vista traumatologico in maniera molto efficace già sul campo».

In questo modo si riduce molto la finestra fra trauma e valutazione diagnostica. Il prof. Randelli ricorda che negli sport alpini «le lesioni principali sono quelle legamentose e capsulo-legamentose», con particolare frequenza del legamento crociato anteriore, dei collaterali e dei menischi. Nella spalla, invece, prevalgono instabilità e lesioni capsulari. Anche la RM a basso campo, grazie a dimensioni ridotte e sostenibilità economica, sta ampliando gli scenari d’uso e pure avvicina le tecnologie ai luoghi della competizione.

Le nuove macchine sono «perfettamente sostenibili, di dimensioni accettabili se non addirittura di piccole dimensioni e, grazie all’intelligenza artificiale, ci permettono di avere con costi sostenibili immagini di altissima qualità. Con l’ulteriore grande vantaggio che queste risonanze permettono di fare un esame di ottima qualità in circa una decina di minuti, contro i 30-40 minuti di una macchina ad alto campo convenzionale».

«Le risonanze oggi, inoltre, riducono quasi a zero l’effetto claustrofobia perché non sono più tubi chiusi, ma macchine aperte». Anche in questo caso, spiega Randelli, l’IA è alleata per ottenere alta qualità delle immagini.

Il valore della diagnosi precoce

Tutte queste evoluzioni tecnologiche (macchine aperte, più piccole, ausilio dell’IA) migliorano la fruibilità e l’accessibilità della diagnostica per immagini. Grazie alla presenza di risonanze magnetiche vicine alle piste, dopo un infortunio «tempo mezz’ora e sono già sotto la RM: cambia completamente l’approccio al paziente atleta», conferma Andrea Panzeri, responsabile dell’Unità Operativa di Sport Trauma Center dell’Istituto Clinico Galeazzi San Siro di Milano e presidente della Commissione Medica della Federazione Italiana Sport Invernali.

I vantaggi derivanti dai progressi tecnologici non si fermano qui, però. Soprattutto nelle discipline alpine, infatti, è importante anche la valutazione precoce di una possibile patologia. Gli atleti scendono in pista in condizioni limite, con sollecitazioni ripetute sui distretti più esposti.

«Anche se non c’è ancora un riscontro clinico confermato, basta una sensazione dell’atleta e andiamo subito a fare un esame perché non vogliamo sottovalutare un problema minimo che potrebbe peggiorare», fa notare il dott. Panzeri.

L’imaging diventa così uno strumento di prevenzione secondaria, usato per slatentizzare fenomeni di sovraccarico ed evitare che una lesione subclinica evolva in infortunio vero e proprio. Come nota Randelli, la diagnosi precoce consente percorsi terapeutici più tempestivi e può evitare che un infortunio minore comprometta una stagione o, nei casi peggiori, una carriera. Anche in questo caso, gioca a favore la maggiore accessibilità delle nuove macchine.

Ma non solo. L’evoluzione tecnologica migliora anche la capacità diagnostica. Le nuove risonanze dinamiche permettono di «avere un esame che analizza tutto l’arco articolare di movimento di un’articolazione» e questo «rende l’esame più completo».

Consente di slatentizzare anche quadri di microinstabilità, «cioè dove non vi siano lesioni grossolane ma piccole lesioni che danno grandi disturbi al paziente e che con un esame clinico o con una risonanza statica non si riescono bene a vedere», riprede Randelli. Alcune macchine consentono valutazioni in ortostasi, importanti negli sport che sollecitano particolarmente la catena cinetica in posizione eretta.

I vantaggi nel follow-up

La medicina dello sport di alto livello si fonda su un equilibrio delicato tra carico, prevenzione e performance. L’esecuzione di screening periodici tramite ecografie e risonanze consente di monitorare condizioni muscolari e articolari, valutare la risposta agli allenamenti intensivi e accompagnare fisioterapisti e preparatori atletici nelle decisioni più sensibili, come la progressione dei carichi o il ritorno in gara dopo un infortunio.

Panzeri spiega che l’imaging è usato per controllare «l’andamento di una lesione muscolare con ecografie ravvicinate» e che il dialogo costante con il radiologo diventa un atto clinico condiviso. La trasversalità dell’imaging aiuta anche le società sportive nelle valutazioni preacquisto degli atleti, nei programmi di prevenzione dei fenomeni da stress e nel miglioramento della qualità del gesto tecnico. Un ulteriore vantaggio è l’assenza di radiazioni con le macchine di RM, che permette follow-up frequenti senza rischio cumulativo: un vantaggio importante per atleti che necessitano di controlli ravvicinati.

L’efficienza del modello integrato

Il contributo dell’intelligenza artificiale completa il quadro di evoluzione tecnologica, come detto. Gli algoritmi stanno migliorando la qualità delle immagini (anche su macchine aperte e a basso campo), velocizzano i tempi di acquisizione e forniscono vari strumenti di supporto alla diagnosi.

Panzeri evidenzia che negli ultimi anni l’IA «ha dato un input e incrementato le potenzialità di queste macchine», rendendo il lavoro clinico più rapido e più preciso. Gli sport invernali sono particolari non solo dal punto di vista biomeccanico, ma anche logistico. Durante grandi eventi come Milano Cortina 2026 la diagnostica sul campo diventa un’infrastruttura critica per la sicurezza degli atleti. Anche sotto questo profilo, le nuove tecnologie offrono vantaggi.

La possibilità di installare risonanze a basso campo nei villaggi olimpici o nelle immediate vicinanze delle piste consente di ridurre i trasferimenti, alleggerire la pressione sulle strutture ospedaliere e ottimizzare i tempi d’intervento. Il modello integrato tra ecografia portatile, RM di prossimità, radiologia dedicata e collaborazione interdisciplinare è quindi la nuova frontiera della tutela sanitaria negli sport invernali.

Il futuro della medicina dello sport, sottolineano entrambi i clinici, è fatto di decisioni sempre più rapide, prese con il supporto di informazioni sempre più ricche e ottenute in luoghi sempre più vicini al gesto atletico. È un cambiamento culturale prima ancora che tecnologico. Così la diagnostica per immagini non è più percepita come un passaggio successivo all’infortunio, ma come un elemento strutturale e continuo del percorso dell’atleta.

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