I trapiantati di cuore possono andare incontro nel tempo a una serie di complicazioni o disagi legati al trapianto stesso, il che li porta nei Dipartimenti di Emergenza, dove devono essere gestiti al meglio.
Una review narrativa, comparsa sull’American Journal of Emergency Medicine, si focalizza sulle situazioni che possono presentarsi in un DEA (Long B, Brady WJ, Gragossian A, Koyfman A, Gottlieb M. A primer for managing cardiac transplant patients in the emergency department setting. Am J Emerg Med. 2021 Jan 1;41:130-138. doi: 10.1016/j.ajem.2020.12.071. Epub ahead of print. PMID: 33440325).

Il primo aspetto evidenziato è che un cuore trapiantato è certamente diverso per anatomia e fisiologia rispetto a un cuore nativo: ciò può portare a rigetto, infezione o fallimento dell’innesto, tre complicanze molto comuni che causano patologia o addirittura la morte entro il primo anno dal trapianto.

Prevenire queste complicanze è difficile: per fare un esempio, l’immunosopressione necessaria per ridurre il rischio di rigetto porta a sua volta a un aumentato rischio di infezioni, perché l’ospite non è protetto dal proprio sistema immunitario.
Esistono poi complicanze meno gravi ma comunque frequenti, come il comparire di differenti aritmie, compresa la fibrillazione atriale e aritmie ventricolari, lo sviluppo di sindrome coronarica acuta, vasculopatia cardiaca da allotrapianto o problemi legati alla medicazione.

Gli operatori devono sapere, per esempio, che un paziente con sindrome coronarica acuta possono anche essere privi di sintomi dolorifici. Essenziale, quando si presenta in Pronto Soccorso un paziente trapiantato, è il confronto con l’esperto di trapianti.
La review ha visto collaborare quattro differenti Dipartimenti di Emergenza, quello del Brooke Army Medical Center, quello della University of Virginia School of Medicine, quello dello UT Southwestern e quello del Rush University Medical Center, e l’Institute for Critical Care Medicine del Mount Sinai Hospital.

Stefania Somaré

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