In occasione della giornata mondiale del rene, la Società Italiana di Nefrologia promuove un cambio di paradigma a favore della dialisi peritoneale.
Dal rapporto HTA Altems emerge che la dialisi peritoneale è più efficace, costa il 43% in meno dell’emodialisi a paziente l’anno ed è la scelta di prima linea per i pazienti con malattia renale cronica. In termini di Quality Adjusted Life Year-QALY (qualità di vita), la dialisi peritoneale raggiunge 1,20, mentre l’emodialisi ospedaliera è a 0,94.

Dati dal rapporto HTA Altems
I risultati dello studio Altems, pubblicati a ottobre sul Giornale Italiano di Nefrologia, sono stati oggetto di discussione di “Stati generali della dialisi peritoneale”, evento svoltosi a Roma e promosso dalla Società Italiana di Nefrologia in collaborazione con Fondazione Italiana del Rene, Associazione Nazionale Emodializzati – Dialisi e Trapianto, Forum Nazionale Associazione Trapiantati e Altems – Università cattolica del Sacro Cuore.
“L’analisi HTA è il gold standard di valutazione delle tecnologie sanitarie in Italia come nel resto del mondo”, così Marco Oradei, responsabile del Laboratorio HTA Altems, Università Cattolica del Sacro Cuore. “La dialisi peritoneale ha fornito le evidenze più robuste mai prodotte finora. Emerge come tecnologia che crea valore per tutti gli attori del sistema. Per i pazienti in termini di salute e qualità di vita, per il SSN in termini di risparmio economico, per la società in termini di sostenibilità ambientale”.
I dati Altems sono in linea con ciò che gli specialisti sostengono da anni: la dialisi peritoneale è una terapia superiore per costi ed efficacia clinica, con tollerabilità maggiore rispetto all’emodialisi nel centro.
Ruolo della prevenzione
“La dialisi peritoneale è il trattamento dialitico di prima linea, dal punto di vista sia clinico sia economico, per i pazienti con malattia renale cronica in stadio avanzato”, afferma Luca De Nicola, presidente della Società Italiana di Nefrologia e professore ordinario di Nefrologia all’Università degli Studi della Campania Luigi Vanvitelli.
“Pazienti che ci auguriamo possano essere sempre meno, grazie a prevenzione, diagnosi precoce e trattamenti tempestivi. Le opzioni terapeutiche disponibili, assunte in tempi adeguati, possono infatti ritardare sensibilmente la progressione della malattia e la dialisi”.
Un paradosso clinico
Nonostante le evidenze, in Italia persiste un paradosso clinico:
- si ricorre alla dialisi peritoneale solo nel 9,5% dei dializzati
- il 37% delle UO di Nefrologia e Dialisi non prescrive dialisi peritoneale
- il 22% dei centri tratta meno di 10 pazienti con questa modalità
- l’uso della dialisi peritoneale in Italia è inferiore al 10%, mentre si attesta al 20% o più in diversi Paesi europei ed extraeuropei.
Gli obiettivi della Sin
Questo divario non poggia su evidenze cliniche, ma su limiti organizzativi, informativi e di sistema che la SIN intende abbattere. “Il nostro obiettivo è raddoppiare i pazienti in dialisi peritoneale entro i prossimi cinque anni”.
Il documento di linea d’indirizzo Agenas per le Regioni, realizzato in collaborazione con la Sin, fissa proprio l’obiettivo d’incrementare progressivamente l’implementazione della dialisi peritoneale in tutte le Regioni, portando l’Italia in linea con gli standard europei. Il documento fornisce alle Regioni indicazioni operative per implementare questo cambio di paradigma in modo strutturato e sostenibile.
“La dialisi peritoneale offre vantaggi significativi anche in termini di sostenibilità ambientale. Riduce i consumi d’acqua, energia elettrica e rifiuti ospedalieri, allineandosi agli obiettivi globali di conservazione del pianeta sottolineati nel World Kidney Day 2026”, spiega Massimo Morosetti, presidente della Fondazione Italiana del Rene e direttore dell’Unità Operativa di Nefrologia e Dialisi dell’Ospedale Grassi di Roma.
La dialisi peritoneale incarna perfettamente questo messaggio: è inclusiva e accessibile, anche per i pazienti che vivono lontani dai centri di emodialisi o con difficoltà a uscire di casa, garantendo equità nell’accesso alle cure e migliorando concretamente la qualità della vita.
“Dal punto di vista dei pazienti, la dialisi peritoneale, quando clinicamente indicata e condivisa con pazienti e caregiver, rappresenta da sempre la scelta terapeutica preferibile. Essendo una terapia domiciliare, garantisce maggiore autonomia e una migliore continuità lavorativa e sociale rispetto all’emodialisi ospedaliera.
Consente, infatti, d’integrare il trattamento nella vita quotidiana, senza viverlo come un’interruzione”, sottolinea Giuseppe Vanacore, presidente Aned. “I pazienti adeguatamente informati sui benefici clinici e sulla libertà che questa metodica offre la richiedono sempre più spesso. Per questo auspico che, nel prossimo futuro, i reparti di Nefrologia ne favoriscano una diffusione più ampia, anche alla luce delle evidenze cliniche e dei dati economici favorevoli”.
L’evento ha riunito i principali attori del sistema sanitario italiano – Istituzioni, clinici, Associazioni di pazienti, rappresentanti di Altems e mondo dell’Industria – per definire una strategia condivisa di diffusione e implementazione della dialisi peritoneale nel nostro Paese, con l’intento di promuovere questi contenuti anche attraverso i media per sensibilizzare l’opinione pubblica e i decisori politici.


