Contrastare la carica batterica in sala operatoria

Figura 1. 63,5 – 381 UFC/m3

Le sale operatorie in ISO 7 presentano cariche batteriche fino a 100 volte più alte.
La resistenza agli antibiotici è un problema allarmante, potenzialmente drammatico, perché cominciamo ad avere situazioni in cui i pazienti sono resistenti a quasi tutti gli antibiotici e questo vuol dire non avere più strumenti per curarli.
Ciò rende sempre più difficile e costoso trattare con successo le infezioni batteriche.
La resistenza contro gli antibiotici rende ancora più importante l’igiene in ambito chirurgico. Minimizzare il numero di batteri nella ferita e sugli strumenti chirurgici potrebbe essere uno dei pochi strumenti nella lotta contro i batteri (figura 1).
L’aria filtrata tramite i sistemi di aerazione tradizionali viene dapprima spinta verso il pavimento e dopo distribuita in modo omogeno in tutta la sala operatoria.
Il pavimento della sala operatoria è sempre contaminato. In questo modo i batteri possono essere trasmessi al paziente tramite gli strumenti e la ferita chirurgica. La carica batterica è fino a 100 volte più alta di una sala operatoria in classe ISO 5. Le sale operatorie in ISO 7 sono permesse solo per interventi chirurgici senza impianto di protesi e per la chirurgia a bassa invasività (foto 2).

Figura 2. 0,2 – 0,52 UFC/m3

Con il sistema del flusso laminare focalizzato l’aria, filtrata attraverso filtri Hepa privi di organismi, è indirizzata anzitutto verso gli strumenti chirurgici. Successivamente viene distribuita in tutta la sala operatoria: in questo modo si protegge proprio la zona critica della sala operatoria, vale a dire gli strumenti e il campo operatorio. Grazie a questo sistema la carica batterica sugli strumenti e sul campo operatorio viene abbattuta del 95% rispetto ai sistemi di aerazione tradizionali (foto 3).

Figura 3. A sinistra, 0,4 – 2,4 UFC/m3; a destra, 23 – 109 UCF/m3

Problema: la maggior parte degli strumenti, anche in una sala operatoria più moderna ISO 5, è già contaminata prima dell’intervento perché la preparazione degli strumenti avviene quasi sempre fuori della zona sterile.
In questo modo gli strumenti hanno già perso la sterilità prima del loro utilizzo.
Quando un paziente viene operato si suppone la sterilità assoluta degli strumenti e del materiale di sala operatoria per evitare complicanze e infezioni. Diversi studi tedeschi hanno esaminato la carica batterica sugli strumenti durante interventi di protesi in diverse sale operatorie (1,2). La carica batterica è stata misurata con oltre 300 piastre di sedimentazione sugli strumenti, posizionate sotto e al di fuori delle zone di protezione, in sale operatorie ISO 5, in sale operatorie ISO 7 e con un tavolo portaferri Toul predisposto con un flusso laminare a filtri Hepa incorporati. La carica batterica è stata misurata dopo 60 minuti dall’intervento.

Bibliografia
1) Possible instrument contamination in the operating room during implantation of knee and hip arthroplasty. Journal for orthopedic and trauma surgery. April 2016, Germany
2) Influence of different ventilations systems upon the contamination of medical devices. Hyg Med 2013; 38-4

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