Payback dispositivi medici: impatto su imprese e sostenibilità del sistema sanitario italiano

Il settore dei dispositivi medici continua a ribadire la propria preoccupazione per le disposizioni relative al payback 2015-2018. Dopo la sospensione delle prime sentenze del Tar, si attendono i prossimi sviluppi

La posizione di Confimi Industria Sanità sul payback applicato ai dispositivi medici è chiara: «Chiediamo l’abrogazione definitiva – ha dichiarato il presidente Massimo Pulin, che definisce il payback – una norma iniqua che scarica sulle imprese private le inefficienze della programmazione regionale». Confimi Industria Sanità è attiva da tempo sulla questione, con azioni congiunte ad altre Associazioni di settore, a sostegno delle imprese.

Rischi da non sottovalutare

«Chiedere alle aziende di dispositivi medici di restituire quote di fatturato per forniture già effettuate, fatturate e pagate, spesso tra l’altro con forte ritardo, significa mettere a rischio la sopravvivenza stessa del comparto. Le ripercussioni sono drammatiche: molte imprese si troverebbero con bilanci in perdita, impossibilitate a investire in ricerca e sviluppo, costrette a tagliare il personale. Per le piccole e medie imprese a conduzione familiare, che rappresentano la maggioranza della nostra manifattura, il rischio concreto è la chiusura definitiva. Sono imprese che non hanno le spalle abbastanza larghe per reggere un prelievo forzoso di tale entità. In termini di segmenti, soffrono particolarmente i fornitori di dispositivi ad alto contenuto tecnologico e quelli legati a bandi di gara con margini già ridotti all’osso: in molti casi il contributo richiesto dal payback supera l’utile d’impresa, trasformando un appalto in una perdita secca». 

Le richieste alle Istituzioni  

«Come Confimi Industria Sanità chiediamo l’abrogazione definitiva della norma o, in alternativa, una profonda revisione strutturale. Abbiamo già avanzato proposte concrete: è necessario rivedere il sistema degli acquisti delle Asl regionali attivando un meccanismo di controllo della spesa che consenta una programmazione più efficiente tra fabbisogno ospedaliero e capacità produttiva delle imprese. Questo sistema permetterebbe non solo di monitorare gli acquisti, ma anche di favorire uno scambio diretto di dispositivi tra ospedali, evitando sprechi e carenze. Inoltre, è fondamentale superare il sistema obsoleto dei tetti di spesa regionali e distinguere il contributo richiesto tra multinazionali e Pmi. Per trovare una soluzione condivisa, accanto al tavolo tecnico già convocato lo scorso anno al MEF per affrontare l’emergenza payback, riteniamo ora urgente rendere permanente quel tavolo e trasformarlo in una sede stabile di confronto, in grado di definire un nuovo modello di governance della spesa sanitaria che guardi al lungo periodo, premi l’efficienza e non penalizzi i fornitori».

I prossimi step

Nei prossimi mesi, Confimi Industria Sanità continuerà a monitorare la situazione, confermandosi partecipe e coinvolta nel dibattito con le Istituzioni.

«Non diminuiremo la vigilanza. Continueremo il dialogo con il ministero della Salute e dell’Economia per trovare una soluzione politica definitiva prima che si arrivi a nuove scadenze giudiziarie. Parallelamente, Confimi Industria Sanità continuerà a supportare le aziende associate nelle sedi legali e a sensibilizzare l’opinione pubblica: la crisi dei dispositivi medici non è solo un problema di bilancio, ma un rischio reale per il diritto alla salute dei cittadini». 

Udienza fissata a settembre 2026 

A inizio marzo il Consiglio di Stato ha sospeso in via cautelare le prime sentenze del Tar che avevano respinto i ricorsi presentati dalle aziende contro il meccanismo di ripiano. L’udienza pubblica per la discussione si terrà il 24 settembre 2026. Le Associazioni del comparto hanno espresso soddisfazione per la decisione, ribadendo l’urgenza di convocare nuovamente il tavolo sul payback presso il Ministero dell’Economia e delle Finanze.

«Accogliamo con favore l’ordinanza con cui il Consiglio di Stato ha disposto la sospensione dell’efficacia delle richieste di compensazione del payback 2015-2018 per le imprese ricorrenti, in attesa del giudizio di merito fissato per il 24 settembre. Si tratta di una misura cautelare temporanea, ma rappresenta un segnale di attenzione importante rispetto alle criticità più volte evidenziate dalle imprese del settore» -hanno commentato congiuntamente  AFORP–Associazione Fornitori Ospedalieri Pluriregionale e di Filiera, Confimi Industria Sanità e Confindustria Dispositivi Medici.

«La decisione del Consiglio di Stato di sospendere le sentenze del Tar non rappresenta certo una vittoria – afferma Massimo Pulin – ma offre alle aziende del comparto il tempo necessario per tirare un sospiro di sollievo. È una sorta di “armistizio” che riconosce implicitamente la complessità e le gravissime criticità legali della norma. Per la prima volta, si è dato peso all’interesse delle imprese a non essere costrette a pagamenti che le avrebbero strangolate prima ancora di poter discutere nel merito». 

Gli interventi delle Associazioni

Il payback sui dispositivi medici in Italia è oggetto di controversie da anni. Fu stabilito per legge allo scopo di ripianare lo sforamento dei tetti di spesa delle Regioni, ma è rimasto inattuato fino al 2022, quando sono stati stabiliti i tetti di spesa del periodo compreso tra il 2015 e il 2018. Calcolati gli sforamenti, ogni Regione ha determinato il valore del payback da richiedere alle aziende fornitrici di dispositivi medici. A quel punto sono stati presentati numerosi ricorsi da parte delle imprese, che hanno giudicato la misura economicamente insostenibile.

Le Associazioni del comparto hanno intrapreso di comune accordo una serie di interventi congiunti. Aforp–Associazione Fornitori Ospedalieri, Confimi Industria Sanità, Confindustria Dispositivi Medici e il Coordinamento Filiera hanno preso parte ad audizioni in Conferenza delle Regioni e delle Province autonome presentando varie proposte, tra cui: la sospensione delle azioni esecutive in corso, la dilazione dei pagamenti, l’accesso al Fondo di garanzia e la definizione di una soglia di esenzione a 4 milioni per le piccole e medie imprese. Dopo la sospensione cautelare delle prime sentenze del Tar che avevano respinto i ricorsi presentati dalle aziende, le Associazioni hanno nuovamente chiesto, con urgenza, «la riconvocazione del tavolo sul payback presso il ministero dell’Economia e delle finanze affinché si lavori quanto prima al superamento definitivo del payback, la cui partita 2019-2025 è ancora aperta e rischia di risultare insostenibile per le imprese». 

Il settore in cifre 

Secondo gli ultimi dati pubblicati da Confindustria Dispositivi Medici, sono 4.648 le aziende del comparto in Italia. Di queste, 2.774 operano nella produzione, 1.511 nella distribuzione e 363 nei servizi.

Il settore occupa circa 130.500 addetti, generando un valore che si aggira attorno ai 19 miliardi di euro tra export e mercato interno. Distinguendosi per la grande propensione innovativa, effettua ogni anno cospicui investimenti in ricerca e sviluppo (1 miliardo di euro nel 2023). La spesa pubblica in dispositivi medici e servizi si attesta in Italia a 9,7 miliardi di euro, rappresentando il 7,4% della spesa sanitaria pubblica totale.

I principali segmenti che costituiscono il settore dispositivi medici sono: biomedicale, biomedicale strumentale, dispositivi a base di sostanze, elettromedicali e servizi integrati, ausili, attrezzature tecniche, diagnostica in vitro, home & digital care, dentale, ottica, servizi, medicina estetica e dentale.

Tratto da Exposanità News di aprile 2026

LASCIA UN COMMENTO

Please enter your comment!
Please enter your name here