Agitazione psicomotoria in emergenza: Fimeuc propone un tavolo tecnico per un protocollo unico nazionale

Fimeuc ha presentato una proposta formale al Ministero della Salute per l'istituzione di un tavolo tecnico nazionale sulla gestione del paziente in stato di agitazione psicomotoria e comportamento violento. L'obiettivo è superare la frammentazione procedurale sul territorio ed emanare una Raccomandazione ministeriale condivisa. La proposta punta a codificare un modello operativo basato sul principio del Comando Unico, tecniche trasversali anti-asfissia posizionale, la separazione chiara dei ruoli tra sanitari e forze dell'ordine e un solido inquadramento giuridico basato sullo stato di necessità.

I recenti episodi drammatici arrivati alle cronache registrati durante la gestione di pazienti con grave agitazione psicomotoria hanno riacceso l’attenzione sulle criticità operative che coinvolgono quotidianamente il sistema dell’emergenza-urgenza. Si tratta di contesti complessi, nei quali le esigenze clinico-assistenziali si intrecciano con problematiche di ordine pubblico, esponendo a un elevato rischio di aggressione e infortuni sia i professionisti del Ssn sia gli operatori delle forze dell’ordine.

Per superare un approccio spesso guidato dall’emotività e condizionato dalla profonda disomogeneità procedurale tra le diverse Regioni e Aziende Sanitarie, la Fimeuc – Federazione Italiana Medici Emergenza Urgenza e Catastrofi, ha trasmesso una proposta formale al ministro della Salute Orazio Schillaci. L’iniziativa richiede l’istituzione di un tavolo tecnico multidisciplinare — con il coinvolgimento di Ministero della Salute, Ministero dell’Interno, Agenas, Iss, forze di polizia e società scientifiche — finalizzato alla stesura di una Raccomandazione nazionale univoca e vincolante.

Prevenire le morti sul campo: serve uno standard operativo

L’intervento su persone la cui intemperanza è provocata da intossicazioni acute (abuso di sostanze o alcol), patologie organiche (delirium, traumi cranici, ipossia) o crisi psichiatriche rappresenta uno degli scenari a più alto rischio per l’incolumità fisica di pazienti e operatori.

L’assenza di uno standard operativo nazionale incrementa altresì il rischio di aggressioni e, soprattutto, espone i pazienti a eventi avversi fatali durante le fasi di contenzione e trasporto: le cosiddette “morti sul campo”, spesso dovute ad asfissia posizionale o a quadri clinici acuti non tempestivamente identificati.

L’obiettivo della proposta Fimeuc non è attribuire responsabilità o alimentare polemiche, ma codificare procedure standardizzate per azzerare l’incertezza operativa e prevenire il pesante contenzioso legale (per lesioni o omicidio colposo) che attualmente pesa sui professionisti coinvolti.

Comando Unico e chiara ripartizione dei ruoli

L’architettura del modello operativo avanzato da Fimeuc si fonda sulla dottrina del Comando Unico dello scenario e su una rigorosa distinzione delle competenze sul campo:

  • forze di polizia (polizia di stato, carabinieri, guardia di finanza, polizia locale): sono primariamente responsabili della messa in sicurezza dell’area di intervento e delle azioni di dissuasione. Qualora si renda indispensabile il contenimento fisico, il loro compito tecnico è limitato al blocco e al controllo degli arti del soggetto
  • personale sanitario (medico e infermiere 118): mantiene la piena ed esclusiva responsabilità clinica, diagnostica e terapeutica (compresa la sedazione farmacologica precoce). Durante la fase di immobilizzazione, il personale sanitario ha il compito di proteggere e bloccare la testa e il torace del paziente per prevenire l’ostruzione delle vie aeree.

Inquadramento giuridico: stato di necessità e incapacità di dissenso

Un nodo centrale della proposta inviata al Ministero riguarda la chiarificazione del quadro normativo. L’intervento coattivo su un paziente violento non deve essere assimilato o sovrapposto automaticamente alle rigide procedure del trattamento sanitario obbligatorio (TSO).
In presenza di alterazioni dello stato di coscienza o grave stato confusionale, il soggetto si trova in una condizione di temporanea incapacità di esprimere un valido dissenso. L’azione di tutela dei soccorritori trova quindi copertura nelle cause di giustificazione previste dal Codice Penale:

  • art. 54 c.p. (stato di necessità): legittima le manovre di coazione fisica per salvare il paziente o terzi dal pericolo attuale di un danno grave alla persona
  • art. 51 c.p. (adempimento del dovere): impone l’obbligo giuridico di intervenire a tutela dell’incolumità pubblica
  • art. 593 c.p. (omissione di soccorso): sancisce il dovere di assistenza sanitaria che prevale sul rifiuto irrazionale espresso da un soggetto incapace di autodeterminarsi.

Algoritmo procedurale e manovre di sicurezza anti-asfissia

Il protocollo tecnico proposto è strutturato su 9 fasi operative, in cui l’immobilizzazione fisica rappresenta un’extrema ratio applicabile solo dopo il fallimento della de-escalation verbale e previa eventuale sedazione farmacologica.
Per minimizzare i rischi clinici durante la contenzione fisica, la procedura prescrive l’azione coordinata di 4 operatori (con formazione a “triangolo” o a “colonna”) e stabilisce precisi divieti e obblighi tecnici:

  • divieto assoluto della posizione prona prolungata (pancia a terra), principale fattore scatenante dell’asfissia posizionale
  • divieto di applicare pressione fisica sul rachide cervicale
  • obbligo di posizionamento in posizione laterale di sicurezza non appena completato il bloccaggio, assicurando il monitoraggio continuo dei parametri vitali
  • utilizzo di accorgimenti specifici per soggetti corpulenti (come l’uso di due manette unite) per prevenire lussazioni e danni articolari.

Formazione interistituzionale e dotazioni dedicate

A completamento della richiesta indirizzata al ministro della Salute, la Fimeuc sottolinea la necessità di affiancare alla Raccomandazione nazionale due pilastri organizzativi: l’adozione di dotazioni tecniche omologate e integrate (come specifiche cinghie di contenzione per gli arti inferiori in uso ai team sanitari) e la previsione di un obbligo di formazione continua interistituzionale.
Sessioni periodiche di simulazione congiunta tra operatori del 118, personale dei Pronto Soccorso e forze dell’ordine vengono indicate come l’unico strumento idoneo a garantire la sincronia delle manovre, tutelare la salute dei pazienti e proteggere i lavoratori in scenari a elevatissima criticità.

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