Chirurgia robotica: che cosa inficia la sicurezza dei pazienti?

Chirurgia robotica e laparotomica sono sempre più spesso scelte al posto delle tecniche più tradizionali. Uno dei vantaggi spesso indicati sono la maggior precisione dell’atto chirurgico e la sicurezza del paziente.

Ma è davvero sempre così o ci sono fattori che influenzano questa sicurezza? Un gruppo di ricercatori dell’Università di Limerik, in Irlanda, ha condotto uno studio di revisione della letteratura integrativa sull’argomento per individuare se ci sono fattori che influenzano a sicurezza del paziente durante questo tipo di chirurgia (Mathew R, Markey K, Murphy J, Brien BO. Integrative Literature Review Examining Factors Affecting Patient Safety With Robotic-Assisted and Laparoscopic Surgeries. J Nurs Scholarsh. 2018 Nov;50(6):645-652).

Come primo passo i ricercatori hanno individuato studi pubblicati tra il 2011 e il 2016 incentrati su queste pratiche in ambito colonrettale, urologico e ginecologico, oltre che in chirurgia generale.

I database analizzati sono stati Cumulative Index to Nursing and Allied Health Literature (CINAHL), Embase e Medline. Dodici studi hanno risposto ai requisiti necessari: la loro qualità è stata valutata con il Critical Appraisal Skills Programme, uno strumento per valutare le prove cliniche.

I dodici studi hanno permessi di individuare tre aree critiche che, se non ben oliate, possono inficiare la sicurezza del paziente durante un intervento robotico o laparoscopico: comunicazione tra gli operatori, lavoro di squadra e interruzioni.

Occorre quindi assicurarsi che il team operatoria sia affiatato, che la comunicazione sia chiara e che non si verifichino interruzioni nel corso dell’intervento con tecnologie innovative. Il rischio è, altrimenti, che il paziente ne risenta invece che giovarne, nonostante le provate capacità tecniche del chirurgo.

In questo contesto, essenziale è il ruolo degli infermieri di sala operatoria che devono saper individuare situazioni critiche in arrivo nel setting perioperatorio per poterle sanare prima che inficino i risultati dell’intervento stesso. È quindi essenziale puntare anche sulla loro formazione professionale.

Stefania Somaré

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