In un contesto sanitario attraversato da trasformazioni strutturali e organizzative si è aperta questa mattina l’edizione 2026 di Exposanità, in corso alla Fiera di Bologna fino al 24 aprile, con la sessione inaugurale “Sfide sociosanitarie e soluzioni tech. Nuove risposte per garantire il diritto alla cura”.
L’invecchiamento della popolazione, la crisi vocazionale delle professioni sanitarie, la sostenibilità economica dei sistemi e le criticità nella territorializzazione delle cure delineano uno scenario complesso.
Alla base dei lavori l’interrogativo esteso ai numerosi professionisti presenti in sala: il digitale può davvero contribuire a salvaguardare la salute come diritto universale?
Una consapevolezza condivisa
Al centro una consapevolezza condivisa: l’innovazione tecnologica, da sola, non è una panacea. Eppure, in un quadro di complessità s’inserisce la ricerca di soluzioni nuove, capaci di coniugare progresso tecnologico e principi costituzionali, tra tutti il diritto alla salute.
Custodire la salute
Dopo il taglio del nastro, al via i lavori del convegno con i saluti istituzionali di Franco Baraldiper BolognaFiere e di Ivo A. Nardella, presidente del Gruppo Tecniche Nuove. Entrambi hanno sottolineato il ruolo della manifestazione come piattaforma di confronto tra istituzioni, industria e comunità scientifica.
Queste le parole di Ivo Nardella: «Partecipo con la convinzione ereditata da mio padre – fondatore del Gruppo editoriale Tecniche Nuove – ovvero che non si debbano curare i malati, ma cercare di mantenere le persone in buona salute. È una consapevolezza a cui stiamo arrivando gradualmente un po’ tutti, perché in un Paese come l’Italia che invecchia costantemente, mantenere la salute il più a lungo possibile è un obiettivo focale.
Avere la possibilità di accedere a nuove tecnologie per una salute migliore, a prescindere dal reddito, è un obiettivo che l’Italia deve porsi tra le priorità. Ci auguriamo che i quasi 20.000 visitatori attesi in fiera in questi giorni riusciranno a trovare nelle tecnologie abilitanti esposte, possibili soluzioni in grado di migliorare la loro vita».
Mercato e imprese
Il primo panel del convegno, dedicato alle dinamiche del mercato e delle imprese, ha registrato gli interventi di Elena Menichini per Confindustria Dispositivi Medici e di Andrea Fortuna per PwC.
Le loro riflessioni hanno evidenziato come l’innovazione tecnologica stia ridisegnando il settore della cura, ma anche come restino aperte questioni cruciali legate agli investimenti, alla regolazione e all’accesso equo alle nuove soluzioni.
La sessione sulle sfide sociosanitarie è stata il cuore della sessione inaugurale.
A introdurre la centralità dell’essere umano nella cura è stato l’assessore alle politiche per la salute della Regione Emilia-Romagna Massimo Fabi che, dopo aver evidenziato il bisogno di una reciprocità tra politiche governative e pianificazione per la sostenibilità del Ssn, ha aggiunto: «non è lo strumento che guida la qualità della relazione di cura ma la relazione stessa. Il guardarsi negli occhi tra chi cura e chi viene curato non è sostituibile da macchine. L’invito è a essere flessibili e a usare il buon senso nel contesto delle tecnologie e dell’intelligenza artificiale».
Nino Cartabellotta, presidente della Fondazione Gimbe è intervenuto sulle principali criticità che affliggono il Ssn. «Il dato certo è che il nostro sistema sanitario è largamente sottofinanziato. Per risollevare le sorti della sanità pubblica, è necessario ritrovare l’universalismo e l’equità d’accesso che si sono persi. Altro tema importante è investire sui criteri d’appropriatezza che siamo in grado di definire ma non ancora concretamente di applicare».
Sfide per le professioni
Poi è stata la volta della presidente Fnopi Barbara Mangiacavalli, che ha ribadito l’importanza di soluzioni umano-centriche nelle sfide poste alle professioni di cura dalla digitalizzazione.
«In questi anni abbiamo ridisegnato la professione infermieristica. Serve avere coraggio e mettere al centro il cittadino non come slogan ma realmente con i suoi bisogni di cura e assistenza. Per quanto riguarda le tecnologie, c’è bisogno di governare la rivoluzione digitale. Diversamente, come categoria, la subiremo. Ci sono pratiche ripetitive e ridondanti nell’assistenza infermieristica. Occorre capire e individuare da parte degli infermieri quale sia il proprio valore aggiunto per un esito di cura più efficace».
A fare eco le parole di Piero Ferrante, presidente Fnofi. «Il mondo si è stravolto, il panorama epidemiologico è cambiato, il nostro Paese è il primo in Europa per longevità ma chiediamoci come vivono i nostri anziani. I cittadini ci chiedono competenze e nuove richieste di salute. In uno studio dell’Oms del 2019 il 45% degli italiani evidenziava bisogni riabilitativi che vedeva risolti solo con la fisioterapia. Bisogna invece lavorare su interventi di prevenzione. L’IA è una manna dal cielo quando però essa viene governata. Serve coraggio e fare squadra tra tutte le professioni sanitarie».
Cornice del convegno i temi attuali e delicati quali la carenza di personale, in particolare quello infermieristico, la crescente domanda di cura e le disuguaglianze territoriali che richiedono risposte sistemiche.
Alle numerose criticità evidenziate ha provato a fornire risposte e ragionamenti l’ultima sessione, dedicata appunto alle soluzioni. L’intervento di Giuseppe Jurman della Fondazione Bruno Kessler, per esempio, ha messo in evidenza alcune applicazioni concrete dell’IA generativa relativa al caso del carcinoma renale e del tumore alla laringe con due conseguenze positive: il miglioramento della diagnosi e la riduzione dei costi a carico del Ssn.
Le opportunità offerte dalla telemedicina
A seguire i contributi di Antonio Vittorino Gaddi, Alessandro Palombo, Giuseppe Andreoni e Irene Aprile hanno delineato un panorama in cui telemedicina, intelligenza artificiale, data science e tecnologie digitali avanzate diventano strumenti concreti per migliorare l’accesso, l’efficienza e la qualità delle cure.
«La telemedicina è fatta dall’insieme di tutti gli attori della medicina, inclusi i pazienti. Bisogna ridurre l’entropia del sistema. Metteremo le radici per la nuova sanità tecnologica, seguendo le linee guida e contribuendo a scriverle. Non si può non partire dai bisogni reali manifestati dalla gente, però bisogna mostrare e insegnare come funzionano gli strumenti tecnologici», queste le riflessioni di Antonio Vittorino Gaddi della Società Italiana Telemedicina.
Il convegno inaugurale di Exposanità 2026 si configura come un momento di sintesi e riflessione sul futuro. Tra interrogativi aperti e prospettive innovative, il messaggio è chiaro: garantire il diritto alla salute richiede un equilibrio tra visione politica, competenze professionali e innovazione tecnologica. Una sfida che non può essere rimandata e richiede un lavoro oltre che un impegno interprofessionale.
Il digitale può essere un acceleratore potente, a patto che venga inserito in strategie sanitarie che mettano al centro la persona con i suoi bisogni, in un’ottica umano-centrica.



