Ecco l’Ambulatorio Virtuale Endocrinologico

È operativo l’Ambulatorio Virtuale Endocrinologico, realtà innovativa voluta dall’Associazione Medici Endocrinologi per andare incontro alle necessità dei pazienti e, al contempo, garantire ai professionisti che si aprono all’era digitale di poter lavorare in un ambiente sicuro dal punto di vista informatico e della privacy.

Sicurezza dimostrata dalle caratteristiche di cui è dotato l’Ambulatorio: firma elettronica avanzata, conformità dell’intera piattaforma al GDPR, trasmissione e visualizzazione delle immagini in formato DICOM, web DICOM viewer di Neologica, un servizio di video-visita certificato.

Più nel dettaglio, l’ambulatorio consiste in una piattaforma web dedicata alla telemedicina che consente ai pazienti di accedere a visite endocrinologiche a distanza, in un modo rapido e flessibile che ben si adatta ai cambiamenti della società e che favorisce chi ha difficoltà a recarsi in un ambulatorio fisico.

Dal canto loro, i clinici possono offrire uno strumento che permetta di professionalizzare e organizzare in maniera trasparente le attività, nonché la crescita delle competenze digitali attraverso il networking e la diffusione di conoscenza.

Per creare un prodotto sicuro e all’avanguardia, AME ha collaborato con la startup Welcomedicine: la sfida è andata a buon fine, se si pensa che AME è stata la prima società scientifica a vincere un premio Innovazione Digitale in Sanità dell’Osservatorio del Politecnico di Milano in 15 anni di vita dall’istituzione di tale riconoscimento.
Dalla sua presentazione ufficiale, avvenuta lo scorso novembre, l’Ambulatorio è già stato utilizzato da 120 utenti clinici e 1.200 utenti pazienti, per un totale di 1.500 consulti effettuati.

Edoardo Guastamacchia, presidente AME

Edoardo Guastamacchia, presidente AME, ha sottolineato: «tra i professionisti della sanità, c’è chi subisce la trasformazione digitale, chi la considera una perdita di tempo, chi ha un atteggiamento rassegnato consapevole della fatica di rincorrere un mondo che corre veloce, chi sa che il suo impatto è destinato a ridefinire il proprio modo di lavorare e chi invece ne comprende le molteplici opportunità e ne diventa un appassionato sostenitore.

Nella realtà si tratta di un cambiamento culturale, sentire la digital trasformation alleata, possibilmente amica, consente di fare un’esperienza impegnativa, capace di portare qualità e innovazione nella sanità, senza i timori di qualche tempo fa.

In questo contesto non aiuta invece la dicotomia tra ciò che accade nella vita reale – e nella relazione quotidiana tra medici e pazienti i cambiamenti avanzano in modo dirompente – e quello che accade nelle organizzazioni sanitarie, in cui il cambiamento è molto più lento e, chi governa le organizzazioni sanitarie (aziende, istituti ecc.) ha come priorità la messa in sicurezza del proprio sistema organizzativo (es. GDPR compliance) ma non quello dei professionisti».

Stefania Somaré

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