Endoscopia operativa, nuove frontiere

Endoscopia operativa, nuove frontiereLo sviluppo di nuove tecniche e l’introduzione di dispositivi specifici hanno permesso di estendere le applicazioni dell’endoscopia nella diagnosi e nel trattamento di diverse patologie dell’apparato intestinale.

Hanno fatto il punto su questi temi specialisti in endoscopia, gastroenterologia, chirurgia e oncologia riunitisi a Milano in settembre in occasione del convegno “Hot topics in therapeutic and palliative endoscopy in oncology 2018”, organizzato presso l’Istituto Nazionale dei Tumori di Milano.

In Italia vengono eseguite ogni anno 1,7 milioni di procedure endoscopiche fra gastroscopie e colonscopie, che permettono la diagnosi di diverse patologie gastrointestinali. I numeri sono in crescita soprattutto per le colonscopie, in ragione della diffusione del programma nazionale di screening per il carcinoma del colon-retto.

L’endoscopia, però, non è cruciale solo nella diagnosi: essa permette di rimuovere lesioni pre-tumorali che hanno il potenziale per trasformarsi in neoplasie invasive (il 30-40% dei pazienti con sangue occulto nelle feci ha dei polipi).

Negli ultimi anni, inoltre, lo sviluppo di nuove tecniche endoscopiche ha permesso di intervenire su lesioni sempre più voluminose ed estese all’interno della parete intestinale.

«La nuova frontiera dell’endoscopia», spiega Enzo Masci, direttore della Struttura Complessa di Endoscopia Diagnostica e Chirurgia Endoscopica dell’Istituto dei Tumori di Milano, «è rappresentata dall’estensione del trattamento mininvasivo anche alle lesioni sottomucose, cioè alla parte più profonda della parete dell’intestino, come nel caso dei tumori stromali gastrointestinali (GIST). Frontiera che oggi non è più così lontana. L’endoscopia ha il grande vantaggio di essere poco invasiva e, in genere, di richiedere una sola notte di osservazione dopo l’intervento, a differenza della chirurgia laparoscopica, che invece richiede qualche giorno di ospedalizzazione, e della chirurgia open, i cui tempi di degenza post-operatoria sono più lunghi».

Da sinistra, Enzo Masci e Gabriele Del Conte.

Tra le tecniche mininvasive, la resezione mucosa endoscopica, la dissezione endoscopica sottomucosa e la resezione “full-thickness” consentono la rimozione di lesioni pre-tumorali o tumorali precoci di esofago, stomaco e colon, con il vantaggio di preservare l’organo interessato, limitare la formazione di aderenze post-operatorie e ridurre sia i tempi di degenza ospedaliera sia i costi.

Di rilievo le nuove tecniche ecoendoscopiche (EUS) che uniscono l’approccio endoscopico all’ecografia, consentendo di esaminare non solo la parete del tratto digestivo ma anche gli organi adiacenti.
Questa modalità, internazionalmente riconosciuta per la diagnosi e la stadiazione delle neoplasie gastrointestinali, sta diventando una tecnica sempre più operativa. Infatti l’EUS permette di eseguire prelievi mirati di lesioni del torace e dell’addome ma anche di eseguire interventi mininvasivi sulle vie biliare in ausilio alle metodiche tradizionali.
Di recente il suo utilizzo è stato proposto anche per la creazione di anastomosi gastro-intestinali per via endoscopica, configurandosi quindi come supporto alla chirurgia tradizionale.

L’obiettivo del congresso è aumentare la conoscenza e la diffusione nella pratica clinica delle nuove tecniche endoscopiche, così da rendere queste procedure sempre più sicure e tollerabili per il paziente.

Cristina Suzzani

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