Le conseguenze del cambiamento climatico, troppo a lungo sottovalutato, sono sotto gli occhi di tutti. Tuttavia, nel riflettere sull’inquinamento e sulle cause delle emissioni climalteranti raramente si pensa a un ospedale. Eppure, l’industria sanitaria contribuisce in modo importante alle emissioni globali, nell’ordine di un 8-10% in base a stime di quasi un decennio fa.
Più in concreto, le strutture ospedaliere hanno elevati consumi energetici, oltre che idrici, necessari al riscaldamento, al condizionamento dell’aria e all’illuminazione. Un’altra sfida complessa è rappresentata dalla gestione dei rifiuti – a partire dai dispositivi monouso – che generano tonnellate di scarti che necessitano di uno smaltimento ad hoc. E ancora, l’uso di farmaci e prodotti chimici impatta irrimediabilmente sulla qualità dell’aria e sulle falde acquifere.
Non si tratta, dunque, solo di una questione etica, ma di un vero e proprio rischio per la salute pubblica: l’inquinamento atmosferico e l’alterazione degli ecosistemi sono tra le cause dirette di patologie respiratorie, allergie e altre malattie croniche. Proseguendo in questa direzione, gli ospedali potrebbero quindi trasformarsi da ambienti di cura ad ambienti di malattia.
Cresce l’attenzione alla sostenibilità ambientale
Proprio per questo, negli ultimi anni la sostenibilità ambientale è diventata priorità cruciale anche per l’ambito sanitario, che si muove verso modelli più green che includono efficientamento energetico, gestione circolare dei rifiuti, riduzione dell’impatto dei farmaci nell’ambiente e green procurement. Anche il convegno nazionale dell’Associazione Italiana Ingegneri Clinici 2025 ha concentrato l’attenzione sul difficile binomio tra innovazione e sostenibilità, presentando progetti che hanno affrontato il delicato tema da molteplici punti di vista.
In questo quadro si è inserito anche un progetto di anestesia sostenibile attraverso il gas consumption analytics, illustrato nel corso di una sessione dedicata all’ospedale sostenibile. Approfondiamo l’argomento con Giuseppe D’Agostino, ingegnere clinico presso l’Irccs Istituto Nazionale dei Tumori, Fondazione Giovanni Pascale di Napoli e primo autore dell’iniziativa.
Ragioni alla base del progetto
«Il progetto s’inserisce nella tematica più generale affrontata al convegno AIIC, alla luce di una crescente sensibilità – da parte sia degli ingegneri clinici sia dei professionisti sanitari – verso la sostenibilità ambientale», ha spiegato l’ing. D’Agostino.
«Numerose sono infatti le pubblicazioni che, negli ultimi anni, hanno enfatizzato il contributo della sanità all’effetto serra e alle emissioni climalteranti. Proprio per questo abbiamo pensato d’indagare quali sono le principali cause che impattano sul cambiamento climatico in ambito sanitario; diversi articoli mettevano in luce un uso crescente di tecnologie biomediche che favoriscono l’incremento di consumi energetici e uno smaltimento di rifiuti speciali che implica inevitabilmente la produzione di gas a effetto serra, cui concorrono anche i gas anestetici.
Grazie alla collaborazione del direttore di Anestesia, Rianimazione e Terapia Antalgica dell’Istituto Pascale di Napoli, prof. Arturo Cuomo, abbiamo quindi pensato di monitorare il consumo dei gas anestetici in sala operatoria».
Come funziona il gas consumption analytics
«Il progetto è nato anche grazie alla collaborazione di un’azienda che ci ha presentato un software atto a monitorare l’uso delle apparecchiature per anestesia presenti in sala operatoria e quindi dei gas anestetici impiegati nel corso delle sessioni operatorie.
Il software è stato installato su un computer virtuale inserito all’interno del network in cui intervengono anche gli apparecchi per anestesia. Questi ultimi sono stati collegati tramite cavi ethernet alla rete internet ospedaliera in cui s’inserisce anche la macchina virtuale su cui è stato installato l’applicativo software».
Quest’ultimo comunica con gli apparecchi per anestesia, permettendo l’acquisizione e l’elaborazione dei dati che poi consentono di avere informazioni sia sulla quantità di utilizzo delle macchine per anestesia sia sul consumo di gas anestetici volatili durante le sedute operatorie.
«Nello specifico, si utilizzano due moduli del software: uno consente di monitorare il tempo di utilizzo degli apparecchi per anestesia, incluso il tempo in cui restano in stand-by. Sulla base delle informazioni disponibili circa il loro tempo di attività è possibile quindi individuare anche la durata di ogni seduta operatoria.
Altresì, attraverso un secondo modulo software è possibile acquisire informazioni sulla quantità di gas anestetici volatili usati nel corso di ciascuna sessione chirurgica che poi vengono trasformati in quantità equivalente di anidride carbonica immessa nell’ambiente».


