In questo editoriale vorrei proporvi una riflessione che nasce da alcuni spunti che ho trovato nell’intervista a Paolo Petralia che potete leggere qualche pagina più avanti (lo so, è pubblicità neanche troppo occulta). E tra l’altro mi piacerebbe avere qualche feedback per capire se è un mio vaneggiamento o altri hanno la stessa percezione della realtà.
Sono cresciuto (professionalmente) in un momento storico nel quale le risorse andavano contraendosi, le limitazioni sulla capacità di spesa hanno progressivamente assunto un ruolo più importante e abbiamo lavorato su un efficientamento del sistema. Per la gestione della tecnologica abbiamo imparato a valutare, comparare, confrontare tutto partendo da outcome per il paziente, sicurezza, qualità e costo.
Quindici anni (più o meno) di valutazioni, di confronti sulle tecnologie (dove è giusto usarle, come è giusto usarle, quanto costano) cercando sempre di coniugare innovazione tecnologica – da ingegneri clinici la sappiano apprezzare, valutare, accogliere… in altre parole: ci piace! – e sostenibilità limitata spesso all’ambito economico.
Abbiamo combattuto con l’avvio stentato ma a volte fragoroso delle Centrali di Committenza (ragazzi, proprio non ci piacevano!) e cercato di garantire il meglio tecnologicamente disponibile al prezzo almeno giusto. Tanta strada.
Il Covid ha rappresentato, a mio modesto parere, uno spartiacque anche nella mentalità: siamo passati a un approccio di tipo produttivo, nel quale la tecnologia rappresenta più spesso una necessità (ne devo avere tante se voglio tenere attive più linee di produzione in parallelo) che non un bene di valore da valutare.
Senza dimenticare che ci siamo abituati tutti molto in fretta a ottenere tutto subito, spesso senza giustificare le motivazioni della richiesta.
L’approccio produttivo sembra essere nemico di chi valuta, di chi compara, di chi ha bisogno di tempo per confrontare le soluzioni e proporre alla Direzione un giudizio robusto e non attaccabile. Viviamo più sulla risposta di pancia o di tempo (domanda oggi, risposta oggi).
Per superare questa evidenza, abbiamo accolto con interesse il tema del valore, di come e dove questo si colloca e si “esprime” nel percorso clinico, forse senza renderci conto che questo non è altro che un’applicazione delle logiche e domini della valutazione multidimensionale al periodo di operatività dei sistemi all’interno delle nostre strutture. Ovvero, richiede valutazione, compartecipazione, tempo.
Ma occorre prestare attenzione a una cosa: dov’è il paziente? È un cliente da servire, un numero da gestire nei modi e nei tempi decisi a priori? O è una persona che ha un bisogno a cui dobbiamo rispondere? E allora… abbiamo il giusto spazio per il rapporto medico-paziente?
Stiamo anche cercando di farci aiutare dalla tecnologia (penso a tutti i sistemi di AI che possono supportare, automatizzare e velocizzare a supporto delle varie fasi del percorso, ma prestiamo attenzione a questi strumenti) per provare a ottimizzare.
Stiamo solo attenti a non mettere da parte la nostra mission principale che consiste nella cura del paziente.


