In Terapia Intensiva gli indici di mortalità e morbilità riflettono la gravità delle condizioni critiche. Valutare precocemente lo stato infiammatorio e nutrizionale dei pazienti può aiutare a prevedere l’esito clinico.
L’indice prognostico nutrizionale (PNI) è uno strumento semplice ma efficace per stimare lo stato nutrizionale e immunitario del paziente. Basato sui valori di albumina e linfociti, il PNI si propone come valido strumento predittivo.
L’alba del PNI
Attraverso un’analisi retrospettiva si è valutata la relazione tra PNI e mortalità dei pazienti di Terapia Intensiva, confrontando i dati relativi a sopravvissuti e deceduti.
I deceduti presentavano un PNI significativamente più basso rispetto ai sopravvissuti, ponendo in relazione il PNI anche con età dei pazienti e valori di creatinina, PCR, piastrine, MPV.
Nel predire la mortalità dei pazienti, una soglia di PNI inferiore a 34,2 ha mostrato sensibilità del 73% e specificità del 56%.
Cosa rivela il PNI
Un basso valore di PNI denota malnutrizione e immunosoppressione, associate a prognosi sfavorevole.
Dall’analisi emerge che il supporto nutrizionale precoce nei pazienti critici ha un ruolo determinante, al di là di altri marcatori come PCR o creatinina, che mantengono una correlazione indipendente con la mortalità.
I pazienti deceduti mostravano, infatti, valori più alti di PCR e NLR, con sensibili riduzioni di PLT e MPV, confermando una condizione infiammatoria e coagulativa compromessa.
Il PNI si conferma, pertanto, strumento predittivo indipendente di mortalità in Terapia Intensiva e il suo utilizzo può contribuire ad aiutare a identificare i pazienti ad alto rischio, pianificando precocemente interventi nutrizionali adeguati e personalizzati.


