La SIMG insegna la medicina pratica

Da anni si discute della natura fortemente teorica dei corsi di laurea in Medicina e Chirurgia del nostro Paese e dei corsi di specializzazione per diventare medici di medicina generale (mmg).
Anche se qualche passo in avanti è stato fatto, i nuovi medici si apprestano spesso a praticare la professione senza saper svolgere le più banali manualità, dal fare un prelievo ad auscultare in modo corretto il cuore sapendone interpretare i rumori e altro ancora.

Per sostenere i propri soci nella loro formazione, la Società Italiana di Medicina Generale e delle Cure Primarie ha da tempo fondato una Scuola di Alta Formazione, il cui obiettivo è:
– supportare i mmg nel loro percorso di Sviluppo Professionale Continuo
– preparare il primo nucleo di mmg orientati a svolgere mansioni di coordinatore delle forme associative
– strutturare percorsi per mmg interessati a particolari aree professionali.
A questa scuola si affiancherà presto la nuova Scuola di Medicina Pratica, il primo esperimento italiano in questa direzione.

«La novità assoluta di questa Scuola e del Laboratorio di Medicina di Simulazione», spiega Claudio Cricelli, presidente della SIMG, «è che essa nasce per volontà degli stessi mmg e con i fondi della SIMG stessa. Ciò significa che i medici hanno individuato delle carenze nella propria formazione e hanno deciso di colmarle da soli, consapevoli del fatto che università e corsi di specializzazione fanno il possibile, ma che alcune cose si possono imparare da soli. Abbiamo voluto dare il nostro contributo per migliorare l’assistenza agli assistiti».

Una novità importante, soprattutto in un momento storico in cui il mmg è in prima linea ad affrontare nuove sfide, dalla gestione dei pazienti cronici all’individuazione delle giuste prestazioni e necessità dei propri assistiti.
Mai come ora al mmg si richiede di agire da filtro tra i suoi assistiti e i medici di specialità, un filtro che richiede però di saper svolgere alcune semplici manovre e manualità.
Inoltre, il medico di base deve essere pronto a riconoscere i sintomi di una serie davvero ampia di patologie, che deve anche saper vedere nel corpo dell’assistito e individuare con la visita.

«Ecco perché la scuola sarà dotata di un laboratorio di simulazione con più di 20 manichini che sono in grado, grazie a dei software particolari, di mimare la quasi totalità delle condizioni patologiche che un mmg può trovarsi a riconoscere.
L’idea è insegnare l’abc della medicina ai giovani colleghi e non solo. A seconda dell’area di interesse si possono programmare i manichini per mimare problematiche cardiache, per esempio, così che i medici possano imparare ad auscultare il cuore e a individuare i segni di una patologia.
Ci sono medici che hanno l’interesse a eseguire un prelievo, ma nessuno ha mai fatto vedere loro come si fa: noi abbiamo delle braccia finte con un finto sistema circolatorio collegato a una sacca di liquido colorato e loro possono allenarsi a effettuare il prelievo.
Solo una volta allenati potranno provare sul paziente.
Grazie alla strumentazione in nostra dotazione potranno poi imparare a fare ecografie, per esempio, ma anche a ispezionare un orecchio per individuare otiti o altre affezioni o saper riconoscere i principali difetti del fondo dell’occhio».

Quindi, grazie alla Scuola e al Laboratorio di Medicina della Simulazione i medici iscritti alla SIMG potranno quindi allenarsi a effettuare diagnosi nelle più varie aree della medicina, oltre a imparare semplici manualità utili al momento della visita.
Un occhio di riguardo verrà dato anche alla gestione delle cronicità: «farsi carico di un paziente cronico significa sapere operare ad alta complessità, perché si tratta di pazienti con più patologie associate, che assumono 5 o 6 farmaci.

«Occorrono grandi conoscenze teoriche, organizzative e pratiche per svolgere questo compito con serietà», sottolinea Claudio Cricelli.
Per sostenere i mmg nel loro compito, presto la SIMG lancerà anche la prima rivista italiana dedicata alla cronicità: «i temi trattati saranno approfonditi e andranno considerati vere e proprie aree da studiare. Vogliamo che i nostri medici capiscano che studio teorico e pratico devono andare di pari passo se si vuole rispondere nella maniera adeguata alle sfide della medicina e lavorare bene con i propri pazienti», conclude Cricelli.

Stefania Somaré

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