Le RSA fra Covid-19 e PNNR, un’indagine di Ipsos per Ascom UMS

Il fornitore di soluzioni tecnologiche per la Sanità Ascom UMS ha commissionato all’istituto di ricerche Ipsos uno studio sulle sfide e le prospettive di cambiamento per le Residenze sanitarie assistenziali dopo l’emergenza pandemica e alla luce delle previste risorse in arrivo con il PNRR.

Integrando dati di fonti eterogenee – Istat, ministero per la Salute, CERGAS-Università Bocconi, Politecnico di Milano e GNPL, il Garante nazionale dei diritti delle persone private della libertà personale – Ipsos e Ascom UMS hanno ottenuto un’istantanea di un mondo articolato e complesso.

Un panorama disomogeneo

Caratterizzato da regole d’accesso e funzionamento diverse da regione a regione, sottodimensionato e sottofinanziato dal pubblico, il panorama delle Rsa consta di 3.300 strutture per 300 mila posti letto a beneficio di una maggioranza (54%) di pazienti over-85 non-autosufficienti nel 79% dei casi.

Al di là delle nude cifre, un’indagine qualitativa condotta attraverso interviste dirette a decision maker e altri esponenti ha permesso di mettere in luce alcune delle specifiche e scottanti problematiche che attanagliano le Rsa in questa fase storica di criticità e necessità di cambiamento. Si è qui tenuto conto di aspetti di tipo emotivo, pratico-organizzativo, economico e tecnologico.

Per quanto attiene ai primi, è stato inevitabile tornare a soffermarsi sul carico di stress patito da personale e pazienti nei momenti di picco della diffusione del virus. Oltre ai timori di contagio hanno pesato le difficoltà di reperimento iniziali dei Dpi e i relativi costi e quelle legate alla gestione dei positivi. Non ultimi, i concorsi che, a vantaggio degli ospedali, hanno sottratto alle Rsa medici e infermieri, operatori in genere.

Al tempo stesso questi ultimi hanno dovuto farsi carico di mansioni che in precedenza non sarebbero rientrate fra le loro prerogative tipiche, a cominciare dal monitoraggio dei parametri vitali degli ospiti. E senza contare, in ambito pratico-organizzativo, le ore-uomo destinate alla formazione sull’uso dei dispositivi di protezione; oppure alla sanificazione.

Cosa resterà nel next normal

Sul versante economico, la SARS-CoV-2 ha imposto «il ricorso a fondi accantonati per le emergenze» che «ha inciso pesantemente sui bilanci a causa dell’aumento del costo dei DPI e degli interventi di sanificazione».

Non solo: «L’assistenza individualizzata», ha fatto sapere Ascom UMS, «ha generato un aggravio nelle spese per il personale impiegato su vari fronti: distribuzione dei pasti, attività riabilitative, interventi sociali ed educativi, altri interventi di natura psicologica».

Poi, «a tutto questo si sono aggiunti i mancati guadagni per l’incidenza degli ospiti deceduti e per il venir meno delle nuove richieste di ingresso a causa del timore del rischio di contagio e della paura di non riuscire a fare visita ai rispettivi familiari una volta che questi erano stati accolti nelle RSA».

L’emergenza sanitaria ha tuttavia insegnato molto e il new normal o next normal schiude perciò orizzonti interessanti ai provider di tecnologie come Ascom UMS. Sono state preziose le soluzioni digitali abilitanti lo smart working, viatico per la continuità del lavoro in condizioni di sicurezza e quelle di videochiamata e telemedicina per la comunicazione coi pazienti e fra pazienti e famiglie.

Il futuro è hi-tech

L’hi-tech è destinata a restare centrale per il modello organizzativo e gestionale futuro delle Rsa, per esempio con una gestione automatizzata dei dosaggi e della distribuzione delle terapie, limitando sia i rischi di errore sia gli oneri a carico del personale infermieristico.

Telemedicina e tele-refertazione possono dare un contributo importante all’assistenza sicura del paziente; e ancor più efficace risulterebbe l’adozione di sensori non invasivi di rilevazione remota 24×7 dei parametri vitali, interconnessi con la cartella clinica elettronica.

Pronti a evolversi sono anche i già citati dispositivi di videochiamata, «verso l’utilizzo di sistemi multimediali che facilitino l’interazione tra il residente e la famiglia e rassicurino i congiunti anche a distanza». L’idea è quella di poter contare su «soluzioni con le quali i familiari possano vedere in tempo reale alcuni parametri di vita quotidiana dell’ospite, consultare la stessa cartella clinica informatizzata o guardare video caricati su un portale web e consultabili soltanto dai parenti».

Infine, per le visite in presenza si ipotizzano «spazi in cui familiari e ospite si possano incontrare in sicurezza o postazioni schermate munite di interfono consentirebbero di comunicare senza mettere a repentaglio la salute degli interlocutori».

Certo è che l’innovazione può giocare un ruolo di primo piano per conferire alle residenze sanitarie assistenziali un plus di efficienza ottimizzando, al contempo, i costi e i processi. Anzi, secondo Ascom UMS sono le stesse linee guida del PNRR a suggerire «un ridisegno organizzativo e strutturale delle RSA, che dovranno avvalersi della tecnologia (…) prevedendo un legame sempre più stretto tra assistenza e cura dentro le strutture e a livello domiciliare», agevolato dal digitale.

«Le RSA che nel next normal implementeranno queste innovazioni, cambiando pelle in base ai tanti spunti raccolti dall’indagine qualitativa», ha commentato il sales director di Ascom UMS Francesco Deventi, «riusciranno a imboccare quella strada verso la resilienza che purtroppo è mancata dinanzi alla crisi pandemica, ma che adesso è doveroso intraprendere».

Roberto Carminati

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