Liste d’attesa e costi: questi i limiti individuati da Pit Salute

I dati presentati dal XXI Rapporto PiT Salute parlano di tempi di attesa ancora troppo lunghi e costi eccessivi a carico del cittadino. Ecco due soluzioni: il nuovo piano sulle liste d’attesa e l’eliminazione dei superticket.Lo scorso dicembre sono stati presentati a Roma i risultati del XXI Rapporto PiT Salute di Cittadinanzattiva-Tribunale per i diritti del malato, intitolato “Tra attese e costi, il futuro della salute in gioco”.
Come ogni anno, i dati elaborati sono stati raccolti dalla sede nazionale di PiT Salute, dalle sedi del Tribunale per i diritti del malato diffuse lungo lo stivale e dai servizi PiT Salute locali.
A portare le informazioni, gli stessi cittadini, per un totale di 20.163 contatti tra il 1° gennaio e il 31 dicembre 2017.
Il Rapporto vuole dare visibilità al modo in cui i cittadini percepiscono la sanità e, puntualmente, la maggioranza delle segnalazioni non fanno che sottolineare carenze già note del nostro SSN, in primis le lunghe liste d’attesa e la spesa sostenuta dai singoli e dalle famiglie per accedere alle prestazioni. Fattori che non fanno che allontanare ulteriormente l’utenza dalla sanità.

Ticket troppo alti

Entriamo nel dettaglio dei risultati presentati, partendo dal tema che ha ricevuto maggiori segnalazioni nel 2017: i costi relativi al ticket per esami diagnostici e visite specialistiche.
Il 30,9% delle segnalazioni raccolte erano incentrate sul ticket, argomento “vincitore” anche della scorsa edizione del Rapporto, con il 33,8%.
Al secondo posto, la spesa per l’acquisto di farmaci con il 23,8% delle segnalazioni, in netto aumento rispetto al 19,4% dell’anno precedente. L’ultima voce a pesare particolarmente sulle tasche degli italiani è il costo delle prestazioni in regime di libera professione intramuraria, il lieve aumento rispetto allo scorso anno, con un 14,6% contro un 13%.La questione è pregnante, perché se un cittadino segnala che l’accesso a una prestazione gli è troppo onerosa da un punto di vista economico, è perché probabilmente non potrà affrontarla, o comunque dovrà scegliere quando farlo e quando rinunciare.
Ciò crea, all’interno di un sistema che si dice “pubblico”, una selezione all’ingresso che taglia fuori i soggetti con difficoltà economica e che, per varie ragioni, non hanno diritto a esenzioni o altri vantaggi.

C’è poi un’altra voce che, sebbene pesi meno in termini percentuali, è importante indagare in questa sede, perché riguarda il costo delle rette per la degenza in residenze sanitarie assistite, segnalata dal 7,9% dei partecipanti.

Bene, questo è un problema perché in una società che invecchia trovarsi a dover inserire un anziano in una di queste strutture può diventare un vero e proprio problema per la famiglia, che magari non può occuparsene direttamente. La questione va di pari passo con la segnalazione dei costi delle visite domiciliari, che dovrebbero potenziare la sanità territoriale: l’1,5% dei contributi si riferiscono a questo tema, con un aumento di 0,1%.

Infine, in una sanità che vorrebbe basarsi su Centri Hub esperti, non sempre di natura regionale, si evidenziano costi eccessivi per la mobilità sanitaria, che in taluni casi non consentono al paziente di accedere alle migliori cure per la propria patologia (5,3%, praticamente stabile rispetto al 5,4% dello scorso anno). Che cosa dice invece il Rapporto rispetto alle liste d’attesa?

Liste d’attesa

Ecco alcuni esempi segnalati dal Rapporto: 15 mesi per un intervento di cataratta; 13 mesi per una mammografia; 12 mesi per una risonanza magnetica; 10 mesi per una TAC e per una protesi di anca; 9 mesi per un ecodoppler. Ma non finisce qui.

I tempi d’attesa sono lunghi anche per le visite specialistiche, anche se con una lieve diminuzione, dal 39% odierno contro il 40,3% dello scorso anno. La questione è peggiore se ci si rivolge direttamente all’azienda ospedaliera, mentre migliora se si va all’Asl. In quest’ultimo caso si è osservato un netto miglioramento rispetto allo scorso anno, dal 37% al 29%, probabilmente per azioni di riorganizzazione delle aziende ospedaliere stesse. Lo stesso si può dire per gli esami diagnostici, migliorati del 4,8%.Le prestazioni più difficili da ottenere, secondo i cittadini, sono: visite oculistiche (19,7% contro il vecchio 15,6%); visite cardiologiche (13,2% contro 12,5%); visite oncologiche (9,9% contro il 7,8%); visite ortopediche (8,2% contro 6,3%). Da sottolineare che, nonostante le segnalazioni siano aumentate, nei fatti per molte di queste visite c’è stata una diminuzione nei mesi di attesa.

Le liste d’attesa per intervento chirurgico sono invece aumentate, tanto da essere segnalate da +1,9% rispetto allo scorso anno. Altro aspetto da evidenziare è l’aumento del 4,8% di segnalazioni per l’accesso a radioterapia e chemioterapia che, essendo pratiche salvavita, dovrebbero invece essere erogate in tempi rapidi. Se i cittadini segnalano mancanze nella fruizione di esami, visite e terapie in regime di solvenza, lo stesso accade anche per la tanto citata medicina territoriale.

Troppa burocrazia, costi elevati, scarsa attenzione…

Probabilmente anche a seguito del Decreto sull’appropriatezza terapeutica, la percentuale di cittadini che si è lamentata dei servizi territoriali è aumentata dell’1% rispetto allo scorso anno, attestandosi al 14,9%.

Che cosa lamentano soprattutto le segnalazioni? In primis proprio del medico di medicina generale (31,2%), per sottovalutazione di problemi, prescrizioni negate e anche per inadeguatezze organizzative. Al secondo posto, praticamente a pari merito, Assistenza residenziale e Riabilitazione, rispettivamente con il 15,4% e il 15,3%, mentre al terzo posto c’è Assistenza domiciliare, con il 14% delle segnalazioni.

A questo aspetto si unisce tutto ciò che riguarda la gestione dell’handicap, l’acquisizione delle invalidità, in cui la burocrazia la fa da padrona, allungando i tempi e rendendo difficile districarsi a molti. Anche se in diminuzione, questo aspetto pesa ancora su parecchi cittadini, costretti ad attendere anche 12 mesi prima di poter accedere ai vantaggi economici che la loro condizione, o quella dei loro cari, richiede. Anche la rivedibilità di accompagnamento è un problema per parecchi cittadini, soprattutto perché pare che aumentino i casi in cui non viene accordata.Il Rapporto è estremamente dettagliato per ancora molti aspetti dell’assistenza, come l’umanizzazione delle cure, la malpractise (in diminuzione), l’assistenza ospedaliera e le patologie rare. Ma le percentuali di segnalazione per queste voci sono basse.

Per concludere, riportiamo il commento di Tonino Aceti, coordinatore nazionale del Tribunale per i Diritti del Malato di Cittadinanzattiva: «l’equilibrio economico consolidato dal SSN e le difficoltà che ci segnalano i cittadini indicano chiaramente che la traiettoria delle politiche sanitarie pubbliche deve essere quella di garantire maggiore accessibilità ai servizi sanitari, riducendo tempi di attesa e costi legati soprattutto a livelli di ticket ampiamente superiori al costo di alcune prestazioni svolte in regime privato. Per questo chiediamo che Governo e Parlamento approvino con questa Legge di Bilancio l’abrogazione del Superticket, un balzello che ostacola l’accesso alle cure e che incide negativamente sui redditi delle famiglie e sulle casse del SSN.

Contemporaneamente chiediamo l’immediata approvazione del nuovo Piano Nazionale di Governo delle Liste di Attesa 2018-2020 trasmesso dal Ministero della Salute alla Conferenza delle Regioni. Inoltre, è prioritario dare finalmente risposte alle fragilità attuando in tutte le Regioni il Piano Nazionale della Cronicità approvato ormai due anni fa ma recepito solo da sette Regioni.Le disuguaglianze che attraversano il SSN devono essere contrastate. Invece, purtroppo, le proposte di autonomia differenziata avanzate da alcune Regioni, e che ora si trovano sul tavolo del Governo, vanno nella direzione esattamente opposta e rischiano, a quarant’anni dall’Istituzione del SSN, di mandare in soffitta i suoi principi fondanti come quelli della solidarietà e dell’equità».

Si ricorda che proprio Aceti ha partecipato come rappresentante di Cittadinanzattiva al tavolo di lavoro che ha dato i natali proprio al nuovo Piano Nazionale di Governo delle Liste d’Attesa che, almeno sulla carta, si ripropone proprio di uniformare gli accessi e garantire che i tempi massimi previsti dal Ministero siano rispettati.

Stefania Somaré

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