Nel Lazio un punto di riferimento per la neurochirurgia

Dopo anni di segnalazioni di Azione Parkinson Onlus e dell’Associazione Italiana Parkinsoniani è stato individuato presso il presidio Cto Andrea Alesini dell’Asl Roma C un centro regionale di riferimento per la neurochirurgia funzionale. Con atto amministrativo datato 9 giugno 2015 – Delibera 736-2015 – e firmato da Carlo Saitto, direttore generale dell’Asl Roma C, in risposta a una richiesta della Regione Lazio, si mette fine all’impasse che per anni ha negato ai pazienti laziali con Parkinson l’accesso alle cure specialistiche e la continuità di assistenza.
La stimolazione profonda è una terapia consolidata che prevede l’inserimento chirurgico di uno o più sottili elettrocateteri nel cervello. Gli impulsi elettrici inviati da un neurostimolatore interrompono o riducono molto i sintomi della malattia. Il generatore che alimenta il neurostimolatore può durare da tre a nove anni a seconda della stimolazione necessaria; quando va sostituito si riapre l’incisione in analgesia locale e si collega il nuovo generatore ai cateteri già impiantati. Questa tecnica è indirizzata al 5% circa dei pazienti, nei quali la terapia farmacologica non è più in grado di controllare i sintomi oppure induce gravi effetti collaterali. In Italia la stimolazione profonda cura circa 2.500 pazienti.
«Questa delibera è un importante risultato che speriamo metta fine al problema per cui tanti pazienti laziali negli ultimi 15 anni hanno sofferto la mancanza di cure neurochirurgiche. Siamo stati costretti a migrare in altre regioni per accedere all’intervento chirurgico per poi restare anche un anno senza stimolazione perché l’intervento di sostituzione del generatore era estremamente problematico dal punto di vista burocratico», dichiara Grazia Nardone, coordinatrice dell’Ufficio di Roma dell’Aip.
Da anni le due associazioni avevano presentato valutazioni oggettive e analitiche per una miglior gestione, efficienza e risparmio della Regione in ambito di trattamento chirurgico del Parkinson senza tuttavia ottenere alcun risultato concreto per i tanti pazienti in attesa. I due problemi principali sono sempre stati la difficoltà di accesso alla terapia chirurgica e la continuità di cura con le lunghe attese per la sostituzione del generatore.

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