Di fronte alle crescenti sfide che il sistema sanitario deve fronteggiare – dall’invecchiamento della popolazione alla crescente incidenza delle cronicità, dal ritardo nell’attuazione del DM 77/2022 alle lunghe liste di attesa – l’ospedale virtuale emerge come soluzione cruciale e sostenibile.
Il modello, ispirato al Mercy Virtual Care Center statunitense, attivo dal 2015, non è semplice telemedicina ma un’architettura complessa di cura che estende il monitoraggio ospedaliero al domicilio per evitare ricoveri costosi e inappropriati e garantire cure di prossimità.
In Italia, Viareggio è stata scelta come progetto pilota nazionale la cui attuazione potrebbe portare risparmi per il SSN quantificati in 2,64 miliardi di euro solo per i ricoveri evitati. Il progetto si articola in tre fasi, puntando alla piena operatività entro inizio 2026.
Il SSN è chiamato a confrontarsi con una serie di sfide sistemiche: un progressivo e costante invecchiamento demografico che porta con sé un aumento significativo della prevalenza di malattie croniche, difficoltà nella gestione delle liste d’attesa e un’assistenza territoriale che ancora stenta a decollare nonostante gli ingenti fondi messi a disposizione dal Pnrr, per dare piena attuazione al DM 77/2022.
In questo scenario di crescente pressione, gli asset tecnologico e digitale rappresentano la vera chiave di volta per la sostenibilità del sistema e, in questo solco, l’ospedale virtuale si colloca come una strategia cruciale e innovativa.
Non si tratta semplicemente di telemedicina, ma di un’architettura di cura complessa e strutturata che estende la capacità di monitoraggio di una struttura ospedaliera tradizionale al domicilio del paziente, garantendo continuità assistenziale h24 e 7/7.
L’ospedale virtuale si concretizza quindi come l’alternativa concreta e sostenibile a ricoveri ospedalieri costosi e spesso impropri, e una leva decisiva per garantire le cure di prossimità, in particolar modo ai pazienti fragili e anziani.
In Italia, la città di Viareggio, in provincia di Lucca, ha scelto di mettersi alla guida di questa rivoluzione, proponendosi come laboratorio nazionale d’innovazione civica e lanciando il primo progetto comunale con l’obiettivo di superare anche i ritardi nell’attuazione delle strutture di prossimità – Case e Ospedali di Comunità in primis – finanziate dal Pnrr. L’iniziativa ha l’ambizione di creare un sistema replicabile, capace di generare forti risparmi economici e migliorare radicalmente la qualità di vita dei cittadini.
Il modello: Mercy Virtual Care Center
Il concetto di ospedale virtuale trova le sue radici negli Usa, dove è stato sviluppato per la prima volta in modo organico con l’intento di ottimizzare i costi e migliorare la qualità delle cure. Il Mercy Virtual Care Center, operativo dall’autunno del 2015 a Chesterfield (Missouri) è diventato struttura capofila e modello al quale ispirarsi.
La struttura, costata circa 45 milioni di dollari, si estende su una superficie di 1.000 m2 ed è stata spesso descritta come “ospedale senza letti”. Al suo interno lavorano centinaia di professionisti tra medici, infermieri, farmacisti e specialisti IT che gestiscono migliaia di pazienti in remoto.
La sua forza non risiede nell’assistenza in presenza ma nel monitoraggio continuo e nella collaborazione clinica remota, attraverso una sofisticata strumentazione che include videoconferenze ad alta risoluzione e controllo in tempo reale di decina di migliaia di dispositivi.
Questa soluzione non solo supporta l’assistenza domiciliare dei pazienti cronici, ma fornisce anche un cruciale servizio di backup alle Terapie Intensive (tele-ICU) di ospedali collocati in diversi Stati Usa.
Il vantaggio economico è facilmente intuibile: considerando che un posto letto ospedaliero può costare fino a migliaia di dollari al giorno, queste risorse possono essere drasticamente ridotte attraverso un’efficiente gestione del paziente in remoto e l’ausilio dell’assistenza infermieristica a domicilio.
Stima economica e clinica in Italia
Traslato sul contesto italiano, il potenziale di risparmio è enorme. Gli studi che accompagnano il progetto di Viareggio stimano che ogni anno a livello nazionale si possano evitare fino a 527.050 ricoveri per malattie croniche.
Considerando un costo medio per ricovero di 5.000 euro, i risparmi potenziali per il SSN potrebbero ammontare a 2,64 miliardi di euro.
Nel caso della Regione Toscana, le stime indicano che il solo progetto pilota di Viareggio (cui dovrebbero seguire due strutture, a Como e Cosenza) potrà portare a un risparmio per il bilancio regionale di 211 milioni di euro.
Efficacia clinica: riduzione delle ospedalizzazioni
L’efficacia del modello di ospedale virtuale, però, non è solo economica, ma anzitutto clinica. Il telemonitoraggio continuo consente d’intercettare precocemente i segnali di peggioramento delle condizioni dei pazienti, soprattutto in quelli con insufficienza cardiaca, broncopneumopatia cronica ostruttiva o diabete.
Studi internazionali – come quelli condotti su esperienze di Hospital at Home – e domestici – come il progetto sperimentale dell’Asl Roma 2 – dimostrano che l’ospedale virtuale è in grado di migliorare significativamente gli outcome di salute.
Più in particolare, l’esperienza capitolina ha dimostrato che questo modello di cura ha favorito una riduzione degli accessi al Pronto Soccorso di oltre il 10%; una diminuzione dei tassi di riospedalizzazioni (entro 30 giorni dalla dimissione) di oltre il 10%; una netta riduzione delle giornate medie di degenza, liberando risorse per il sistema e posti letto cruciali per le acuzie.
L’assistenza no stop fornita dal team virtuale garantisce ai pazienti anziani e fragili maggiore sicurezza e percezione di cura costante, elementi che contribuiscono a ridurre lo stress e migliorare l’aderenza terapeutica.
Esempi europei da Regno Unito a Spagna
Il concetto di ospedale virtuale e il modello di cura a domicilio gestita da remoto sono realtà consolidate anche in Europa, spesso integrate nei sistemi sanitari nazionali. In Regno Unito, il concetto più diffuso è quello dei Virtual Wards – reparti virtuali.
Lanciato come strategia nazionale dal NHS britannico, il progetto si prefigge di fornire assistenza ospedaliera a casa, in particolare a pazienti che, pur necessitando di monitoraggio continuo, non richiedono l’alta intensità delle cure offerta dall’ospedale.
I Virtual Wards mirano a coprire 40-50 posti virtuali ogni 100.000 abitanti. Si tratta di un sistema basato sulla collaborazione tra l’ospedale, i servizi di telemedicina (come gli hub di monitoraggio a distanza) e le équipe di assistenza domiciliare. Il focus è sulla gestione di condizioni acute comuni a casa, liberando posti letto per i pazienti più gravi e accelerando le dimissioni protette. Un altro modello interessante è quello spagnolo: la Spagna è stata tra i Paesi pionieri nell’integrazione di servizi a domicilio.
La Hospitalización a Domicilio (HaD) combina visite infermieristiche e mediche in presenza con un monitoraggio remoto, specialmente per la gestione post chirurgica o l’ottimizzazione delle terapie per i pazienti cronici.
Sebbene non sempre definite esplicitamente come ospedale virtuale, queste modalità operative territoriali utilizzano i principi della telemedicina per mantenere l’autorità clinica centrale pur fornendo il servizio a distanza, puntando su una forte integrazione tra medici di base e specialisti ospedalieri.
Asl Roma 2: Curare@Casa
Un’esperienza pilota domestica di particolare interesse è quella di Curare@Casa, progetto promosso dall’Asl Roma 2 (Ospedale Sant’Eugenio), avviato in fase sperimentale in due presidi a fine 2021. L’iniziativa aveva dei precedenti e l’architettura generale era stata attivata già dal 2018. Inizialmente la sperimentazione si è concentrata su pazienti anziani fragili dimessi dall’ospedale e a rischio di riospedalizzazione, prima di essere estesa ad altre aree e raggiungere 80 posti letto virtuali.
A distanza di 4 anni il progetto è passato da una fase sperimentale a un modello operativo strutturale per l’assistenza territoriale, rappresentando un pilastro nell’approccio dell’ASL alla telemedicina, perfettamente integrato nella continuità assistenziale in particolare per pazienti fragili e cronici a rischio di riospedalizzazione.
Altresì, l’iniziativa rappresenta anche un importante volano per l’integrazione ospedale-territorio, in linea con quanto previsto dal DM 77, funzionando come strumento di collegamento tra competenza clinica ospedaliera, servizi domiciliari e medici di medicina generale, prevenendo gli accessi inappropriati al Pronto Soccorso e migliorando la qualità di vita dei pazienti curati a casa.
I diversi esempi citati confermano che il modello viareggino s’inserisce in una tendenza internazionale di riorganizzazione dell’assistenza sanitaria focalizzata sulla decentralizzazione digitale.
Pnrr e ritardo territoriale
Il progetto di ospedale virtuale acquista una valenza cruciale di fronte ai ritardi sull’attuazione della riforma dell’assistenza territoriale prevista dal Pnrr (Missione 6) fungendo da spinta all’integrazione e al coordinamento, elementi rispetto ai quali il SSN mostra ancora debolezze.
Al 30 giugno 2025, stando ai dati del monitoraggio Agenas, rispetto alle 1.723 Case della Comunità programmate, solo 660 (il 38%) risultavano attive con almeno un servizio operativo e appena 46 rispettavano pienamente gli standard previsti dal DM 77/2022 anche in termini di personale disponibile. Per quanto concerne gli Ospedali di Comunità, a fronte di 592 strutture previste solo 153 (il 26%) risultavano attive.
Al contrario, la quasi totalità delle Centrali Operative Territoriali risultava funzionante, superando il target Pnrr. L’ospedale virtuale di Viareggio s’inserisce dunque in questo vuoto, con l’obiettivo di agire come strumento d’integrazione digitale che può far funzionare i servizi territoriali – supportando le COT – anche laddove le strutture fisiche del Pnrr non sono ancora operative o pienamente efficienti.
Struttura operativa e centralità del coinvolgimento della rete territoriale
L’ospedale virtuale di Viareggio è stato concepito per affrontare le specificità del territorio della Versilia che, con sette Comuni e un unico ospedale, ha grande necessità di rafforzare l’assistenza di prossimità.
Il progetto si fonda su un’architettura tecnologica e logistica ben definita: la Centrale Operativa Cittadina di circa 1.000 m2 rappresenterà l’hub e sarà il cuore digitale dell’ospedale virtuale, da cui un team di specialisti coordinerà l’assistenza continua 24/7 mediante telemonitoraggio e teleassistenza. I pazienti saranno seguiti tramite videochiamate, chat, e-mail o applicazioni mobili per consultazioni mediche, prescrizioni e gestione delle malattie croniche.
A questo si affiancherà la rete di prossimità, con una serie di punti spoke: le farmacie territoriali diventeranno punti d’accesso diffusi, ospitando totem diagnostici che consentano ai cittadini di eseguire esami rapidi e controlli di base (es. parametri vitali, tele-ECG) in prossimità delle loro abitazioni, con dati trasmessi immediatamente alla Centrale Operativa.
Altresì, le risorse patrimoniali e logistiche del Comune saranno introdotte per offrire spazi comunali da adibire a centri servizi e coordinamento, favorendo il radicamento territoriale del progetto. L’obiettivo è duplice – come evidenziato da Duilio Francesconi, assessore comunale alla Sanità: «migliorare la qualità di vita di chi è fragile o cronico e prevenire le emergenze, evitando accessi impropri in Pronto Soccorso».
Tempi e fasi d’implementazione
Il progetto viareggino si sviluppa attraverso tre fasi cruciali ed è ora in fase attuativa e di pianificazione esecutiva. L’avvio dell’iniziativa, legata al finanziamento Pnrr, rende la timeline strettamente connessa alle milestone europee, la cui scadenza per l’uso dei fondi è fissata per fine 2026.
La prima fase infrastrutturale e logistica, già avviata, prevede l’identificazione e l’adeguamento degli spazi comunali che ospiteranno la Centrale Operativa Cittadina e i servizi periferici di coordinamento.
La seconda fase prevede l’acquisto dell’infrastruttura digitale (piattaforme software, sistemi di telemonitoraggio…), oltre a totem diagnostici per le farmacie e kit di telemedicina domiciliare. In parallelo, in questa fase sarà avviata la formazione del personale medico, infermieristico e IT, essenziale per garantire piena operatività del sistema.
L’ultima fase è quella di avvio operativo, con attivazione progressiva dei servizi di teleassistenza e telemonitoraggio, a partire dai pazienti cronici ad alta fragilità. Le previsioni più ottimistiche indicano piena funzionalità del sistema entro l’inizio del 2026, in linea con la necessità di rendicontare l’uso dei fondi Pnrr.
Giorgio Del Ghingaro, sindaco di Viareggio, ha confermato che la sinergia istituzionale con la Regione Toscana è fondamentale per garantire che le risorse Pnrr (Missioni 5 e 6) sostengano economicamente le finalità del progetto.
Vantaggi attesi per la comunità
Per pazienti e famiglie, l’ospedale virtuale si traduce in: accesso facilitato alla sanità, con tempi d’attesa ridotti e controlli più rapidi e vicino casa anche nei picchi di afflusso turistico in Versilia, che contribuiscono a un maggiore stress del sistema; supporto concreto a pazienti e caregiver, oltre a ribadire il concetto di domicilio come primo luogo di cura, in linea con quanto previsto dal DM 77/2022, riducendo altresì il carico su ospedali e Pronto Soccorso.
Verso una sanità più flessibile e inclusiva
Il progetto di ospedale virtuale, replicabile in ogni territorio, pone le basi per una sanità più inclusiva e democratica, dove distanza geografica e difficoltà organizzative non sono più una barriera per l’accesso alle cure. Il successo del progetto toscano farà da apripista per le successive implementazioni già previste a Como e Cosenza, dimostrando che la riconfigurazione digitale del SSN è la via maestra per la sua sostenibilità futura.



