Favorire la cura a domicilio dei grandi anziani con più di 80 anni, riducendo il rischio di perdita dell’autosufficienza e contrastando l’isolamento sociale attraverso la digitalizzazione. È questo l’obiettivo cardine del Progetto Grandi Anziani promosso da Agenas, che ha selezionato 58 proposte progettuali (su 146 domande pervenute) per l’ammissione a un finanziamento complessivo di 150 milioni di euro a valere dai fondi del Pnrr.
La vera sfida macroeconomica e organizzativa di questo provvedimento risiede nel tentativo di scardinare il modello ospedalo-centrico, anticipando il bisogno di salute prima che questo si trasformi in un accesso improprio al pronto soccorso.
La sperimentazione, della durata di 18 mesi, prevede un costo standard pro capite di 2.458 euro e si rivolge a una platea di circa 60.000 assistiti affetti da almeno una patologia cronica, escludendo i soggetti già inseriti nei programmi di Assistenza Domiciliare Integrata.
L’iniziativa punta così a colmare quel gap di fragilità sommersa che spesso sfugge ai canali tradizionali, focalizzandosi sulla prevenzione del declino cognitivo e motorio e sul miglioramento dell’aderenza terapeutica.
«Stiamo costruendo un nuovo modello di sanità che punta innanzitutto a prendersi carico dei nostri grandi anziani fragili», ha dichiarato Angelo Tanese, direttore generale di Agenas. «Questi progetti dimostrano che oggi è possibile rendere la casa un luogo di cura. L’obiettivo è realizzare un vero e proprio salto in avanti del nostro Servizio Sanitario con una visione unitaria e di sistema».
Il nuovo assetto della governance territoriale
Sotto il profilo organizzativo, il bando Agenas delinea una chiara architettura di sistema. I 58 progetti approvati – aperti sia a enti pubblici che a strutture private accreditate – vedono una distribuzione geografica che rispecchia le densità di popolazione e i bisogni delle diverse macro-aree:
- Area Nord: 32 progetti per 24.937 pazienti target
- Area Centro: 13 progetti per 17.478 pazienti target
- Area Sud: 13 progetti per 17.585 pazienti target.
I criteri di selezione hanno premiato l’innovatività tecnologica, la sostenibilità post-sperimentazione, l’accessibilità domiciliare e la capacità di intercettare l’isolamento. L’aspetto più rilevante in termini di governance è la sinergia istituzionale. Le Regioni coordineranno l’implementazione dei progetti all’interno della rete delineata dal DM 77 (Case e Ospedali di Comunità), mentre alle Asl spetta il coordinamento operativo e il raccordo con i servizi sociosanitari esistenti, garantendo che i nuovi strumenti digitali dialoghino con le Centrali Operative Territoriali.
Le quattro esperienze benchmark sul territorio
L’Agenzia ha evidenziato quattro progetti pilota, rappresentativi delle diverse aree del Paese, che mostrano come la telemedicina possa essere declinata in base alle specificità demografiche e logistiche regionali:
– Area Nord (Liguria): il modello Oltre il tempo…, proposto dalla Regione Liguria (gruppo pilota iniziale di 300 utenti), risponde alla forte pressione demografica regionale digitalizzando l’assistenza tramite la Cartella a Casa, l’interoperabilità con le COT e un kit domiciliare (tablet facilitato, saturimetro e sfigmomanometro bluetooth, oltre a un promemoria per le terapie). Fulcro operativo sono gli infermieri di famiglia e comunità, affiancati da medici di medicina generale e volontari. Gli interventi puntano a stratificare la fragilità e si articolano attraverso tre direttrici: prevenzione del deterioramento cognitivo, contrasto all’isolamento sociale e aderenza terapeutica, obiettivo perseguito anche attraverso il riconfezionamento personalizzato dei farmaci per i pazienti in politerapia.
– Area Centro (Lazio): il progetto V.I.V.A.NET, sviluppato dall’Università degli Studi di Roma Tor Vergata, coinvolge circa 4.700 over 80 dell’area metropolitana di Roma. L’elemento caratterizzante è l’integrazione del programma di Monitoraggio Attivo Territoriale Viva gli Anziani! con un’infrastruttura di Advanced Analytics. Questo sistema consente una stratificazione dinamica della fragilità biopsicosociale e, sfruttando l’analisi predittiva dei dati reali, punta a ridurre l’isolamento, prevenire gli errori terapeutici e abbattere il tasso di ospedalizzazione.
– Area Sud (Campania): il progetto Golden Study, promosso dall’Università degli Studi Federico II di Napoli per 5.000 grandi anziani della Città Metropolitana, poggia sulla piattaforma tecnologica regionale Sinfonia Grandi Anziani. L’obiettivo è strutturare una rete stabile e interconnessa che colleghi digitalmente Asl, medici di medicina generale, farmacie del territorio e ordini professionali, configurando la telemedicina non come una prestazione isolata, ma come uno standard organizzativo attivo e integrato nei percorsi di cura.
– Isole (Sardegna): il modello A Kent’annos in Salude, sviluppato da Ares Sardegna per oltre 1.400 residenti di età compresa tra 80 e 90 anni, affronta direttamente il problema della dispersione territoriale interna. Il progetto attiva équipe multiprofessionali che collegano Case della Comunità, medici di medicina generale e terzo settore tramite l’infrastruttura regionale di telemedicina per televisite e telemonitoraggio. L’uso di strumenti digitali adattivi permette il mantenimento delle funzioni cognitivo-motorie attraverso una precoce e proattiva individuazione dei bisogni dell’assistito direttamente al proprio domicilio.


