Roadmap GISE per la cardiologia interventistica

Lo scorso 3 maggio si è tenuto l’annuale evento ThinkHeart della Società Italiana di Cardiologia Interventistica (GISE), dedicato quest’anno al “patient focus”, ossia a come mettere il paziente al centro di un processo etico, clinico e organizzativo.

L’evento è stato anche un’occasione per presentare l’ultima Roadmap, pubblicata sull’ultimo supplemento GIC, esito del confronto del GISE con le istituzioni sanitarie nazionali e regionali.
Nel 2018 il GISE aveva stabilito di focalizzare l’attenzione su 4 tecniche riconosciute dalle evidenze scientifiche come sicure ed efficaci, in altre parole come il gold standard per affrontare alcune patologie:

  • trattamento trans-catetere della stenosi valvolare aortica
  • riparazione percutanea della valvola mitrale
  • prevenzione dell’ictus cardio-embolico nei pazienti con fibrillazione atriale (FA) non valvolare
  • ottimizzazione della rivascolarizzazione coronarica.

Per ciascuno di questi ambiti il GISE ha affrontato diversi aspetti, per trovare soluzioni che superino le barriere ancora esistenti in Italia che ne ostacolano la diffusione: il profilo clinico e l’impatto economico della patologia; le possibili strategie di trattamento; le attuali barriere cliniche, organizzative e gestionali per l’accesso alle cure sul territorio nazionale; le possibili soluzioni per il superamento di suddette barriere.

Ecco alcune delle soluzioni proposte.
Per quanto riguarda la TAVI, il GISE suggerisce anzitutto di:

  • favorire la diffusione delle linee guida del Ministero della Salute sulla codifica delle procedure data la ripartenza del progetto DGR.it dell’Istituto Superiore di Sanità, azione che dovrebbe ovviare agli ostacoli di natura finanziaria;
  • diffondere le nuove linee guida del GISE sull’uso della metodica, così da affiancare gli specialisti nei centri che la utilizzano o che vogliono implementarla;
  • accreditamento del GISE con Agenas, in particolare al Tavolo per l’Innovazione del Programma Nazionale di Health Tecnology Assessment e la Commissione Aggiornamento Nazionale LEA, in entrambi i casi per fornire un contributo dal punto di vista tecnico e scientifico.

Per quanto riguarda la riparazione della valvola mitralica, GISE ha da tempo allestito il Progetto Giotto, che coinvolge 22 centri ospedalieri e intende valutare l’efficacia della tecnica su un elevato numero di pazienti.

Oltre a ciò, la Società suggerisce che si favorisca la diffusione della tecnica sia adottando le linee guida per la codifica delle procedure, come per la TAVI, sia cercando di uniformare i costi a livello nazionale. Altri aspetti essenziali sono la formazione, anche sfruttando canali digitali, e la creazione di una rete affinché vi sia uno scambio proficuo tra i diversi specialisti.

Quanto alla tecnica LAAO, si deve: prevedere un rimborso adeguato alle strutture che la utilizzano, anche tramite la definizione di un DGR dedicato; definire un efficiente percorso per il paziente con fibrillazione atriale, fatto anche di formazione degli specialisti, campagne di educazione per i pazienti stessi e così via… così da permettere un migliore indirizzamento dei pazienti indicati alla LAAO, sia dal territorio all’ospedale che tra i diversi reparti ospedalieri; consentire a GISE di collaborare in veste ufficiale con varie realtà, come l’Osservatorio Ictus Italia, Agenas e AIFA.

Roadmap del GISE per la cardiologia interventistica
Giuseppe Tarantini

Infine, anche per quanto riguarda la tecnica diagnostica FFR, occorre stabilire rimborsi adeguati tramite l’istituzione di un DRG apposito, ma anche favorirne la diffusione con il PNE e individuare alcuni centri che possano diventare formatori per i diversi specialisti che volessero apprendere la tecnica.

Questi sono solo alcuni degli spunti forniti da GISE nel suo documento per favorire la diffusione di queste tecniche, che nonostante gli sforzi restano ancora poco usate in Italia, mentre lo sono ampiamente tanto in Francia quanto in Germania.

Giuseppe Tarantini, presidente GISE, ha dichiarato: «abbiamo bisogno di un processo di governance per la valutazione e l’introduzione delle nuove tecnologie, in modo da garantire tempestività e trasparenza.

Alle istituzioni coinvolte chiediamo azioni correttive, per garantire agli italiani l’accesso equo e appropriato alle terapie che rappresentano lo standard di cura».

Stefania Somaré

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