Studio sull’engagement dei pazienti

L’Università Cattolica di Milano ha tra i suoi progetti uno studio continuativo, Engagement Monitor, il cui obiettivo è valutare l’impatto dell’engagement positivo del paziente nella sua qualità di vita, nell’aderenza terapeutica, ma anche sui costi sanitari e l’uso delle tecnologie sanitarie.
Qualche giorno fa sono stati presentati alcuni risultati dello studio, partendo dalle dichiarazioni di 3623 pazienti italiani, prevalentemente maschi (64%) e con età media 46 anni, e 70 caregiver familiari.

Il primo dato da tenere in considerazione è che 1 malato cronico su 2 lamenta una scarsa qualità di vita: un numero considerevole, se si pensa che sempre più la medicina non vuole solo curare, ma prendersi cura, unendo in più esperienze la parte sanitaria a quella sociale.
Il dato può però essere analizzato in modo più approfondito: si vede allora che i pazienti che lamentano la peggior qualità di vita i livelli di engagement, ovvero di partecipazione attiva ai percorsi di cura, sono molto scarsi.

Al contrario, 8 pazienti su 10 di coloro che riportano alti livelli di engagement dichiarano una qualità di vita più che buona. Percezioni personali a parte, un maggiore engagement ottiene anche migliori risultati clinici: solo il 23% di coloro che sono attivi hanno avuto un ricovero nell’ultimo anno, contro il 34% dei poco attivi.

Lo stesso si può dire per le giornate perse al lavoro 31% tra i primi, contro il 69% tra i secondi.
Ultimo, ma non meno importante, un ingaggio attivo nel percorso di cura consente di risparmiare soldi per le spese farmaceutiche.

I vantaggi sono notevoli anche per il rapporto tra paziente e curante.
Guendalina Graffigna, direttore di EngageMinds HUB, ha sottolineato: «si tratta di un quadro che merita attenzione e che ribadisce il valore clinico e organizzativo della valutazione del patient engagement, anche al fine di orientare iniziative davvero atte a sostenere il benessere e il protagonismo dei cittadini e dei loro familiari nella gestione della malattia e della cura».

Il progetto è condotto e coordinato dal Centro di Ricerca dell’Università Cattolica EngageMinds HUB, insieme a 20 associazioni di pazienti, famigliari e volontari.

Stefania Somaré

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