Nell’emergenza-urgenza territoriale la fase decisionale preospedaliera rappresenta uno snodo cruciale per l’esito clinico del paziente. È in questi primi minuti che si gioca gran parte dell’efficacia dei percorsi di cura, soprattutto per le patologie tempo-dipendenti – dal trauma maggiore all’arresto cardiaco, dall’ictus all’infarto, fino alle emergenze neonatali e pediatriche – in cui la finestra terapeutica è spesso limitata alle prime ore dall’evento.
La complessità del soccorso sul territorio nasce dall’intreccio di variabili cliniche, logistiche e comunicative: la necessità d’intercettare rapidamente l’evento, scegliere il luogo di cura più appropriato, coordinare attori diversi (mezzi di soccorso, centrali operative, ospedali hub e spoke) e gestire informazioni che non sempre arrivano in modo strutturato o completo.
In questo contesto, le tecnologie digitali e l’intelligenza artificiale stanno progressivamente assumendo un ruolo di supporto strategico che probabilmente si concretizzerà appieno nei prossimi anni. Ne abbiamo parlato con Maria Grazia Bocci, direttore Terapia Intensiva e Anestesiologia delle Malattie Infettive con decennale esperienza nell’emergenza e nelle reti tempo-dipendenti.

Le sfide della decisione preospedaliera
La gestione dell’emergenza-urgenza sul territorio si confronta quotidianamente con una serie di sfide strutturali e operative che rendono la fase preospedaliera uno dei momenti più delicati dell’intero percorso di cura. La prima, fondamentale, riguarda il tempo.
«La maggior parte degli interventi di soccorso extra-ospedaliero coinvolge patologie tempo-dipendenti, in cui la rapidità dell’azione incide in modo determinante sulla prognosi: dal trauma maggiore all’arresto cardiaco, dall’ictus all’infarto miocardico, fino alle emergenze neonatali e pediatriche. In questi casi, la finestra terapeutica è spesso ristretta alle prime ore – talvolta ai primi minuti – e ogni ritardo può tradursi in un peggioramento significativo dell’esito clinico», esordisce Maria Grazia Bocci. Accanto alla tempestività, emerge la complessità della scelta del posto giusto in cui portare il paziente.
«Il soccorso territoriale non si limita a garantire un trasporto rapido, ma deve individuare la struttura più appropriata in base alla gravità clinica, alla tipologia di evento, alla disponibilità di risorse specialistiche e alla rete ospedaliera di riferimento. Questa decisione avviene all’interno di un sistema comunicativo articolato che coinvolge gli equipaggi sul territorio, le centrali operative del 118 e gli ospedali di diverso livello, in un continuo scambio di informazioni che deve essere rapido, accurato e coerente».
Un’ulteriore criticità riguarda la qualità dell’informazione che viene raccolta e trasmessa. In fase preospedaliera i dati sono spesso parziali, frammentati o influenzati da fattori umani ed emotivi.
«La comunicazione può risultare rumorosa, con il rischio di fraintendimenti o di una rappresentazione imprecisa dello scenario clinico reale. A ciò si aggiunge l’elevata imprevedibilità di molte situazioni di emergenza: eventi complessi, incidenti con più vittime, condizioni ambientali avverse o catastrofi naturali possono modificare rapidamente il quadro operativo, rendendo difficile una pianificazione ottimale del soccorso».
Le tecnologie già operative
Se l’intelligenza artificiale rappresenta ancora in larga parte una prospettiva in evoluzione per il soccorso extra-ospedaliero, va sottolineato come l’emergenza territoriale utilizzi da tempo un insieme articolato di tecnologie digitali che hanno già modificato in modo significativo l’organizzazione e la qualità dell’assistenza.
«Il primo ambito d’applicazione, storicamente più consolidato, è quello della telemedicina. La possibilità di rilevare parametri clinici attraverso dispositivi dedicati e trasmetterli in tempo reale alle strutture ospedaliere ha consentito di ridurre l’incertezza decisionale e anticipare l’attivazione dei percorsi assistenziali. Un esempio emblematico è la trasmissione del tracciato elettrocardiografico dal territorio, oggi pratica standard in molte realtà, che permette d’identificare precocemente eventi cardiaci acuti e indirizzare il paziente verso il centro più appropriato».
Un secondo pilastro tecnologico riguarda la geolocalizzazione e il supporto logistico. Le centrali operative del Servizio 118 dispongono di sistemi avanzati di monitoraggio dei mezzi di soccorso, in grado di visualizzare in tempo reale la loro posizione, valutare le condizioni della viabilità e individuare i percorsi più rapidi ed efficienti. Questi strumenti, pur non rientrando sempre nella definizione più stringente di intelligenza artificiale, costituiscono forme evolute di supporto decisionale che integrano dati dinamici e migliorano la gestione delle risorse sul territorio.
Parallelamente, si è sviluppata una rete sempre più strutturata di teleconsulti tra strutture ospedaliere, in particolare all’interno dei modelli hub&spoke. «La comunicazione tra pronto soccorso di primo e secondo livello avviene attraverso piattaforme digitali sicure che consentono la condivisione d’immagini, esami diagnostici e valutazioni cliniche, fino alla possibilità di effettuare vere e proprie visite a distanza. In questi contesti, la tecnologia non sostituisce la responsabilità clinica, ma amplia la capacità di collaborazione tra professionisti e accelera i processi decisionali».
Completano il quadro le piattaforme digitali di coordinamento e comunicazione, che stanno progressivamente migliorando la standardizzazione dei flussi informativi lungo la catena del soccorso. L’obiettivo comune di queste soluzioni è ridurre la perdita di informazioni, limitare le distorsioni comunicative e garantire che il dato raccolto sul territorio arrivi all’ospedale in modo fedele, tempestivo e utilizzabile.
Verso modelli predittivi nel preospedaliero
Su questa base tecnologica già consolidata si innestano le nuove prospettive offerte dall’intelligenza artificiale e dai sistemi predittivi, chiamati a fare un ulteriore salto di qualità nella gestione dell’emergenza preospedaliera. In questo contesto, la vera sfida diventa la capacità di intercettare precocemente l’evento, raccogliere il maggior numero possibile di dati significativi, integrarli in modo coerente e trasferirli lungo la filiera del soccorso mantenendo intatta la loro affidabilità.
È su questo equilibrio tra rapidità, accuratezza e capacità decisionale che si gioca oggi l’efficacia dell’emergenza territoriale ed è proprio qui che le nuove tecnologie e l’intelligenza artificiale iniziano a proporsi come strumenti di supporto strategico.
«Il contributo più promettente dell’IA riguarda la possibilità di affiancare l’operatore umano nella lettura e nell’interpretazione di scenari complessi. In fase preospedaliera, il personale sanitario è chiamato a integrare rapidamente dati numerici, informazioni cliniche, elementi visivi e fattori ambientali, spesso in condizioni di stress emotivo e operativo.
L’intelligenza artificiale, priva di condizionamenti emotivi, può supportare questo processo attraverso modelli di analisi in grado di correlare parametri eterogenei – dalla dinamica di un incidente stradale alle immagini del contesto, dalle condizioni meteo alla localizzazione geografica – contribuendo a stimare in modo più oggettivo la potenziale gravità dell’evento e a suggerire percorsi assistenziali appropriati».
Un ambito di sviluppo particolarmente rilevante è quello dei sistemi di allerta precoce e di rilevazione automatica degli eventi. L’integrazione di dati provenienti da satelliti, videocamere, sensori ambientali e, sempre più spesso, droni, consente di individuare incidenti o situazioni critiche in tempo reale, anticipando l’attivazione dei soccorsi. Allo stesso tempo, l’analisi storica e territoriale dei dati apre alla possibilità di identificare aree a maggiore rischio, supportando strategie preventive e una distribuzione più efficiente delle risorse.
Accanto alla dimensione predittiva, l’intelligenza artificiale trova applicazione anche nell’ottimizzazione logistica. Sistemi capaci di elaborare simultaneamente molteplici variabili possono contribuire a razionalizzare l’impiego dei mezzi e del personale, riducendo sprechi e sovraccarichi operativi, come dimostrano alcune esperienze sperimentali già avviate anche in Italia, tra cui quelle promosse dalla Croce Rossa Italiana.
Non meno rilevante è il ruolo delle tecnologie mobili e portatili. Droni e dispositivi indossabili permettono di portare sul luogo dell’evento strumenti diagnostici mirati, immagini in tempo reale e campioni biologici, senza la necessità di dotare ogni mezzo di soccorso di apparecchiature complesse e costose. In questo modo, l’IA e le moderne tecnologie diventano un moltiplicatore di capacità operative, rendendo più flessibile e sicuro l’intervento sul territorio.
Limiti attuali, sperimentazioni e ambiti di applicazione emergenti
Nonostante le potenzialità dell’intelligenza artificiale e dei sistemi avanzati di analisi dei dati, l’applicazione su larga scala nell’emergenza-urgenza preospedaliera incontra oggi limiti significativi, che ne rallentano l’adozione strutturata. Il primo riguarda la complessità stessa del contesto extra-ospedaliero.
«A differenza dell’ambiente intraospedaliero, dove i processi sono più standardizzati e i dati più facilmente codificabili, il territorio presenta un numero elevato di variabili difficili da modellizzare: condizioni ambientali, fattori meteorologici, dinamiche imprevedibili degli eventi, differenze geografiche e infrastrutturali. Un sistema predittivo costruito su un determinato contesto può perdere efficacia se applicato in uno scenario diverso, rendendo complessa la generalizzazione dei modelli».
Un secondo nodo critico riguarda la qualità, la protezione e la governance del dato. I sistemi di intelligenza artificiale necessitano di grandi quantità di informazioni affidabili, omogenee e sicure, ma nel soccorso territoriale il dato nasce spesso in modo frammentato e deve viaggiare da ambienti esterni verso reti sanitarie interne.
«La gestione di informazioni sanitarie sensibili pone problemi rilevanti di privacy, sicurezza informatica e responsabilità, che al momento non trovano ancora un quadro normativo pienamente definito. Questa incertezza rappresenta uno dei principali fattori di prudenza nell’implementazione di soluzioni IA in ambito preospedaliero. A ciò si aggiunge il tema della validazione clinica e operativa dei sistemi.
Costruire modelli predittivi affidabili richiede lunghi processi di test, verifica delle performance e adattamento a contesti differenti. Nel territorio, dove l’errore può avere conseguenze immediate e gravi, la soglia di accettabilità del rischio è particolarmente bassa, rendendo necessario un approccio graduale e fortemente controllato».
Innovazione promettente
Per queste ragioni, le esperienze oggi attive si collocano prevalentemente in una fase sperimentale. Tra gli ambiti più avanzati figurano l’impiego dei droni per il supporto al soccorso – dal trasporto di dispositivi salvavita come i defibrillatori automatici alla ricognizione rapida degli scenari – e l’utilizzo di tecnologie digitali per il coordinamento logistico e l’ottimizzazione delle risorse. Altre applicazioni riguardano la formazione e la simulazione, attraverso realtà virtuale, realtà aumentata e modelli digitali, dove l’intelligenza artificiale può essere testata in ambienti controllati senza impatto diretto sul paziente.
«Nel complesso, il quadro che emerge è quello di un’innovazione promettente ma ancora in transizione, in cui il passaggio dalla sperimentazione alla pratica quotidiana dipenderà dalla capacità di coniugare sviluppo tecnologico, solidità normativa e fiducia degli operatori. È su questo equilibrio che si giocherà la reale integrazione dell’intelligenza artificiale nell’emergenza territoriale dei prossimi anni».


