Total Lab Automation: automazione del laboratorio di Humanitas

In ambito sanitario la progettazione funzionale degli spazi persegue obiettivi di maggiore efficienza e sicurezza, ottimizzando i flussi e concorrendo, al contempo, a ridurre l’impatto ambientale.

Un valido esempio in tal senso è rappresentato dal progetto Total Lab Automation dell’Ospedale Irccs Istituto Clinico Humanitas di Rozzano (Milano), presentato nel corso del convegno AIIC 2025 ospitato a Napoli nel mese di giugno. Il suo project manager, Michele Gazzara, ingegnere clinico presso l’Humanitas ha ricevuto l’AIIC Award per il miglior progetto di categoria. Total Lab Automation si è focalizzato sulla rifunzionalizzazione del laboratorio di analisi cliniche di un ospedale di alta specializzazione, ovvero in un ripensamento più efficiente dell’utilizzo degli spazi introducendo l’automazione per le aree di Chimica Clinica, Immunochimica, Sieroproteine e Coagulazione. Grazie a Total Lab Automation, i macchinari eseguono operazioni a basso valore aggiunto, velocizzando e supportando le risorse umane e concorrendo a ridurre l’impatto ambientale, grazie a un’ottimizzazione nello smaltimento dei reflui.

La nascita del progetto e i suoi obiettivi

«Il progetto nasce da un’idea alla base di Humanitas, e cioè garantire cure e servizi all’altezza di standard di elevata qualità per i pazienti e al contempo semplificare e rendere più agevole il lavoro degli operatori», ha spiegato Michele Gazzara, ingegnere clinico presso l’Irccs Istituto Clinico Humanitas di Rozzano (Milano) e project manager di Total Lab Automation.

Michele Gazzara, ingegnere clinico presso l’Irccs Istituto Clinico Humanitas di Rozzano (Milano) e project manager di Total Lab Automation

L’iniziativa è stata avviata quindi con l’obiettivo di rinnovare il laboratorio nonostante ci fosse stato un recente aggiornamento tecnologico.

«Con questo progetto abbiamo deciso d’imprimere un cambiamento significativo in un’ottica più funzionale e armonica dei flussi operativi. Nel corso degli anni – dall’apertura di Humanitas nel 1996 – il laboratorio si è allargato progressivamente seguendo l’andamento della struttura che ormai è un ospedale multispecialistico di tipo universitario di grandi dimensioni».

«A questo si è aggiunta un’esigenza normativa di Regione Lombardia, il DGR 7044, che imponeva di rivedere l’organizzazione degli spazi. Dall’insieme di queste esigenze – la voglia d’inseguire standard di qualità sempre più elevati e i requisiti normativi richiesti nell’ottica di perfezionare la relazione alle cure – ha portato a un progetto che non è solo di produzione e automazione ma di revisione dei flussi e organizzazione degli spazi di laboratorio», ha sottolineato l’ing. Gazzara.

Dall’ideazione al perfezionamento garantendo l’operatività del laboratorio

Il progetto è stato implementato in tempi record: il cantiere è durato circa sette mesi, un periodo in cui il laboratorio non si è mai fermato, cui si sono aggiunti circa sei mesi per la fase progettuale.

«La sfida più grande del progetto è stata garantire la piena operatività del laboratorio in tutto il periodo di lavori con un cantiere in movimento, un’operazione resa possibile dal grande spirito di collaborazione degli operatori di laboratorio, che hanno mostrato grande spirito di adattamento in questa circostanza», ha sottolineato Gazzara, per quindi proseguire: «da un punto di vista logistico sono stati sfruttati gli spazi lasciati vuoti dall’anatomia patologica: avevamo una piastra laboratori che ospitava anatomia patologica e laboratorio di analisi cliniche. Sfruttando il trasferimento dell’Anatomia Patologica in un istituto dedicato, si sono liberati circa 400 mq che abbiamo deciso d’impiegare inizialmente come buffer creando dei laboratori temporanei e facendo via via ruotare le diverse specialità».

Il laboratorio di Humanitas ha difatti al suo interno tre specialità: Genetica, Microbiologia e Patologia Clinica Generale.

«Seguendo un percorso organizzato in step e trasferendo temporaneamente negli spazi dell’ex Anatomia Patologica una delle specialità, i lavori sono stati implementati per portare a termine il layout definitivo di ciascun’area».

Si è trattato di un progetto multidisciplinare che ha coinvolto non solo la parte tecnica ma diversi professionisti e operatori che si sono interfacciati con le complessità di un cantiere in itinere.

L’importanza di separare i flussi

Mantenere l’operatività del laboratorio e delle altre aree dell’ospedale è stato possibile separando i flussi. «Anche l’impianto aeraulico è stato di volta in volta chiuso e riaperto nelle aree di cantiere per evitare che venissero aspirate polveri e venissero trasportate in laboratorio. Senza dimenticare che, di volta in volta, sono stati compartimentati tutti i reparti con pareti a tenuta per impedire la contaminazione degli spazi e ridurre l’inquinamento acustico.

I lavori si sono protratti da settembre 2024 a marzo 2025, con la consegna delle chiavi dei laboratori e il completamento del collaudo della catena. Gli spazi interni erano però già stati riorganizzati, con i lavori civili conclusi a febbraio. L’avvio dell’automazione – con un significativo cambiamento del modo di lavorare – ha richiesto un periodo di training che si è concluso a fine marzo, dal momento che non si è trattato di un cambio meramente tecnico ma anche culturale».

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