L’emergenza sanitaria dei mesi scorsi ha evidenziato il ruolo della telemedicina come strumento per mantenere la relazione tra medici e pazienti e proseguire i percorsi terapeutici.
In uno studio del Dipartimento di Oftalmologia dello University of Pittsburgh Medical Center (Usa) e del Government Medical College and Hospital di Chandigarh (India) i ricercatori hanno valutato la qualità dell’implementazione del servizio di video-consultazione dei pazienti oculistici ambulatoriali, riportando anche il livello di accoglienza da parte dei pazienti stessi (Kalra G, Williams AM, Commiskey PW, et al. Incorporating Video Visits into Ophthalmology Practice: A Retrospective Analysis and Patient Survey to Assess Initial Experiences and Patient Acceptability at an Academic Eye Center [published online ahead of print, 2020 Jun 13]. Ophthalmol Ther. 2020;1-14. doi:10.1007/s40123-020-00269-3).

Lo studio, di carattere retrospettivo, si è basato sul 219 pazienti visitati tra il 18 marzo e il 27 aprile 2020, per un totale di 231 video-visite: queste sono state valutate per caratteristiche del paziente, diagnosi effettuata, gestione e risultati del follow-up.

Più della metà delle visite condotte è stata dettata da una fase acuta del disagio, per lo più legata a condizioni post-operatorie (9%), congiuntivite (7%) e cheratite (6%).
Molto spesso la visita si è conclusa con una prescrizione farmaceutica o con una rassicurazione, nei casi che non necessitavano di terapia.
L’8% dei pazienti è stato però rimandato a una visita di persona urgente: in questo senso, la video-visita può anche fungere da filtro per limitare solo ai casi davvero necessari una visita ambulatoriale.

Per quanto riguarda l’accoglienza da parte dei pazienti, testata anche chiedendo un feedback diretto, il 78% si è detto soddisfatto, al punto da dichiarare che potrebbe scegliere una video-visita anche in futuro.
Altri hanno evidenziato che, in assenza di questo servizio, avrebbero rimandato la visita al post pandemia, il che avrebbe potuto risultate in un ritardo diagnostico.
Lo studio evidenzia quindi come lo strumento della visita a distanza possa essere utile in ambito oftalmologico e divenire, in qualche modo, sistematico.

Stefania Somaré

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