Aneurisma aortico: un modello per prevedere quando è necessario operare

Si parla molto di ricerca traslazionale ma in Italia è spesso difficile renderla realtà. In Ismett Irccs – Istituto Mediterraneo per i Trapianti e Terapie ad Alta Specializzazione la traslazionalità delle ricerche è invece uno dei fattori più importanti, anche grazie alla collaborazione attiva con la Fondazione Ri.MED, centro di eccellenza per progetti di ricerca biotecnologica e biomedica ad alto contenuto tecnologico nato per volontà di Regione Sicilia, Università di Pittsburg e UPMC – University of Pittsburgh Medical Center. I ricercatori che lavorano per Ismett e Ri.MED possono quindi applicare le soluzioni da loro ideate sui pazienti dell’Ismett, possibilità che imprime una forte spinta alla ricerca stessa.
Ne sa qualcosa l’ingegner Salvatore Pasta della Fondazione Ri.MED, che ha ottenuto un finanziamento dal Ministero della Salute per sviluppare un modello computazionale in grado di affiancare il chirurgo nello scegliere se operare o meno il proprio paziente per aneurisma aortico, una malformazione asintomatica dell’arteria aorta che quando si manifesta può farlo in modo violento. Attualmente le indicazioni cliniche suggeriscono di operare quando il diametro dell’aneurisma si aggira intorno ai 4-5 cm, ma l’eterogeneità della patologia rende particolarmente complesso il processo decisionale di intervento. Di qui il modello computazionale ideato da Salvatore Pasta, che permette di identificare il grado di rischio dei pazienti.

Salvatore Pasta

«Al momento stiamo lavorando con i pazienti del neonato Centro Cuore di Ismett e con altri pazienti di altri dipartimenti, per un totale di circa 150 soggetti. Ognuno di loro viene sottoposto a Tac, ecografia, esami del sangue, questionari per conoscerne lo stile di vita, indagini genetiche associate alla malattia, moto del sangue nell’aorta. Per essere più precisi, l’abilità della nostra ricerca sta nel combinare parametri emodinamici predetti in modo non invasivo mediante un modello computazionale dell’aorta con dati epigenetici derivati da un prelievo di sangue, che sono associati all’indebolimento della parete aortica compromessa dalla presenza dell’aneurisma. Tutti i dati raccolti vengono quindi inseriti in un database che permetterà di supportare nella clinica la scelta del chirurgo: come un’intelligenza artificiale, infatti, il modello considera i dati computazionali ed epigenetici in ingresso per migliorare la sua efficienza predittiva e la capacità di distinguere un aneurisma aortico benigno da uno che necessita di intervento immediato. Si può infatti dire che il modello impara dalle esperienze passate, esattamente come un medico. Ecco perché è necessario aumentare il numero di soggetti coinvolti nella nostra ricerca, in modo da avere una popolazione rappresentativa di quella esterna all’ospedale. Puntiamo ad arrivare a 500 soggetti coinvolti». Successivamente si potrà correlare l’efficienza predittiva di questo supporto decisionale con la diagnosi adottata dal medico. In questo modo, i pazienti potranno beneficiare di un processo decisionale mirato, accurato e meno invasivo con una conseguente riallocazione delle risorse economiche impartite del sistema sanitario nazionale. Alla base del successo di questa ricerca c’è la collaborazione tra clinica e ricerca, ma anche la capacità dei professionisti che gravitano tra Ismett, UPMC e Ri.MED di dialogare tra loro e crescere insieme. Al momento questo modello computazionale è in attesa di essere brevettato: a dimostrazione che un ambiente favorevole può tradurre la ricerca non solo in vantaggi per i pazienti, ma anche in ritorni economici.

Stefania Somaré

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