Carcinoma tiroideo: nuove linee guida

Carcinoma tiroideo: nuove linee guidaIl carcinoma tiroideo colpisce il 5% dei pazienti con noduli tiroidei. Se si considera, però, che il 50% della popolazione ha noduli alla tiroide, si evince che questo è comunque il tumore più comune in endocrinologia.
Solo nel 2017 ci sono state 15.000 nuove diagnosi e si presuppone che entro il 2020 diventerà il secondo tumore più frequente nelle donne. Se il numero delle diagnosi cresce però è soprattutto perché le indagini diagnostiche consentono di individuare i tumori quando hanno dimensioni ancora non palpabili.

Per questo tumore, infatti, la prognosi è positiva nel 76% dei casi. Dato l’aumento dei numeri e le diagnosi precoci, occorre un riordino della materia, con nuove linee guida.

Su questo punto concordano le principali società scientifiche: Associazione Italiana della Tiroide (AIT), Associazione Medici Endocrinologi (AME), Società Italiana di Endocrinologia (SIE), Associazione Italiana Medici Nucleari (AIMN), Società Italiana Unitaria di Endocrino Chirurgia (SIUEC) e Società di Anatomia Patologica e di Diagnostica Citologica (SIAPEC).

Rinaldo Guglielmi, past president di AME, ha dichiarato: «l’esigenza di un documento unitario e condiviso è sentita da tutte le società scientifiche, date le incertezze operative che derivano dalle numerose linee guida internazionali».

Rinaldo Guglielmi

«Visto il carattere epidemico della malattia nodulare della tiroide nel nostro Paese, il documento permette di evitare di sottoporre inutilmente a indagini invasive la maggior parte dei pazienti con noduli che non presentano elementi di preoccupazione, senza trascurare la minoranza di soggetti che merita maggiore attenzione e che presenta, per esempio, noduli di dimensione maggiore, micro-calcificazioni e margini irregolari.

Oltre a identificare condizioni e caratteristiche che meritano maggiori approfondimenti diagnostici, sono stati analizzati gli approcci terapeutici più appropriati.

Per esempio, nel documento si raccomanda di procedere con interventi chirurgici meno estensivi e invasivi, confermando la nuova tendenza a prediligere la via conservativa. Tale approccio permette di ridurre il fabbisogno di terapia sostitutiva e si associa a minore insorgenza di complicanze metaboliche e anatomiche.
Inoltre, in assenza di caratteristiche allarmanti, si evita l’intervento quando l’analisi tra i costi e benefici per il paziente non è vantaggiosa, come nel caso di soggetti con malattie concomitanti e quindi ad alto rischio».

Le linee guida sono state pubblicate sul Journal of Endocrinological Investigation: Italian consensus on diagnosis and treatment of differentiated thyroid cancer: joint statements of six Italian societies. Pacini, F., Basolo, F., Bellantone, R. et al. J Endocrinol Invest (2018) 41: 849.

Stefania Somaré

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