Il paradosso della sanità curare l’uomo e ammalare il pianeta?

Il cambiamento climatico rappresenta una minaccia per la salute pubblica e riguarda direttamente anche il settore sanitario, responsabile di una quota significativa delle emissioni e del consumo di risorse. Questo articolo esamina i principali impatti ambientali del settore sanitario e le strategie per ridurli: efficienza energetica, mobilità sostenibile, digitalizzazione, appalti verdi, gestione dei rifiuti e adeguatezza clinica. Il caso della Lombardia dimostra come la governance e la collaborazione interdisciplinare possano favorire una transizione concreta verso un sistema sanitario più resiliente

Il cambiamento climatico non è più una minaccia futura, ma una crisi sanitaria sistemica in atto. Se da un lato l’Oms conferma che il clima sarà responsabile di almeno 250 mila decessi aggiuntivi ogni anno nel prossimo decennio, dall’altro emerge un paradosso insostenibile: il settore della salute è esso stesso tra i principali responsabili del degrado ambientale.
Se il sistema sanitario globale fosse una nazione, sarebbe il quinto emettitore di CO2 sul pianeta. Con una responsabilità del 4-5% delle emissioni globali (superando i settori dell’aviazione e della navigazione), la sanità è in una posizione eticamente scomoda. In contesti ad alto reddito, questa impronta climatica può arrivare a sfiorare il 10% del totale nazionale.

I numeri evidenziano criticità spesso ignorate. In primis, la produzione farmaceutica è estremamente energivora, con un’intensità di emissioni di 54 t di CO2 per milione di euro fatturato (valore del 50% superiore rispetto all’industria automobilistica).
In secondo luogo, la sanità è un mostro di consumi. Un singolo posto letto ospedaliero produce circa 13 kg di rifiuti al giorno. Vi si aggiunge la pressione crescente dei sistemi di refrigerazione, le cui emissioni sono destinate a quadruplicare entro il 2040 (Practice Greenhealth, 2021).
Infine, l’impatto si estende a un consumo idrico ed energetico massivo e all’uso di sostanze chimiche persistenti che contaminano gli ecosistemi locali.

Siamo reduci da anni di record termici che hanno visto la temperatura globale superare costantemente la soglia critica di 1,5 °C rispetto all’era preindustriale. In questo scenario, la resilienza climatica deve diventare parte integrante della strategia aziendale di ogni struttura sanitaria.
La sfida oggi è duplice: non basta più curare i pazienti che arrivano in corsia, è necessario decarbonizzare le cure per evitare che l’atto medico di oggi diventi causa di malattia domani. Integrare la sostenibilità non è più scelta etica opzionale, ma requisito operativo essenziale per garantire la salute pubblica nel XXI secolo.

Curare senza inquinare

Il cambiamento climatico non è più solo questione di ghiacciai che si sciolgono o innalzamento dei mari, è la più grave emergenza sanitaria dei nostri tempi (United Nations, 2024). Le ripercussioni sulla salute umana sono dirette, brutali e multiformi.
Le ondate di calore, sempre più frequenti e feroci, non si limitano a causare disidratazione, ma agiscono come detonatori per patologie croniche preesistenti, colpendo duramente il sistema cardiovascolare, respiratorio e renale (Watts et al., 2021).
Parallelamente, l’aria che respiriamo diventa veicolo di malattia: l’inquinamento atmosferico, esacerbato dal riscaldamento globale, è fattore determinante per l’aumento di asma, Bpco, ictus e infarti (Who, 2022). Tuttavia, l’impatto va oltre il visibile.

Gli eventi meteorologici estremi lasciano cicatrici profonde e invisibili nella mente di chi sopravvive: ansia, depressione e disturbi post traumatici da stress sono ombre durature di uragani e inondazioni (Hayes et al., 2018). Nel frattempo, il termometro globale riscrive la geografia delle infezioni.

Malattie un tempo confinate a specifiche latitudini, come malaria, dengue e malattia di Lyme, stanno colonizzando nuovi territori a causa dell’alterazione dei cicli stagionali (Cissé et al., 2022). A chiudere il cerchio è l’insicurezza alimentare e idrica, che minaccia le basi stesse della sopravvivenza attraverso malnutrizione e diffusione di malattie trasmesse dall’acqua come il colera (Fao, 2021).
In questo scenario, il servizio sanitario è sottoposto a una pressione senza precedenti. Non si tratta solo di curare, ma di adattarsi a nuovi modelli di malattia che colpiscono selettivamente i più fragili: gli anziani, vulnerabili allo stress termico, e i bambini, i cui polmoni in via di sviluppo subiscono i danni maggiori dello smog (Ipcc, 2022).

Responsabilità ambientale

Qui emerge la sfida cruciale: il settore sanitario, la cui missione è la vita, si scopre paradossalmente complice del degrado ambientale. È necessario abbracciare con urgenza il concetto di sviluppo sostenibile, inteso come capacità di rispondere ai bisogni di cura odierni senza compromettere la salute di chi verrà dopo di noi (United Nations, 1987). Questa non è solo questione di etica o di visione olistica della salute, ma straordinaria opportunità strategica.
La sostenibilità, applicata correttamente, è sinonimo di efficienza. Il caso del Nhs britannico è emblematico: le iniziative green hanno dimostrato di generare risparmi fino a 400 milioni di sterline annue (Nhe, 2020).

Oltre al risparmio economico, c’è un valore intangibile ma fondamentale: la reputazione e il senso di appartenenza. L’89% dei professionisti sanitari ritiene prioritario lavorare per un’organizzazione che dimostri impegno concreto verso il pianeta (Shah & Gustafsson, 2024). Integrare la sostenibilità nelle strategie cliniche e gestionali non è più un’opzione, ma l’unico modo per garantire che gli ospedali del futuro restino luoghi di reale guarigione.
Le strategie chiave per la sostenibilità nel settore includono in primo luogo gli investimenti in tecnologie pulite, ossia l’adozione di fonti di energia rinnovabile come solare, eolico e geotermico, l’implementazione di tecnologie ad alta efficienza energetica come illuminazione led e sistemi Hvac avanzati, oltre alla riqualificazione energetica degli edifici esistenti.

Queste misure mirano a ridurre significativamente emissioni di CO2 e costi operativi a lungo termine. In seconda istanza, l’ottimizzazione della catena di approvvigionamento che implica l’adozione di criteri di sostenibilità negli acquisti, la riduzione degli sprechi e la preferenza per fornitori e prodotti locali. Ciò include la selezione di fornitori con pratiche sostenibili, l’acquisto di prodotti a basso impatto ambientale e la riduzione degli imballaggi.

Ulteriore strategia comprende un’attenta valutazione nella scelta tra dispositivi medici monouso e dispositivi multiuso. È sempre indispensabile il prodotto monouso? L’analisi di quando la scelta del multiuso sterilizzabile non va a discapito della cura del paziente permette di ridurre in modo sostanziale il volume degli imballaggi. Inoltre, una gestione sostenibile dei rifiuti va presa in considerazione.

Comprende strategie per minimizzare la produzione di rifiuti, per la corretta raccolta differenziata, il riciclaggio e lo smaltimento sicuro di quelli pericolosi. Particolare attenzione è posta sull’uso di tecnologie di sterilizzazione alternative all’incenerimento per i rifiuti infettivi e sul compostaggio dei rifiuti organici, ove possibile.
Infine, la formazione e sensibilizzazione si concentrano sull’educazione continua del personale sulle pratiche sostenibili e sull’organizzazione di campagne di sensibilizzazione per pazienti e cittadini. L’obiettivo è creare una cultura della sostenibilità detro e intorno alle strutture sanitarie, promuovendo comportamenti responsabili a tutti i livelli.

L’implementazione integrata di questi piani mira a ridurre l’impatto ambientale della sanità, migliorando l’efficienza operativa. È un approccio olistico che riconosce l’interconnessione tra salute umana e salute ambientale, ossia la One Health (Iss, 2024), posizionando il nostro settore come leader nella lotta al cambiamento climatico.

Inoltre, l’approccio One Health passa anche da semplici azioni quotidiane, attuabili senza particolari problemi a costo zero ma con un impatto che, se esercitate in modo massivo, può contribuire efficacemente alla buona pratica di tale approccio: rendere obbligatorie le riunioni online per chi è fuori sede (evitando traffico, inquinamento, rischi incidenti e possibili conseguenze) e generando un surplus di ore utili inutilmente spese in spostamenti; aumentare l’offerta di specialisti ambulatoriali nelle case di comunità per aumentare la prossimità ed evitare all’utenza spostamenti in auto; nello sviluppo territoriale, scegliere il più possibile location già servite da mezzi pubblici.

La transizione verso una sanità sostenibile richiede una visione a lungo termine e un approccio integrato che coinvolga tutti i livelli dell’organizzazione, indipendentemente da profilo e ruolo professionale. Questa trasformazione sistemica non deve limitarsi all’adozione di singole iniziative ecologiche, ma dovrebbe ridefinire l’intera catena del valore sanitario: dalle decisioni strategiche del management alla gestione delle risorse, dalle procedure operative all’erogazione dei servizi assistenziali.
L’implementazione di un simile modello richiede il coinvolgimento attivo di tutto il personale sanitario e amministrativo, insieme a una forte leadership che sappia guidare il cambiamento culturale necessario per costruire un Ssn realmente sostenibile.

La creazione della Global Green and Healthy Hospitals (2026), comunità globale di ospedali, sistemi sanitari e organizzazioni professionali e accademiche che cercano di ridurre il proprio impatto e promuovere la salute ambientale può essere d’aiuto. La rete globale è presente in più di 80 Paesi e conta oltre 2.033 membri, tra questi 3 aziende sociosanitarie lombarde, un ospedale pubblico piemontese e un Irccs di diritto privato.
I membri usano l’innovazione per trasformare il settore sanitario e promuovere un futuro sano per le persone e il pianeta. Per garantire un futuro sano alle generazioni future, il nostro Servizio dev’essere non solo custode della salute delle persone, ma anche leader nella protezione del pianeta. Solo così potrà essere in grado di tutelare la salute e la vita, oggi e domani.

Sostenibilità ambientale delle strutture sanitarie in Lombardia

Con la Delibera di Giunta Regionale n. 6709 del 18/7/2022, Regione Lombardia ha coinvolto Asst e Ats in un piano straordinario per ridurre i consumi energetici, adottando le linee d’indirizzo per l’attuazione del “Programma Nuova Energia per il Welfare”, che mira a integrare i principi di sostenibilità nelle procedure di gara, ottimizzare l’us delle fonti energetiche, ridurre le emissioni di CO2 (anche in ambiti come le sale operatorie) e promuovere una cultura della sostenibilità e dell’economia circolare.

I risultati attesi includono risparmio energetico nelle strutture esistenti, riduzione di rifiuti sanitari pericolosi e dei gas anestetici più inquinanti, progettazione di edifici a ridotto impatto ambientale.
Il programma definisce un quadro organico d’intervento articolato in sette azioni strategiche che, attraverso le leve dell’efficienza energetica, del risparmio energetico e dell’uso di fonti rinnovabili, s’inserisce nel percorso di transizione energetica e decarbonizzazione intrapreso dalla Regione in coerenza con le politiche europee di contrasto ai cambiamenti climatici.

Le azioni previste includono: l’attivazione del tavolo regionale degli energy manager del welfare e della task force “Nuova Energia per il Welfare”; l’elaborazione di piani aziendali per la riduzione dei consumi energetici e delle emissioni climalteranti e inquinanti; l’adozione di sistemi di gestione dell’energia e della certificazione Iso 50001 da parte di aziende ed enti del welfare lombardo; lo sviluppo di programmi di acquisti aggregati orientati all’efficienza energetica e all’uso di fonti rinnovabili; l’istituzione del Centro Regionale per l’Energia del Welfare; l’attivazione di programmi strutturati di formazione e aggiornamento continuo; la promozione di modelli di economia circolare applicati al settore del welfare.

Le Asst delle Provincie di Bergamo (Asst Bergamo Est, Asst Papa Giovanni XXIII, Asst Bergamo Ovest) e della Provincia di Brescia (Asst Garda, Asst Franciacorta e Asst Spedali Civili, coordinate da Ats Brescia) hanno già istituito gruppi di lavoro dedicati alla sostenibilità ambientale (Green Team), promuovendo tavoli di confronto sulle seguenti aree d’intervento prioritarie, coerenti con le linee d’indirizzo regionali: energia elettrica (promuovere fonti rinnovabili ed efficienza energetica nelle strutture sanitarie); trasporti e mobilità (interventi su mobilità di personale e utenti); digitalizzazione e telemedicina (telemedicina e strumenti digitali per migliorare l’efficienza dei servizi e ridurre accessi evitabili); gas anestetici (anestetici a minore impatto e tecniche appropriate); farmaci (appropriatezza prescrittiva, deprescrizione e scelte terapeutiche a minore impatto); rifiuti (prevenzione, riuso ove possibile, raccolta differenziata e riciclo per una gestione sostenibile dei rifiuti sanitari); alimentazione (modelli di ristorazione orientati a diete sostenibili, prodotti locali e riduzione degli sprechi); misure contrattuali e procurement (acquisti secondo criteri ambientali e di economia circolare); formazione, informazione e sensibilizzazione del personale all’adozione di pratiche sostenibili; appropriatezza delle prestazioni di diagnosi e cura.

Conclusioni

Efficienza energetica, mobilità sostenibile, digitalizzazione appropriata, procurement responsabile, gestione dei rifiuti, uso razionale di farmaci e dispositivi, alimentazione sostenibile e contrasto alle prestazioni a basso valore sono leve concrete già disponibili. Molte di queste azioni generano co-benefici immediati, tra cui contenimento dei costi, riduzione degli sprechi, miglioramento organizzativo e maggiore attrattività delle istituzioni sanitarie.

Il caso della Regione Lombardia evidenzia come le politiche regionali possano svolgere una funzione abilitante, orientando aziende e professionisti attraverso indirizzi strategici, strumenti di governance, programmi formativi e reti collaborative. L’esperienza dei Green Team attivati in alcune Asst mostra che la transizione ecologica richiede sedi permanenti di coordinamento interdisciplinare, capaci di tradurre gli obiettivi generali in interventi operativi misurabili. Vanno, però, superati approcci episodici o simbolici.

La sostenibilità dev’essere integrata nei processi decisionali, nei sistemi di budgeting, negli indicatori di performance e nei percorsi clinico-assistenziali. Servono, altresì, sistemi informativi capaci di misurare consumi, emissioni ed esiti delle iniziative adottate, per orientare le scelte sulla base di evidenze. In conclusione, una sanità ambientalmente sostenibile non è solo una risposta alla crisi climatica, ma condizione per la resilienza futura del sistema.

Investire in questa trasformazione significa rafforzare capacità di cura, equità intergenerazionale e tutela della salute collettiva.

Bibliografia

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  19. Who (2024). Climate Change. Health Topics.

Autori:
Davide Croce, Università Cattaneo Liuc
Pietro Imbrogno, Asst Garda
Laura Chiappa, Regione Lombardia
Paolo Cogliati, Asst Bergamo Ovest
Matteo Stocco, Irccs Fondazione Ca’ Granda Ospedale Maggiore Policlinico, Milano
Alessandro Malingher, Asst Crema
Thomas Toso, Liuc Business School
Edoardo Croce, Università Cattaneo Liuc

Articolo tratto dal numero di giugno 2026 di Tecnica Ospedaliera

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