L’Hta non è più confinata al momento dell’acquisto, ossia come valutazione ex ante, ma diventa un processo dinamico, un compagno di viaggio che segue l’intero ciclo del paziente, monitorando l’efficacia delle cure nel mondo reale.
Proprio in questo contesto, nell’ambito del ruolo strategico del partenariato pubblico-privato, Paolo Petralia, vicepresidente Fiaso, già direttore generale dell’Asl 4 Liguria e direttore del plesso ospedaliero Villa Scassi di Genova, presenta Health+. Il progetto è una risposta concreta alla necessità di una governance sanitaria basata sulle evidenze, capace d’integrare i silos informativi tra ospedale e territorio per offrire una visione olistica del percorso di salute del cittadino.

Genesi di un modello: oltre il concetto di progetto pilota
Spesso progetti di questa natura vengono etichettati come semplici sperimentazioni locali. Tuttavia, Paolo Petralia chiarisce subito un aspetto fondamentale: Health+ non nasce da un’intuizione isolata, ma da un’imponente elaborazione teorica di respiro nazionale.
«È un modello che parte da un lavoro corale. L’ideazione e l’elaborazione sono frutto di un gruppo misto coordinato da Iqvia, che ha saputo mettere a sistema le competenze di quattro realtà scientifiche di primo piano: Fiaso, Sihta, Simm e Card».
Questo team multistakeholder, arricchito dal contributo accademico della prof.ssa Daniela D’Angela di Tor Vergata e dagli esperti Bonaretti e Zucca, ha prodotto un vero e proprio libro bianco concluso a inizio 2025. «Su quel documento si è quindi costruita l’ipotesi operativa proposta all’Asl 4 Liguria (oggi, nel post-riforma, Area 4 di Ats Liguria). L’attuazione nel corso del 2026 non sarà quindi solo l’applicazione di un progetto pilota, ma la validazione di un metodo di lavoro che ambisce a diventare standard nazionale».
Misurazione del valore
Il cuore di Health+ risiede nel passaggio dal monitoraggio delle prestazioni al monitoraggio dei percorsi. In un sistema tradizionale ci si limita a contare il numero di ricette o di esami erogati; Health+ guarda, invece, all’intero percorso di cura, dal sospetto diagnostico al follow-up, in un’ottica trasversale che abbracci diverse dimensioni. Per rendere questa visione operativa, Petralia ha citato cinque indicatori chiave (KPI) che devono guidare la valutazione:
- qualità di vita, necessaria a misurare quanto l’intervento sanitario incida realmente sul benessere quotidiano del paziente
- epidemiologia e stratificazione, indispensabili per analizzare la popolazione per target specifici, avendo contezza di chi si sta curando e con quali necessità
- monitoraggio dei costi, andando a ricomprendere in tale computo non solo i costi diretti (farmaci, ricoveri), ma anche quelli indiretti e sociali che gravano su famiglie e produttività
- Proms e Prems, ossia la voce del paziente: esiti riportati (Proms) ed esperienza vissuta (Prems) diventano dati clinici a tutti gli effetti
- efficacia di percorso, ossia la capacità di tenere il paziente all’interno di un flusso logistico strutturato e protetto, in grado di superare la frammentazione.
«In questo modo si mettono orizzontalmente in campo sia i percorsi terapeutici sia la modalità multistakeholder di esaminarli».
Il dato come real world evidence e il confronto internazionale
Un tema critico riguarda la discrepanza tra i dati dei trial clinici (randomizzati e controllati) e i dati real world (complessi e sporchi). Il problema centrale è che spesso si parla di centralità dei dati in assenza di due precondizioni imprescindibili al loro utilizzo: la qualità e l’interoperabilità degli stessi.
A Paolo Petralia chiediamo come Health+ intenda risolvere il problema della frammentazione dei flussi informativi, soprattutto in previsione di un monitoraggio continuo del percorso del paziente dalla diagnosi al follow-up che richiede una necessaria integrazione dei dati tra ospedale e territorio.
«Il nostro punto di partenza non è tanto un applicativo nell’uso dei dati quanto un metodo nella scelta degli indicatori. Oggi ci si scontra con una grande frammentazione sia dei criteri con cui parliamo di dati sia delle certificazioni dei software che sono abilitanti o abilitati a determinati livelli di sicurezza piuttosto che alla modalità reale di usarli, ovvero di potervi accedere, sia in termini di privacy. Tuttavia, Health+ ha fatto un passo in più: ha confrontato la situazione italiana con quella di Inghilterra, Danimarca, Germania, Francia, Spagna e Canada. Il risultato è stato illuminante: mentre l’Italia raccoglie dati in modo centralizzato e annuale, l’Inghilterra lavora in tempo reale, la Spagna ha una raccolta su base quadrimestrale. Queste differenze sono state riscontrate anche rispetto ai KPI e all’uso dei dati. È emerso, per esempio che solo la Danimarca usa i dati sistematicamente per orientare le scelte di politica sanitaria. In Italia, purtroppo, spesso i dati sono usati per la gestione delle emergenze e per la trasparenza, di rado per la pianificazione strategica o la ricerca. Questo evidenzia, da un lato, una disomogeneità nel metodo di raccolta, dall’altra un palese sottoutilizzo delle informazioni disponibili. Misurare nel modo giusto è la precondizione per accompagnare le decisioni amministrative e cliniche».
Molto più che procurement
Paolo Petralia contesta la visione riduzionistica del partenariato pubblico-privato come semplice strumento di procurement agevolato.
«Il partenariato con l’industria è necessario perché il mondo del privato è espressione di capacità manageriale, organizzativa e produttiva fondamentale per il sistema. Il partenariato pubblico-privato è un modo concreto di fare innovazione. In questo modello, l’industria non fornisce solo tecnologia, ma partecipa alla costruzione del metodo di monitoraggio, garantendo che le soluzioni siano all’avanguardia e scalabili».
Dalla visione analogica al pensiero digitale: la sfida della e-leadership
Far passare l’idea che Hta e monitoraggio continuo non siano solo burocrazia aggiuntiva ma strumenti di governance clinica è anzitutto un problema culturale con cui il sistema deve confrontarsi ed è proprio su questo punto che Petralia esprime un forte monito.
«La sfida del monitoraggio continuo non è un problema puramente tecnico, ma una questione di visione che coinvolge l’intero sistema. La difficoltà che abbiamo in primis come management è passare da una visione analogica a una visione digitale. Se il dato continua a essere inteso solo come adempimento burocratico aggiuntivo, flusso da garantire o raccolta di numeri da certificare, si trasforma inevitabilmente in aggravio e fatica ancillare. Al contrario, se si costruisce una vera e-leadership, il dato diventa strumento di pensiero.
Come collego delle sinapsi per arrivare a un ragionamento, allo stesso modo potrò farlo con uno strumento che mi mette a disposizione dei dati. Se l’informazione è fruibile in modo immediato, potrò vivere una dimensione d’interazione continua: il dato diventa un pensare digitale vero e proprio».
La vera sfida e la vera linea di demarcazione stanno nel modo in cui si guarda ai dati: peso amministrativo versus bussola per la decisione quotidiana.
IA e value based healthcare: l’orizzonte dell’esito
In questo contesto s’inserisce anche l’uso di algoritmi di IA, necessari per una fruizione immediata dei dati, in particolare i clinical decision support. Questi strumenti non sostituiscono il clinico o il manager, ma ne sostengono, supportano e ampliano la capacità d’analisi.
«A oggi non c’è Paese che gestisca appieno la programmazione con l’uso dinamico dei dati; vengono usati in modo statico o validativo. La vera sfida è decidere nell’immediato usando davvero i dati».
L’obiettivo finale è la value based healthcare. Per dare valore bisogna misurare, ma bisogna anche saper lavorare con la misura in mano. «Se chi fa l’architetto non ha il metro, diventa autoreferenziale. Noi che strumento abbiamo?».
Il passaggio dal pagamento per prestazione, che incentiva il “volume”, al pagamento per outcome (esito), che incentiva la salute, è la meta finale ma richiede come precondizione la disponibilità di dati interoperabili e di qualità.
Il 2026 e la sfida della cronicità
L’implementazione del progetto in una parte di Liguria nel 2026 focalizzerà l’attenzione su oncologia e medicina interna. «Si tratta di una scelta strategica: sono le aree dove la cronicità pesa maggiormente sulla sostenibilità del Ssn e dove l’invecchiamento della popolazione richiede risposte più strutturate». La Liguria, come bacino di riferimento più vecchio d’Europa, sarà lo stress test definitivo per questo modello. Il valore di Health+ sta dunque nel suo percorso: due anni di progettazione e confronto che ora diventano materiale fruibile per l’intero sistema. È una prospettiva che mette il monitoraggio al servizio della programmazione, tracciando la rotta per una sanità che non solo cura, ma si prende cura, misurando ogni passo verso l’efficacia.
Articolo tratto dal numero di giugno 2026 di Tecnica Ospedaliera