Aiom e lo stato dell’oncologia

Sono stati recentemente resi noti i dati de “Lo stato dell’Oncologia” 2019, dell’Associazione Italiana Oncologia Medica (Aiom). Ecco alcuni numeri:

  • le Oncologie attive in Italia sono 332;
  • il 78,9% di queste offre un sostegno psicologico ai pazienti e ai loro famigliari;
  • le Breast Unit diffuse lungo lo stivale sono 212, di cui 170 trattano più di 150 casi l’anno, la soglia minima stabilita a livello europeo;
  • sono 798 i PDTA approvati nel 78% delle strutture per incentivare una presa in carico multidisciplinare delle malattie oncologiche; questi PDTA sono focalizzati in particolare su tumori della mammella, colon-retto, polmone e prostata;
  • la sopravvivenza a 5 anni è in linea con la media europea, se non superiore: 63% delle donne e il 54% degli uomini.

Si tratta per lo più di dati positivi, anche se non mancano le criticità, prima tra tutte la disomogeneità tra regioni. Basti pensare che se mediamente il 65% delle Oncologie italiane offre assistenza domiciliare, una percentuale che già di per sé è troppo bassa, questa si abbassa al 52% nelle Regioni del Sud per salire al 70% in quelle del Nord.
Anche le Breast Unit sono distribuite a macchia di Leopardo, obbligando le donne di alcune Regioni a spostarsi per poter esser curate secondi gli standard internazionali: al Nord il 72% delle Oncologie (120) è dotato di un centro senologico, rispetto al 68% del Centro (57) e al 43% del Sud (35).

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Stefania Gori, presidente di Aiom e direttore del dipartimento oncologico, IRCCS Ospedale Sacro Cuore Don Calabria-Negrar

Stefania Gori, presidente di Aiom e direttore del dipartimento oncologico, IRCCS Ospedale Sacro Cuore Don Calabria-Negrar, ha sottolineato che «vanno superate le differenze territoriali nell’assistenza, che ancora oggi alimentano le liste di attesa e le migrazioni regionali, costringendo una significativa percentuale di pazienti a spostarsi dal proprio domicilio. La svolta è rappresentata dalla reale istituzione delle reti oncologiche regionali, attive solo in Lombardia, Piemonte e Valle D’Aosta, Veneto, Toscana, Umbria, Liguria, Puglia e nella Provincia autonoma di Trento. La concreta realizzazione di questi network consentirà di migliorare i livelli di appropriatezza e di risparmiare risorse da utilizzare per velocizzare l’accesso ai farmaci innovativi».

Un altro punto critico riguarda la diffusione delle nuove tecnologie in ambito oncologico e delle cure domiciliari palliative, due aspetti che permetterebbero di migliorare la qualità di vita dei pazienti e, nel contempo, di risparmiare risorse da investire in altri ambiti. Lo sottolinea il presidente eletto di Aiom, Giordano Beretta: «un’analisi economica internazionale, pubblicata sulla prestigiosa rivista scientifica ‘The Lancet Oncology’, ha evidenziato infatti che gli investimenti in apparecchiature radioterapiche non solo consentono il trattamento di un gran numero di pazienti, ma determinano anche vantaggi economici, tenendo conto delle risorse investite e delle vite salvate. Anche l’assistenza domiciliare, in particolare quella palliativa, è insufficiente in molte realtà, nonostante gli importanti risparmi che ne deriverebbero. È stato dimostrato che, se fosse assicurata un’adeguata assistenza domiciliare e palliativa, la degenza in ospedale si ridurrebbe da 20 a 4 giorni, con un risparmio di circa 2.000 euro a paziente».

Ultimo tema fondamentale è quello della prevenzione, ambito nel quale Fondazione Aiom è scesa in campo lo scorso anno con il progetto “Cancro, la prevenzione non si ferma dopo i 65 anni”, insieme a Senior Italia FederAnziani: rivolto agli over 65, il progetto vuole diffondere informazioni relative agli stili di vita come arma di prevenzione. Le prime 18 tappe, assicurano da AIOM, sono state un successo. Il progetto prosegue: sono infatti previsti in totale 50 incontri frontali nei centri anziani, con 50 corsi di ballo per favorire l’attività fisica e 50 corsi di cucina per insegnare le regole della corretta alimentazione.

Stefania Somaré

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