All.Can e la gestione del cancro

Un aspetto essenziale nella gestione del cancro e della spesa per la patologia oncologica consiste nel creare una vera alleanza tra tutti gli attori in gioco nella lotta a questa malattia, mettendo il paziente al centro e ideando strategie a lungo termine: un’alleanza sostenuta in 19 Paesi dalla coalizione All.Can. La sua “costola” italiana è stata presentata lo scorso 19 febbraio a Roma.

conferenza All.CanLa senatrice Emilia Grazia De Biasi, portavoce di All.Can Italia, ha spiegato che «All.Can vuole mettere i pazienti al centro delle proposte elaborate, creare sistemi di misurazione (accountability) per assicurare che l’allocazione delle risorse sia indirizzata solo alle esigenze del malato, investire nella generazione di dati che evidenzino le variazioni degli esiti e definiscano esattamente cosa è spreco, focalizzare la volontà politica per incorporare queste iniziative all’interno delle decisioni politiche elaborate a livello nazionale e internazionale».

In un recente incontro si è sottolineata l’importanza del ruolo dalle Reti di Oncologia regionali, ma anche quello delle strutture che trattano più casi, quelle più esperte insomma. SI è inoltre evidenziata l’esigenza di applicare in modo concreto i costi standard per evitare che il costo di un giorno di ricovero possa cambiare anche all’interno di uno stesso territorio.

Il numero di pazienti oncologici è infatti in aumento, in Europa e anche in Italia, dove sono aumentati di 7000 unità in 5 anni (2013-2018). Oggi sono 3 milioni e 400 mila le persone con patologia oncologica nel nostro Paese e tutte richiedono un percorso terapeutico che prosegua anche dopo la fase acuta della malattia, se così la si può definire.

I tumori sono patologie estremamente costose da curare: la sola spesa farmaceutica per questo ambito è cresciuta dal 2012 al 2017 di 2,7 miliardi di euro, arrivando a 5 miliardi l’anno. Una cifra che rappresenta solo il 25% di tutta la spesa oncologica, nella quale ricadono anche i costi sociali legati alla malattia. Come per ogni altra patologia ad alto impatto economico, anche per il cancro è dunque necessario trovare modalità e strategie per rendere il sistema sostenibile.

Un approccio più sistemico e uniforme alla patologia potrebbe fare molto e ciò include non solo l’adozione di PDTA condivisi, ma anche una maggiore diffusione delle Reti Oncologiche e un uso più razionale e motivato degli esami diagnostici che, secondo alcuni dati, avrebbero un sovra utilizzo del 15%. Quelli maggiormente a rischio di inappropriatezza sono gli esami genetici alla ricerca di marcatori: per fare un esempio, nel 2012 sono stati eseguiti 13 milioni di indagini per marcatori tumorali a fronte di 2 milioni e 300mila italiani che vivevano dopo la diagnosi. Lavorando su questi e altri aspetti si potrebbe risparmiare fino 3,8 miliardi di euro l’anno.

Stefania Somaré

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