Allo studio un pacemaker temporaneo

Una piattaforma che interpreta i mormorii del cuore

Ricercatori della Northwestern University, in Illinois (USA), in collaborazione con altri colleghi statunitensi afferenti a varie istituzioni, hanno sviluppato un pacemaker temporaneo biodegradabile pensato per ridurre il rischio di complicanze e infezioni legato all’intervento di impianto ed espianto (Choi, Y.S., Yin, R.T., Pfenniger, A. et al. Fully implantable and bioresorbable cardiac pacemakers without leads or batteries. Nat Biotechnol (2021). https://doi.org/10.1038/s41587-021-00948-x).

Si tratta di un elettrocatetere, un dispositivo senza fili dotato di una struttura compatta, che unisce in una sola cardiocapsula il generatore e gli elettrodi, che gli permette di essere del 90% più piccolo dei dispositivi tradizionali.
IL vantaggio di un elettrocatetere è di poter essere inserito direttamente nell’atrio destro tramite procedura transcatetere, passando dalla vena femorale.
In questo modo non sono necessari interventi chirurgici con incisioni del torace. Fin qui nessuna novità (l’elettrocatetere risale agli anni ’70). La novità sta nei materiali usati, che lo rendono completamente riassorbibile dal corpo: quando il pacemaker smette di funzionare viene metabolizzato.

I realizzatori del dispositivo hanno utilizzato magnesio, il copolimero acido poli(lattico-co-glicolico) PGLA e una nanomembrana di silicone. Per quanto riguarda le dimensioni, si parla di 1,6 cm x 1,5 cm x uno spessore di 0,25 mm. Dovendo agire da pacemaker temporaneo, è necessario che questo pacemaker duri il tempo necessario allo stato di salute del paziente: ecco quindi che il progetto prevede che, agendo sui materiali, si possa modificare la sua durata. Come ogni dispositivo wireless, anche questo viene comandato dall’esterno senza bisogno di fili o altro. Al momento questo dispositivo è ancora nelle sua prime fasi sperimentali: i ricercatori lo hanno testato su modelli animali di varie dimensioni, partendo dal topo per poi passare a ratto, coniglio e cane. I risultati ottenuto sono stati ottimi: il pacemaker biodegradabile è riuscito a regolarizzare il ritmo in ognuno di questi modelli, senza peraltro provocare infiammazioni o altre reazioni a livello tissutale.

Il passaggio successivo, anch’esso descritto nello studio, ha riguardato invece uno studio in vitro su modello umano, egualmente positivo. Mancano ancora molti passaggi prima di poter parlare di un dispositivo realmente utilizzabile in clinica, ma l’idea è certamente interessante: i pazienti che necessitano di un pacemaker temporaneo, infatti, potrebbero riceverlo senza bisogno di chirurgia e godere anche dell’assenza di una tasca esterna o similare per ospitare le parti esterne di un dispositivo tradizionale. Dagli studi preliminari questo pacemaker si disintegra completamente entro le 12 settimane dall’impianto, non lasciando più alcuna traccia, ma avendo nel frattempo aiutato il paziente a recuperare un ritmo cardiaco sano e regolare.

Stefania Somaré

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